“Conformismo & Politicamente corretto”
Come si distruggono scientificamente le nazioni
Negli anni ‘50, un sociologo di Harvard di nome Stanley Milgram condusse un esperimento per misurare il conformismo.
Funzionava così: un soggetto, messo in una cabina, sente due suoni in una cuffia e deve dire quale dei due è stato più prolungato. Ma prima di dare il suo giudizio, deve ascoltare quello di altre cinque persone che stanno in cinque altre cabine: persone che (il soggetto non lo sa) non esistono. Le altre cabine sono vuote, e da esse provengono varie frasi e giudizi registrati, che lo sperimentatore può modificare come vuole. Magari aggiungendoci risatine, mormorii indignati e giudizi maligni come commento alla risposta del soggetto.
Quale dei due suoni è più lungo? Dalle altre cabine vengono giudizi sbagliati. Ebbene: il soggetto – che darebbe la risposta giusta – tende a conformarsi ai giudizi sbagliati del gruppo.
In altre parole: l’uomo medio tende a diffidare delle proprie orecchie (e delle proprie opinioni) piuttosto che contraddire di continuo il resto del gruppo.
Però se veniva chiesto al soggetto di scrivere la risposta anzichè darla a voce, al microfono, facendolo cioè sapere al resto del gruppo (simulato), tendeva a dare un giudizio più indipendente e giusto…(è forse questo il motivo della discrepanza fra il “sentire” pubblico e il risultato delle elezioni??).
Se il soggetto sentiva che dalle altre cabine gli venivano rivolti commenti come «Chi ti credi di essere?», oppure: «Quante arie!», allora 75 soggetti su cento si precipitavano a modificare il loro giudizio (giusto) per conformarlo a quello (sbagliato) del gruppo. Più che la vergogna di dare un giudizio errato in minoranza, agiva il timore di passare per saccente. Per di più, accettavano la critica «Chi ti credi di essere» in silenzio.
Insomma, l’individuo che si conforma al gruppo fino a rinunciare alla propria convinzione di essere nel giusto teme, apparentemente, che «gli altri» gli rimproverino di essere migliore, più intelligente o più acuto. In poche parole, teme l’invidia sociale.
I soggetti, spiegarono nelle interviste successive, il motivo per cui avevano cambiato il loro giudizio dopo aver ascoltato quello degli altri:
«Nel mondo d’oggi non ti puoi permettere di stare troppo all’opposizione»;
«La vita moderna è fatta così: bisogna cercare di dar ragione agli altri»; o anche:
«Se cerchi di sottrarti scostandoti dal giudizio degli altri, te la fanno pagare».
Ed eravamo solo negli anni ’50. Deprimente?
L’uomo è tanto spasmodicamente bisognoso di «compagnia», da rinunciare a ciò che ha visto e sentito, e al proprio giudizio, pur di non essere escluso…è un “nostro tallone di Achille?”
Il potere sfrutta da sempre questa attitudine al conformismo, alla subordinazione verso le idee e situazioni vigenti..
Si deve riconoscere che questo insieme di meccanismi psicologici che è il conformismo, il timore del giudizio degli «altri», il sentire la pressione sociale degli altri e piegarvisi, è una costante, apparentemente invincibile, anche utile in tempi normali: Forse, senza questa inerzia non ci sarebbe una società stabile. E’ tuttavia grave in tempi di crisi, quando occorre abbandonare i «luoghi comuni» per esplorare la realtà nuova in modo inedito, recuperando l’indipendenza di giudizio a cui i più non sono abituati.
Fatto significativo: Milgram riuscì ad aumentare la frequenza e il grado dell’indipendenza dei soggetti facendo loro credere che i loro pareri sarebbero stati fondamentali per la costruzione di apparecchiature di controllo del traffico aereo. La responsabilità di vite umane induceva i soggetti a tener fermo nel loro giudizio, che sapevano giusto, contro quello falso degli «altri».
Dunque il conformismo sarebbe anche in qualche misura uno scarico di responsabilità, che il richiamo alla responsabilità può rettificare.
Oggi però, si deve lamentare la devastazione del buon conformismo, quello che – per esempio – obbligava anche i “miscredenti” ad onorare l’onestà, la povertà laboriosa, magari la castità, il sacrificio di sè ad un compito/lavoro/responsabilità o ai familiari. Ora è stato sostituito dal conformismo della «dissacrazione» di quel conformismo che “era cristiano”; e per tutti, comportarsi bene, responsabilmente, è più difficile. Morale, la società non è migliorata, anzi.
Lo diceva Simone Weil nel 1949: «La religione è stata proclamata cosa privata. Date le attuali abitudini mentali (il nuovo conformismo, ndr) non vuol dire che essa risiede nel segreto dell’anima; vuol dire che è oggetto di opinione, di gusto, di fantasia, qualcosa come la scelta di un partito politico o persino di una cravatta. Essendo divenuta cosa privata, perde il carattere obbligatorio riservato alle cose pubbliche, e quindi non possiede più un diritto incontestabile alla fedeltà... Così, non esiste nulla su cui la fedeltà possa fondarsi» “Tranne lo Stato”, aggiungeva Simone: ma era ancora uno Stato che poteva chiedere ad es. la fedeltà militare fino alla morte, ora da tempo dissipato/privatizzato – perché la distruzione del «buon» conformismo ha dissolto anche la legittimità degli Stati.
Simone Weil descriveva con quelle parole la situazione che oggi viviamo, tragicamente compiuta: una società dissociata, di insubordinati o meglio di sradicati, che negano fedeltà a tutte le autorità (per lo più a ragione), e però docilissima – come i cani di Pavlov – ai conformismi dettati dai media, dalla pubblicità, da «autorità» irresponsabili o malevole, perché fintamente popolari.
Perché la manipolazione delle masse, come abbiamo visto dall’11 settembre, è diventata una scienza esatta. Del resto, perché pensate che la sociologia americana si sia tanto dedicata a certi esperimenti? Credete forse che Milgram, col suo esperimento, mirasse a ridurre il conformismo sociale? Mirava ad accrescerlo, e a mettere a punto gli strumenti per suscitarlo a comando, onde metterli a disposizione del potere.
Adesso sono gli uomini medi a sorvegliare che le menzogne del potere siano rispettate, e non hanno bisogno di ordini per punire il non-conformismo.
Esempi? Israele sta eseguendo un genocidio contro i Palestinesi da anni, e nessuno sa niente; oppure la crisi finanziaria in cui ci si dibatte… Quante centinaia di persone, economisti in primo luogo, ma politici e governanti, giornalisti, e potenti in genere hanno sicuramente un’intelligenza e informazioni migliori di noi : il che significa che sapevano/sanno la verità, ma non l’hanno voluta vedere nè provvedere in tempo. Il loro difetto non è la mancanza di testa, ma di coraggio morale ed onestà.
Il che mostra che l’intelletto è una virtù del coraggio, della «fortezza» nel senso cristiano.
Come pare abbia detto a Paolo Guzzanti Eugenio Scalfari, fondatore, editore e direttore miliardario di Repubblica, «A noi la verità non interessa»…
Oggi sono troppi ad essere così.
La verità di cui tutti però ci ammaestrano, non è da «uno che la dice» come vangelo celeste, ma dallo stesso scambio intellettuale fra gente che non è sempre d’accordo su tutto, dalla polemica cordiale di chi sa – però – che l’altro sta cercando di dire la verità. Oggi si premedita la menzogna perchè il conformismo ci fa dire “ in fondo perché devo rischiare io?” Meglio stare a vedere come va”….
Ci dicevano che siamo la quinta potenza economica mondiale….ma nessuno ci dice che «I salari italiani sono tra i più bassi dell'area OCSE, del 16,5% sotto la media. Ci hanno detto però di avere “moderazione salariale” (Ciampi delle tre pensioni..) di essere “flessibili” che il posto fisso è finito (mai per chi lo dice) . In particolare, segnala il rapporto “Taxing wages” dell'organizzazione parigina, lo stipendio annuale netto, a parità di potere d'acquisto, del lavoratore medio in Italia nel 2009, è risultato pari a 22.027 dollari, contro i 26.385 dollari della media OCSE e i 28.454 dollari della UE a 15. Nella classifica generale l’Italia si colloca al ventritreesimo posto preceduta non solo da colossi come Stati Uniti (30.977 dollari), Francia (25.977 dollari) e Gran Bretagna (38.054 dollari), ma anche da Paesi come Spagna (25.339 dollari), Grecia (25.583 dollari) e Irlanda (31.897 dollari). Al primo posto brilla la Corea del Sud con 40.190 dollari...».
Già oggi il nostro salario è fra i più miseri del mondo sviluppato. Il coreano del Sud prende 40mila all’anno e noi quasi la metà, e gli comperiamo pure le loro auto KIA!! Perché costano poco e danno molto più delle “nostre” Fiat. Che, finanziata con soldi nostri fino a ieri, non si capisce come possa improvvisamente avere tanto denaro da potersi comprare altre aziende del settore…qualcuno che gliela abbia fatta la domanda? Non mi risulta.
Ci hanno tradito per mantenere la loro sedia, hanno venduto la nostra nazione, disincentivando, pagando i contadini per non lavorare, pagando le industrie per andarsene all’estero, evitando accuratamente di premiare chi valeva nelle università negli ospedali, nei centri di ricerca. Oggi chi pensa con fierezza di essere Italiano? Nessuno. Ci vergogniamo di essere Italiani. E siamo qui a incensare un’altra bufala che è il “nostro” risorgimento” la “nostra” Repubblica” . Ma di chi e di che?
Dei nuovi schiavi che siamo diventati per voler essere conformisti.
L’essere “Politicamente corretto”
Le radici marxiste
Il politicamente corretto non è altro che AIDS intellettuale. Ogni cosa che tocca, la contagia e poi la uccide. Nei campus dei college americani esso ha ridotto la libertà di espressione, alterato le valutazioni referenziarie, politicizzato le selezioni e sostituito l’integrità intellettuale con slogan insulsi. A scuola, classe dopo classe, i docenti trasmettono discorsi ideologicamente vuoti e ampollosi che gli studenti sono costretti a rigurgitare per avere un voto. Questi luoghi, e sono tanti, non sono più università ma tante piccole Coree del Nord coperte da un velo di snob.
Che cos’è allora il Politicamente Corretto?
Le persone “ politicamente corrette “ nei campus universitari, a dire il vero, non vogliono che voi conosciate la risposta a questa domanda. Perché? Perché il politicamente corretto non è altro che marxismo tradotto da termini economici in termini culturali. Le analogie sono ovvie.
Per prima cosa sia il marxismo economico classico che il marxismo culturale, cioè il politicamente corretto, sono ideologie totalitarie. Entrambi insistono su “verità” che sono contrarie alla natura e all’esperienza umana.
Contrariamente al marxismo economico, non ci sono cose come “società senza classi” o questioni di incentivi economici. Contrariamente al politicamente corretto, uomini e donne sono diversi, come lo sono i loro ruoli nella società; le razze e i gruppi etnici hanno specifiche caratteristiche e l’omosessualità è anormale. Siccome il solo modo nel quale la gente accetterà le “verità” degli ideologi è se vi saranno costretti, essi vi saranno obbligati dalla piena azione di potere dello stato se i marxisti dei due schieramenti lo controlleranno.
La seconda analogia è che sia il marxismo classico che il marxismo culturale adottano un “singolo fattore” per spiegare storia. Il marxismo classico sostiene che tutta la storia è stata determinata dalla proprietà dei mezzi di produzione. I marxisti culturali del politicamente corretto dicono che la storia è definita da quei gruppi, identificati per sesso, razza e normalità o anormalità sessuale, che hanno il potere sugli altri gruppi.
La terza analogia è che entrambi i tipi di marxismo definiscono alcuni gruppi come buoni e altri come cattivi a priori, senza considerazione per l’effettivo comportamento degli individui. Così il marxismo economico definì operai e contadini come buoni e quelli appartenenti alla classe media come cattivi. Il marxismo culturale definisce i neri, gli ispanici, le femministe, gli omosessuali e alcune altre minoranze come buoni mentre i bianchi sono i cattivi. Il politicamente corretto non riconosce l’esistenza di donne non femministe e considera i neri che rifiutano questa ideologia come bianchi.
La quarta analogia sta nei mezzi: l'esproprio. I marxisti economici espropriavano le proprietà della classe media e dell’alta borghesia per darle allo Stato. I marxisti culturali, nei campus universitari e nei governi, impongono penali sull’uomo bianco e danno privilegi ai gruppi di loro favore. Le misure volte a favorire gli appartenenti alle minoranze sono un esempio di questo tipo di esproprio.
Alla fine entrambi i tipi di marxismo impiegano un metodo garantito di analisi per mostrare la correttezza della loro ideologia in ogni situazione. Per i marxisti classici il metodo è l’economia marxista. Per i marxisti culturali il metodo è linguistico: decostruzione.
La decostruzione per prima cosa rimuove ogni significato dai “testi” per poi inserire un nuovo significato: in un modo o nell’altro il testo illustra l’oppressione di donne, neri, omosessuali ecc. da parte degli uomini bianchi e della cultura occidentale. Il significato dato dall’autore è irrilevante.
Queste analogie non sono casuali. Esse esistono perché il marxismo culturale del politicamente corretto deriva in effetti dal marxismo classico, economico, particolarmente grazie al lavoro della Scuola di Francoforte. In seguito alla Prima Guerra Mondiale i marxisti affrontarono un difficile quesito: perché il proletariato in tutta Europa non si è sollevato e instaurato un nuovo ordine marxista, come invece avrebbe voluto la loro ideologia?
Due pensatori marxisti di primo piano, Antonio Gramsci in Italia e Georg Lukacs in Ungheria, arrivarono con la risposta: la cultura occidentale. La cultura occidentale ha accecato i lavoratori per i suoi veri interessi di “classe” a tal punto da non metterli in condizione di reagire. Quindi prima che il socialismo potesse arrivare al potere, la cultura occidentale doveva essere distrutta.
Nel 1919 Lukacs pose la domanda: “ chi ci salverà dalla civilizzazione occidentale? “
In qualità di Commissario Delegato alla Cultura durante lo stesso anno, nel governo bolscevico ungherese di Bela Kun, la prima cosa che fece fu quella di introdurre l’educazione sessuale nelle scuole ungheresi.
Nel 1923, Lukacs ed un gruppo di intellettuali marxisti tedeschi, fondò un “think-thank” (gruppo di studio e ricerca) con l’obiettivo di tradurre il marxismo da termini economici in termini culturali, l’Istituto per la Ricerca Sociale all’Università di Francoforte. Nel 1933, quando i nazionalsocialisti arrivarono al potere in Germania, la Scuola di Francoforte traslocò a New York.
Laggiù, le sue figure chiave come Theodor Adorno, Erich Fromm e Wilhelm Reich svilupparono una teoria critica: “un incrocio tra Marx e Freud che definisse le componenti chiave del pregiudizio della cultura occidentale”, cioè una malattia psicologica. I “teorici critici” sostennero che per eliminare il “pregiudizio”, ovvero il cattolicesimo, il capitalismo e la famiglia patriarcale tradizionale queste dovevano essere distrutte.
Il nesso fra la Scuola di Francoforte e la rivolta studentesca degli anni '60 fu fatto principalmente da un membro chiave della Scuola di Francoforte, Herbert Marcuse, colui che negli anni 60 coniò la frase “ fate l’amore, non la guerra”.
I libri di Marcuse “Eros” e “Civilization” sostenevano che gli strumenti coi quali distruggere la cultura occidentale erano, in effetti, sesso, droga e rock-and-roll.
Egli rese popolari le idee della Scuola di Francoforte in modo tale che gli studenti radicali degli anni '60 poterono capire e assimilare. Ora sappiamo della correttezza politica del suo lavoro.
Questo è dunque il piccolo sporco segreto del politicamente corretto: è marxismo, marxismo tradotto da economia a cultura. Noi sappiamo quello che il marxismo economico ha fatto alla vecchia Unione Sovietica. Permetteremo che il marxismo culturale faccia la stessa cosa negli Stati Uniti?
William S. Lind, Congress Foundation
Fonte > Blue Agle
(non è stato così anche per l’Italia?)
domenica 6 giugno 2010
mercoledì 3 marzo 2010
Novità .... 2010
Scusate il disturbo:
cercherò in tre allegati di riassumere una storia lunga e piena di ommissioni...
come sempre si può scegliere di leggere, contestare, cestinare, o magari passare parola,...
perchè siamo in guerra anche se nessuno ce lo ha ancora detto.
L'aria è più inquinata oggi che nel passato?
Mancano i soldi
A CHI GIOVA TUTTO QUESTO FURORE ECO (illogico)???
Comprendere la natura della crisi economica globale
Continua...
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Versione: 9.0.733 / Database dei virus: 271.1.1/2719 - Data di rilascio: 03/02/10 20:34:00
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