lunedì 21 settembre 2009

Questa è Attualità..

La lapidazione in Indonesia e il mondo moderno
Ad Aceh, provincia nord-occidentale dell’Indonesia, diventerà legge nei prossimi giorni la condanna a morte tramite lapidazione per il reato di adulterio, e la fustigazione in pubblico per le relazioni pre-matrimoniali, in applicazione delle norme penali della ‘sharià, la legge coranica. Secondo quanto ha dichiarato il vice Presidente del Parlamento autonomo locale, la normativa gode di un vasto consenso sociale e politico, malgrado vi sia chi vi si oppone in nome del rispetto dei diritti umani e della moderna Costituzione. L’ Indonesia rappresenta il limite estremo, ad oriente, dell’islamismo, e con il suo 90% di fedeli sugli oltre 230 milioni di abitanti, il paese più musulmano in assoluto, con il residuo 10% frammentato fra cristiani, buddisti, induisti e animisti. Almeno 16 delle 33 province indonesiane negli ultimi anni hanno approvato leggi stabilite dal codice coranico, leggi che ovviamente sono lontanissime dalla sensibilità etica e giuridica del mondo occidentale odierno visto che risalgono, non al 500 dopo Cristo, ma a circa il 5000 avanti Cristo, ossia alla parte più antica dell’Antico Testamento. Maometto, infatti, ha basato il Corano sui primi cinque libri della Bibbia, i quali sono appunto quelli che stabiliscono la Legge, le norme di comportamento e le relative punizioni.

E’ difficile per noi oggi comprendere che cosa sia obbedire ad una legge che si ritiene “rivelata”, stabilita da Dio, e che è pertanto l’unica valida. Noi continuiamo a pensare che possano coesistere le leggi del codice “laico” con quelle del codice religioso perché siamo figli di colui che per primo si è ribellato alla vista di un’adultera condotta alla lapidazione. Duemila anni di Vangelo non sono passati invano sul mondo, anche su quello non cristiano, anche su quello laico e non credente. Ma non dobbiamo dimenticarci che Maometto ha voluto, con il Corano, ripristinare l’Antico Testamento proprio contro ciò che aveva affermato Gesù e che gli appariva – come di fatto è – un venir meno alla legge di Abramo. Noi, semmai, dovremmo chiederci perché la Chiesa continui a fingere di tener fermo il legame con l’Antico Testamento quando è evidente l’incompatibilità della legge ’”occhio per occhio” con la legge “amate i vostri nemici”, così come sono incompatibili le moderne conoscenze scientifiche con il sapere più o meno magico dei pastori nomadi di 8000 anni fa. D’altra parte le sanguinose battaglie che ci sono state lungo il passare dei secoli fra cristiani e musulmani testimoniano di questa incompatibilità. La tendenza attuale a dare quasi esclusivamente motivazioni politiche a ciò che è accaduto e ancora accade nel mondo, rispecchia le “nostre” motivazioni, motivazioni di comodo in quanto si spera sempre che siano più razionali e di conseguenza più facilmente risolvibili; ma non sono quelle vere, o almeno non sono mai quelle determinanti.

La forza dei musulmani è la loro obbedienza religiosa. Ed è tanto maggiore questa forza perché si esplica in un universo che ne è privo. I politici si illudono di attrarre nell’orbita occidentale i paesi musulmani esaltando la democrazia, i diritti umani; oltre, ovviamente, a far brillare davanti ai loro occhi il benessere economico di cui godiamo. Ma si tratta, appunto, di una illusione. Possono conquistarci - e lo sanno - senza rinunciare alla protezione di Allah, che li guarda e li protegge in ogni minuto della loro vita; senza rinunciare al dominio sulle donne e sui figli; soprattutto senza rinunciare a quel tipo di “santificazione” di se stessi e del proprio corpo che viene loro assicurato dall’esatta obbedienza ai gesti, ai rituali di purità, di digiuno, di preghiera; e, quando è necessario anche alla lapidazione. La “ pietra” è sacra; dunque anche questo tipo di morte è consacrato a Dio.
Insomma, bisogna ripeterlo: appartengono all’Antico Testamento e di conseguenza ad una cultura che li affida all’obbedienza; che li mantiene “relativi” a Dio. Gesù, al contrario, ha creduto nell’Uomo con tutta la debolezza, la fragilità che questo comporta. Toccherebbe ai cristiani, oggi, dimostrare che non ha sbagliato; ma, siccome non si vede quasi nessuno sforzo in questa direzione, dobbiamo convincerci che ci aspetta un futuro durissimo. Ida Magli Roma - 9 Settembre 2009

Per quali valori muore la Folgore?
Perchè i sei giovani della Folgore si sono fatti maciullare da un attentato in Afghanistan, perchè «i nostri ragazzi» sono lì? Ma è ovvio, per regalare agli afghani «i nostri valori».
Che sono, o meglio che è, a quanto si capisce (dall’ultimo fatto di cronaca che vede la ragazza marocchina uccisa dal padre..) non uccidere, tutto il resto è permesso… abbandonare la religione, guardare la televisione, frequentare giovani, far tardi nelle discoteche, drogarsi e bere fino a stordirsi…i soldi, l'apparire, il vestito di marca e la macchina nuova…Valori forse perché contribuiscono al Pil?

Il ministro della difesa ( che sarebbe ora di tornare a chiamare della Guerra.) grida"Infami, vigliacchi, non ci fermeranno!" Pare che gli attacchi di quel tipo portati a termine da partigiani italiani contro i tedeschi fra il 43 e il 45 si chiamassero "Resistenza" e siano serviti a liberare l'Italia dall'invasore. Invece a situazione rovesciata, quando sono gli occidentale ad occupare, chi resiste è infame e vigliacco. Abbiamo imparato bene dai nostri ”liberatori” gli anglo-americani!!

Oltre un milione di Irakeni e Aghani morti in due guerre di aggressione (non dichiarate) e a nessuno gliene frega niente, anche se noi facciamo parte degli invasori; muoiono 6 italiani e il paese si ferma, si interroga, ecc. ecc.
Sarebbe ora di finirla con la retorica dei "nostri valori" difesi a spada tratta da gente che non saprebbe neanche spiegarci quali sono. Atei che parlano di "valori cattolici" solo in contrasto all'Islam, o per contrastare il governo ; Ex puttane che parlano di "valori morali"; Politici che invocano i "valori occidentali" e sono i primi responsabili della degenerazione morale dell'Occidente, con l'esempio che danno al prossimo e dal modo in cui ci hanno venduti a un mondialismo fascista?
Strano che nessuno si ponga invece il Problema Assoluto: quello della guerra di oggi. In fondo solo gli Israeliani e gli Arabi combattono per qualcosa di veramente loro, che sia una visione imperiale e religioso/millenarista o difesa della propria terra e delle proprie tradizioni. Che non si parli volentieri di ciò che accade in Afghanistan, ciò è dovuto al buonismo imperante. Lì si spara, si uccide e si viene uccisi. C'e' la guerra VERAMENTE e tutti i giorni, non si va solo a costruire ponti e scuole: sono solo dettagli, foglie di fico dietro cui si nascondono battaglie vere e proprie. E a nessuno - a destra come a sinistra - piace parlarne. Si fa finta che tutto questo non esista. E vai con il Grande Fratello, la De Filippi e il grande circo dei pagliacci.

La Signora Navi Pillay, alto commissario ONU per i diritti umani, ha denunciato le attuali politiche nei confronti dei migranti, in particolare nelle zone del Mediterraneo, del golfo di Aden, dei Caraibi, dell’Oceano Indiano, in quanto, a suo dire, violerebbero le norme del diritto internazionale. Naturalmente tale discorso ha fatto riaccendere la polemica in Italia nei riguardi dei respingimenti, sebbene il Ministro Maroni abbia più volte ribadito che la legge italiana è conforme alle norme internazionali, cosa che dovrebbe bastare a mettere in pace la coscienza dei numerosissimi San Francesco che vivono nel Bel Paese. E’ tuttavia evidente, ormai, che, come succede a tutte le leggi, anche il diritto internazionale non è più corrispondente alla realtà e che è proprio questo diritto che deve essere ripensato. Il “diritto d’asilo” per esempio, è nato nei lontanissimi tempi nei quali la pena più grave che veniva inferta ad un cittadino era l’esilio; una condanna che discendeva dalla sacralità della terra patria, che sarebbe stata profanata dall’impurità del reo, colpevole di tradimento o di omicidio. Per questo una terra “altra” aveva l’obbligo di accoglierlo: non era rivestita della stessa sacralità, non essendone la patria, e di conseguenza non ne sarebbe stata per nulla contaminata. Dunque, come è evidente, si tratta di casi singoli; il diritto d’asilo di masse di persone non è pensabile. Infatti, oggi si finge che si tratti di casi singoli, sebbene la condanna all’esilio non esista più, ma la finzione non è mai una buona via d’uscita, ed invece è indispensabile ripensare tutta la questione.

Il problema attuale dell’immigrazione è la sua numerosità, e i politici così come i legislatori hanno l’obbligo di affrontarlo nei termini reali, quello della numerosità, eliminando una volta per tutte dai loro discorsi la retorica dei “diritti umani” piantati in cielo. Anche i diritti umani devono essere gestiti da uomini, non da divinità, o da politici che si ritengono divinità.
Proviamo, allora, a guardarla in faccia, questa realtà. Mischiare tutti i popoli, sollecitando al massimo l’emigrazione di massa, fa parte del progetto di “uguaglianza” e di “globalizzazione” messo a punto da alcuni politici e da alcune associazioni mondialiste in cui prevalgono uomini di sinistra ed esponenti delle varie Chiese, inclusa quella Cattolica. E’ un progetto che va contro i sentimenti, gli interessi, i valori dei popoli e che condanna le sinistre a perdere voti e a diventare minoritarie fino a sparire, come in Italia ad alcuni gruppi è già successo. E’ indispensabile, invece, approntare un piano di persuasione e di aiuto concreto, nei loro paesi, ai popoli che ormai scelgono l’emigrazione, anche quando non sarebbe necessario, come strada più comoda per migliorare la propria vita, investendo in questo piano le stesse ricchezze che spendiamo per mantenerli da noi. Abbiamo mezzi di informazione in abbondanza; abbiamo strutture operative di tutti i generi da mandare sul posto per organizzare, insegnare, realizzare. Smettiamola di trattarli come se non potessero fare le stesse cose che facciamo noi: basta insegnarglielo e cominciare a mettere in opera. Non esistono paesi poveri: esistono paesi nei quali non si sfruttano le ricchezze esistenti. Perfino le lotte tribali finirebbero, o almeno sarebbero limitate, se ci fosse un lavoro ordinato, delle produzioni e delle ricchezze da proteggere: è questa la meta che desideriamo per loro e per noi. Ida Magli Roma - 14 Settembre 2009

Economia e recessione...la fine ?

Ben Shalom Bernanke conferma: «La recessione è, tecnicamente, finita».
Amen. Anzi, Shalom.

Obama ha promesso una «profonda e completa riforma» del sistema finanziario.
Ma gli economisti operativi nel governo Obama, Geithner, Summer, e il Ben Bernanke, non
danno ascolto ai consigli di persone esperte, fra questi: Joseph Stiglitz, Nobel; Ed Prescott, altro Nobel. Glenn Hubbard, rettore d’economia della Columbia Business School, e capo dei consiglieri economici sotto il presidente Bush padre. Thomas Hoenig, presidente della Federal Reserve di Kansas City. Anna Schwartz, lucidisssima novantenne, co-autrice con Milton Friedman (il guru dei liberisti monetari) dell’opera capitale di Friedman sulla Grande Depressione. Simon Johnson, già ecomonista al Fondo Monetario ed oggi docente al MIT, Massachusetts Institute of Technology. Sheila Bar, la direttrice del FDIC, l’ente governativo che «garantisce» i depositi dei risparmiatori fino a centomila dollari se le banche falliscono. Camden Fine, presidente dell’Independent Community Bankers of America, che rappresenta 5 mila banchieri, e secondo cui l’attuale de-regolamentazione finanziaria è «una bottiglia Molotov». Luigi Zingales, rispettatissimo docente alla Chicago Boot School of Busines, e il suo amico Nouriel Roubini, anzi, hanno fatto positivamente il contrario: hanno reso le banche «troppo grosse per fallire» ancora più grosse, consentendo o imponendo fusioni e inglobamenti con banche già fallite.
Secondo Bloomberg, Tim Geithner, il segretario al Tesoro che Obama si è scelto (o gli è stato fatto scegliere: Geithner è stato nella Kissinger Associates, è membro del Council on Foreign Relations, è stato governatore della FED di New York, la più vicina ai desideri di Wall Street) e Lawrence Summers, oggi direttore del Consiglio Economico Nazionale di Obama (già segretario al Tesoro di Clinton, e mentore di Geithner) sostengono addirittura di non avere l’autorità per fare a pezzi le grosse banche; che non è liberista porre limiti politici «al successo di una impresa americana»; e che l’attività bancaria e quella d’investimento (speculativo) sono ormai congiunte in modo così intricato, che imporre il disinvestimento di singole unità o attivi approfondirebbe il caos.

Queste scuse confermano solo il potere che le grandi banche d’affari hanno sul governo; dicono che la situazione del sistema finanziario è così patologica e incestuosa, si regge su una tale quantità di menzogne, frodi e illusionismi, che il governo USA e i suoi esperti sono realmente terrorizzati di metterci mano; pensano che l’America non può permettersi di rimettere il sistema in ordine, perchè ne provocherebbero il collasso definitivo, e con ciò il ridimensionamento storico della stessa grandezza economica americana, oggi fittizia.
Quello che sta avvenendo è evidente a qualunque osservatore: coi fiumi di denaro ricevuti a tasso zero (o sotto-zero) dallo Stato, le banche fallite continuano nelle più dementi speculazioni finanziarie e fanno pure profitti (facile con denaro regalato), mentre non prestano un soldo alle imprese, e nemmeno alle famiglie. Affossando l’economia reale ogni giorno di più.

In realtà non ci sarebbe niente da inventare. Basterebbe come minimo rimettere in vigore la legge Glass-Steagall, che fu introdotta negli anni ‘30, nel pieno della grande depressione. Questa legge decretò la separazione fra le attività bancarie commerciali e quelle d’investimento, ossia la commistione che aveva provocato la crisi del ‘29. Era la ricetta giusta, perchè il mestiere di valutare prestiti ad imprese e ad artigiani è completamente diverso da quello della speculazione pura, e richiede competenze professionali diverse, e inconciliabili. Inoltre, la Glass Steagall dettava che i depositi dei risparmiatori non potessero essere impiegati in operazioni ad alto rischio; per queste, le banche «d’affari» avrebbero dovuto chiedere il denaro a investitori consapevoli.

Ma con la speculazione i profitti sono superiori che concedendo fidi o i mutui (il rendimento perseguito per anni, è stato «almeno il 15%»); appunto per questo la lobby finanziaria ha premuto per l’abolizione della Glass Steagal. Ciò avvenne nel 1999, sotto Clinton.
«Non è una coincidenza che meno di dieci anni dopo l’abolizione della legge Glass-Steagall, i mercati finanziari siano collassati», ha detto il presidente della Independent Community Bankers of America.

No, non è una coincidenza. Le stesse cause hanno prodotto gli stessi effetti del ‘29, moltiplicati nella nuova versione dalle dimensioni dell’immensa leva (debito) che gli speculatori hanno usato per speculare, dalle fantasiose invenzioni della finanza creativa, dalle cifre colossali in gioco, dalla globalizzazione, e dall’indebitamento della famiglie unito alla de-industrializzazione americana (ed in parte europea).
Sicchè, una ancora volta, quelle di Obama sono solo parole al vento.

Il che è una tragedia, perchè le regolamentazioni devono essere concordate ed accettate da tutti gli Stati del mondo, possibilmente già al prossimo G-20; se gli Stati Uniti non vi si piegano, nulla sarà fatto. E’ da sottolineare che qualunque altro Stato che avesse, come gli USA, provocato un simile disastro finanziario, una perdita irreversibile ( La perdita dei livelli del prodotto interno lordo dei Paesi dell’OCSE è «irreversibile», perchè è scomparsa la porzione di domanda interna che era finanziata dall’enorme indebitamento. I prodotti interni lordi erano artificialmente ingrossati dal credito facile, ed è questa parte che scompare (in USA, i prestiti bancari sono diminuiti del 14%).
La crisi dunque implica la correzione verso il basso di tutto ciò che era stato dimensionato a quel livello artificialmente alto del PIL. Per le imprese, ciò significa che dovranno ridurre la loro capacità di produzione (oggi eccessiva) e dunque l’occupazione; per gli Stati, che dovranno ridurre le spese pubbliche. Siccome l’adeguamento delle imprese alla nuova situazione è molto più veloce di quello degli Stati, le finanze pubbliche si degraderanno acutamente (anche perchè i pubblici dipendenti non si lasciano licenziare, nè decurtare gli stipendi). Del resto, l’abuso del credito per stimolare la domanda nei Paesi occidentali nell’ultimo decennio ha deformato «strutturalmente» l’economia: i beni e i settori legati al credito si sono ingigantiti a detrimento degli altri. Per i Paesi occidentali, sono stati favoriti sia i beni durevoli di consumo - che non sono più beni prodotti all’interno, ma massicciamente importati (come le TV al plasma, i cellulari, i computer) - sia i settori interni legati all’immobiliare e alla distribuzione, che utilizzano forza-lavoro non qualificata. Il decennio del credito facile nella globalizzazione ha avuto dunque anche questo esito patologico per l’Europa e gli USA: i lavori qualificati distrutti (nelle industrie) sono sostituiti, quando lo sono, con lavori poco o nulla qualificati, nell’edilizia ad esempio (uno dei motivi per cui siamo inondati da immigrati, disponibili ai lavori non-qualificati). Queste le riflessioni dell’economista francese Patrick Artus di Natixis (http://cib.natixis.com/flushdoc.aspx?id=48559). Per l’economista francese, bisogna «ridurre l’esigenza di redditività del capitale», perchè se essa resta alta come prima della crisi, la riduzione irreversibile della crescita imporrà alle imprese di comprimere fortemente i salari, per retribuire gli azionisti come prima. Nel caso italiano, si tratterebbe di «ridurre la pretesa di redditività» dei dipendenti pubblici, troppo numerosi, e i cui stipendi restano troppo alti, inamovibili, durante la crisi
) di ricchezza di trilioni di dollari in tutto il mondo, milioni di disoccupati, il crollo del 30% dell’economia reale occidentale e giapponese, e accumulato un debito assolutamente impagabile, sarebbe duramente disciplinato dalla comunità internazionale, e messo sotto amministrazione controllata dal Fondo Monetario. Ma è la potenza militare più grossa del mondo, ha le portaerei e i missili a testata atomica: è per questo, e solo per questo, che gli altri Stati devono accettare di farsi coinvolgere nella sua rovina. Anche intellettuale ( Un segno del fallimento intellettuale è la pseudo-diagnosi, nata in USA e ripetuta qui, che l’errore del Tesoro USA è stato «di lasciar fallire Lehman Brothers», perchè questo «ha creato il panico» che ha innescato la crisi. C’è sotto l’idea che se non si fosse «lasciata fallire» Lehman, la giostra poteva continuare come prima; più che un’idea, è un sintomo della non-volontà di capire cosa è successo, e della incapacità di pensare fuori dal pensiero unico imposto dalla speculazione. Non si vuole ammettere che, se non Lehman, sarebbe fallita qualche altra banca speculativa, perchè il trucco di super-indebitare una popolazione de-industrializzata e perciò a reddito calante, non poteva continuare all’infinito. Quei debiti per giunta mescolati e impacchettati dalle banche, per non tenersi il rischio nei libri contabili, e rifilati a terzi. Con questa aggravante: mescolarono nei pacchetti debiti «buoni» (di debitori solvibili) con debiti «sub-prime», di insolventi. E’ esattamente la stessa frode in commercio del salumaio che fa il salame macinando carne fresca di maiale aggiungendoci però di nascosto un 10% di carne verminosa di cane; il salumaio andrebbe in galera. Le banche invece si stupiscono - da quando la cosa si risà - che i loro salami (detti obbligazioni garantite dal debito) non li vuole nessuno: ma se sono fatti al 90% di carne buona! E’ solo panico ingiustificato! (e lo Stato gli compra la merce avariata). Come acutezza e dignità intellettuale, questa analisi fa il paio con quella di Berlusconi: la causa della crisi è solo dovuta alla «sfiducia», e basta un po’ di «ottimismo» per risalire la china).

Dunque non ci resta che aspettare la prossima esplosione dei mercati americani, che ci trascineranno a fondo definitivamente.
Si ha già un’idea di dove avverrà lo scoppio: nel settore dei mutui e prestiti «interest only». Sono mutui in cui il debitore ha scelto, su proposta della banca, di non pagare le quote di restituzione del capitale per cinque, sette o anche dieci anni, e nel frattempo di pagare solo gli interessi. Solo dopo cinque, 7 o 10 anni comincia a ripagare interessi più capitale, con un raddoppio improvviso del rateo.
La cosa è così demenziale, che c’è da domandarsi: chi è tanto sciocco da accendere un mutuo «interest only», sapendo che dopo 5 o 10 anni il suo aggravio sarà raddoppiato?

Il fatto è che le banche offrivano i prestiti «interest only», anzi andavano a caccia di gente da indebitare in questo modo, con questo seducente ragionamento: il valore degli immobili sta salendo; voi che avete comprato la casa a 100 «interest only», fra cinque o dieci anni, prima che scatti il pagamento del capitale, la venderete a 200, facendoci anche un guadagno! Entrate anche voi, straccioni, nel fantastico mondo della speculazione!
Le case hanno smesso di rincarare dal 2007. Anzi i prezzi sono crollati. Così, oggi, il prezzo mediano di una casa in USA è di 178 mila dollari, mentre l’ammontare del mutuo medio «interest only» è di 324 mila dollari. I debitori non potranno vendere la casa prima, nè farci un guadagno; si dovranno tenere la casa svalutata, e pagarci un rateo di mutuo rincarato di colpo di almeno il 30%. Diciamo che chi pagava 1.800 dollari mensili (oltre il 6% su un mutuo di 350 mila dollari) si troverà a pagarne di colpo 2.300, e in più con la casa che vale la metà del mutuo che s’è accollato. Semplicemente, farà fallimento.
E quanti sono i mutui in essere di questo tipo? Secondo stime credibili, li hanno accesi almeno 2,8 milioni di americani, per un ammontare di almeno 908 miliardi di dollari. E i primi 71 miliardi cominceranno a essere gravati della quota capitale (ossia rincarati) nei prossimi 12 mesi. Non occorre dire che questi mutui esplosivi sono stati nel frattempo «cartolarizzati» dalle banche che li hanno inventati, ossia trasformati in obbligazioni e rifilati a chissà quanti fondi e risparmiatori: rendono il 6%! Cosa si può volere di più!

Quanto a OBAMA?...follow the money
cioè seguite i soldi se volete capire come realmente funzionano le cose. Nel caso dell’elezione a presidente degli Stati Uniti di Barack Obama, è istruttivo applicare quella regola... purtroppo.
Il Democratico ha raccolto un totale di 640 milioni di dollari per la sua corsa alla Casa Bianca, di cui una larghissima parte dai cosiddetti contributi individuali. Certamente in essi vi è una gran massa di donazioni di singole persone comuni, attivisti, gruppi di volontari, che è innegabile siano stati determinanti per il successo del loro beniamino. Ma non ci è dato sapere quale percentuale di quei fondi proveniva invece da settori un po’ meno ‘puliti’. E’ doveroso ricordare che l'afroamericano ha rifiutato del tutto i contributi federali alla sua campagna elettorale. Quest’ultima nota è di sicuro molto edificante, ma se si dà un’occhiata ad altri dettagli il quadro cambia. Si scoprono cose che preoccupano, e che confermano quello che è meglio gioire con prudenza, molta.

Un primo sguardo ai dati pubblicati dalla Federal Election Commission americana fa risaltare la presenza dei ‘falchi’ della finanza di Wall Street fra i maggiori gruppi che hanno versato nelle casse del neo presidente, gli stessi che hanno giocato a biglie col futuro economico dell’intero pianeta, fino al collasso di questi giorni: Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Citigroup, Morgan Stanley fra gli altri. Nel paragone fra i due contendenti alla Casa Bianca, Obama batte McCain per 2.938.556 dollari a 2.185.869 ricevuti delle banche commerciali. Quando poi si considerano gli speculatori più selvaggi della finanza americana, e cioè gli Hedge Funds, il presidente nero batte lo sconfitto bianco con un margine notevole: 2.637.578 dollari a 1.561.865. Questo forse spiega uno dei dettagli meno edificanti del passato politico di Obama: il suo voto al Congresso a favore del pacchetto di salvataggio sborsato direttamente dai contribuenti americani nelle tasche di Wall Street poche settimane fa, che non solo costerà sudore e pene a milioni di cittadini per anni a venire, ma che non risolve neppure uno dei problemi strutturali della finanza impazzita di quel Paese.

Proseguiamo. Una bruttissima sorpresa arriva quando si incontrano le voci relative ai colossi farmaceutici: Obama si è preso 1.662.280 dollari da questi giganti della speculazione sulla salute, contro i miseri 579.013 di McCain. La cosa è grave, poiché gli interessi di Big Pharma sono direttamente collegati al mantenimento del sistema Sanitario privatizzato americano, causa di ineguaglianze sociali orrende. Inoltre, visto ciò che le multinazionali del farmaco stanno facendo nel Terzo Mondo, dove negano ancora farmaci salvavita o sconti sui brevetti a tanti popoli disperati, di nuovo si fatica a trovare una moralità in questo aspetto di Obama. Si comincia qui a sbirciare qualcosa della realtà dietro i suoi proclami retorici.
Alla voce Comunicazioni ed Elettronica si rimane di sasso. L’Obama Democratico straccia McCain con una somma ben cinque volte superiore, 21.600.186 dollari contro 4.308.349. La cosa grave in questo caso sta in chi in realtà milita in quella categoria: alcune fra le più micidiali industrie di Guerre Stellari americane, di spionaggio e di intercettazioni. Forse è per questo che Obama votò al Congresso la famigerata legge FISA, quella cioè che permette lo spionaggio di immigrati o di americani considerati ‘alieni’, politicamente scomodi, e che fu aspramente contestata da tutti i maggiori gruppi per i Diritti Civili. Inoltre, alla voce più specifica sui finanziatori della campagna elettorale provenienti dall’industria bellica, di nuovo Obama batte il Repubblicano, con 870.165 dollari contro 647.313.

Un altro settore di finanziamenti che preoccupa, è quello del comparto salute e assicurazioni.
La riforma sanitaria ipotizzata dal neo presidente lascia in sostanza le cose come stanno, con solo ritocchi cosmetici. Tradotto, significa che le grandi compagnie di assicurazione rimarranno gli arbitri della salute degli americani, in particolare dei 44 milioni di essi che oggi non hanno alcuna assistenza. I cittadini di quel Paese invocano in maggioranza e disperatamente un sistema sanitario pubblico, gratuito e finanziato dalle tasse, cosa riportata con chiarezza dai sondaggi ma non dalla stampa americana né dalla nostra. Obama ha ricevuto un gran totale di 49.408.792 dollari dal comparto salute e assicurazioni, McCain 33.286.626. Non sono spiccioli, e soprattutto non vengono donati a fondo perduto.
Per concludere, si arriva al tema dell’influenza sui candidati da parte delle lobby e delle professioni che contano. Barack Obama si è sforzato di rassicurare l’America che lui era il candidato degli interessi della persona media, della famiglia media, ma anche dei poveri, degli svantaggiati. Ecco le cifre. Gli influenti lobbisti americani e gli studi legali (che negli USA hanno un potere enorme) hanno dato al giovane candidato vittorioso il triplo di quanto hanno dato a McCain: 37.122.161 dollari per il primo e solo 10.765.423 per il secondo. Questi non sono idealisti con lo sguardo perso nelle nuvole, sono personaggi rapaci che ci vedono benissimo… Perché hanno premiato Obama?
fonte: Federal Election Commission USA

giovedì 17 settembre 2009

A proposito di Influenza....

Utilizzate Nano-particelle in Vaccini non testati per l'influenza H1N1
I vaccini approvati dalle competenti autorità governative per la vaccinazione contro la supposta Influenza Suina H1N1 sono risultati contenere nanoparticelle. I produttori hanno sperimentato le nanoparticelle quale via per "supercaricare" i vaccini per un arco di tempo di svariati anni. Ora però è saltato fuori che i vaccini approvati per essere utilizzati in Germania e nei paesi europei contengono delle nanoparticelle in una forma che è risultata attaccare cellule sane e che può essere una forma mortale.

Nel 2007 i ricercatori dell' Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, hanno annunciato di aver messo a punto una "nanoparticella che può veicolare vaccini in modo più efficiente, con minori effetti collaterali ed ad un costo frazione di quello delle attuali tecnologie per i vaccini."

L'articolo prosegue descrivendo gli effetti del salto di qualità effettuato : " A soli 25 nanometri, queste particelle sono così sottili che una volta iniettate, nuotano nella matrice extracellulare della pelle e vanno di filato ai linfonodi. Entro pochi minuti raggiungono una concentrazione di cellule migliaia di volte maggiore che nella pelle. La risposta immunitaria può essere quindi estremamente forte ed efficace." [1]

C'è un solo piccolo problema, con i vaccini che contengono nanoparticelle :
possono essere mortali o, come minimo, causare danni irreparabili per la salute.

Le nanoparticelle, presentate dai mezzi di comunicazione di massa allineati come una meravigliosa rivoluzione della scienza, sono particelle già messe in produzione, molto più piccole delle mortali particelle di amianto che, prima di essere dichiarate fuorilegge, hanno causato gravi danni ai polmoni e morti.

Particelle di nanodimensioni ( 1 nm = 0,000000001 metro ), si fondono insieme con le membrane del nostro corpo e, secondo studi recenti condotti in Cina ed in Giappone, una volta introdotte nel corpo, vanno avanti a distruggere le cellule senza sosta. Una volta che hanno interagito con la struttura cellulare del corpo, non possono più essere rimosse.

La medicina moderna chiama eufemisticamente tale fenomeno una 'reazione infettiva continua'.
Dopo lo scandalo dell'amianto, è stato appurato che particelle di dimensione inferiore ad un milionesimo di metro - a causa della loro enorme forza attrattiva - penetrano in tutte le cellule distruggendo tutte quelle con le quali entrano in contatto e, le nanoparticelle sono ben più piccole delle fibre di amianto.

Il fatto che il WHO, l'European Medicines Evaluation Agency, ed il German Robert Koch Institute ed altri enti medici permettano oggi che la popolazione venga iniettata con vaccini ampiamente non sperimentati contenenti nanoparticelle, la dice più lunga sul potere della lobby farmaceutica sulle politiche europee ma anche sulla integrità morale e professionale di quei servi civili, responsabili della salute pubblica.

Il numero di settembre 2009 del quotato European Respiratory Journal, il 19 di agosto ha reso pubblico - e disponibile online sino al 21 agosto - i contenuti di un articolo recensito da colleghi ed avente il titolo di : " L'Esposizione alle nanoparticelle è correlata con il versamento pleurico, la fibrosi polmonare ed il granuloma. "

L'articolo descrive esperimenti portati avanti nel 2008 su sette giovani donne, presso il selezionato Beijing Chaoyang Hospital . Tutte e sette, di età fra i 18 ed i 47, sono state esposte a nanoparticelle per un periodo dai 5 ai 13 mesi, sul proprio posto di lavoro. Tutte sono state ricoverate nell'ospedale con dispnea e versamento pleurico o con eccesso di liquidi nei polmoni, eccesso che impediva il respiro. Nessuna delle sette aveva mai fumato e nessuna faceva parte di un qualche specifico gruppo a rischio.
I Dottori hanno condoto con attenzione tutti gli esami del caso ed hanno confermato che i problemi polmonari condividevano una medesima eziologia : la respirazione regolare di nanoparticelle nelle rispettive aziende.
In effetti erano tutte erano state esposte all'inalazione di nanoparticelle di Polyacrylato.

Gli esami hanno confermato che le nanoparticelle avevano creato nelle pazienti una "super-reazione-di-fusione." Nonostante tutti gli eroici sforzi del personale medico, due delle sette donne sono morte per complicazioni polmonari. [2]

Nei loro resoconti,. gli scienziati giungono a delle conclusioni così allarmanti che è necessario citarle per esteso :
"Sono stati condotti tests immunologici, esami batteriologici e virologici, ricerche dei markers tumorali, broncoscopia, toracoscopia interna e chirurgia toracica video-assistita. Sono state condotte indagini sui posti di lavoro, osservazioni cliniche ed esami delle pazienti. E' stata confermata la presenza del Polyacrylato - costituito da nanoparticelle - nei posti di lavoro.

L'esame anatomopatologico del tessuto polmonare delle pazienti ha mostrato un'infiammazione polmonare aspecifica, una fibrosi polmonare e granulomi corpo-estranei della pleura. Usando la microscopia a trasmissione di elettroni, sono state osservate le nanoparticelle collocatesi nel citoplasma e nel carioplasma delle cellule epiteliali e mesoteliali dei polmoni, ma anche presenti nel fluido toracico. Ciò ha destato la preoccupazione che un'esposizione prolungata alle nanoparticelle - senza misure protettive - possa essere collegata a gravi danni ai polmoni dell'uomo." [3]
Attualmente, studi sugli animali ed esperimenti in vitro mostrano che le nanoparticelle possono produrre danni polmonari ed altri effetti tossici sugli animali, ma prima della ricerca di Beijing, non era stato prodotto alcun resoconto sulla tossicità clinica negli esseri umani.

La ricerca del Beijing Chaoyang Hospital ha ora confermato in modo definitivo che le nanoparticelle causano danni polmonari ed altri effetti tossici anche negli esseri umani.

Attualmente, dato che due dei vaccini autorizzati e programmati per la distribuzione di massa - in Germania ed altrove - contengono nanoparticelle, il venir meno dei funzionari qualificati e responsabili della salute pubblica e dell'epidemiologia che non hanno ordinato un'immediato congelamento della distribuzione di qualsiasi vaccino contenente nanoparticelle, può solo essere considerato equivalente ad una negligenza criminale.

Speriamo che le autorità deputate reagiscano per tempo al fine di evitare una possibile catastrofe sanitaria il cui ordine di grandezza sarebbe ben maggiore del peggior scenario di influenza suina attualmente riferito.

F. William Engdahl
Fonte > Global Research | 14 Settembre 2009


1] EPFL, Bioengineering researchers from the EPFL in Lausanne, Switzerland, have developed and patented a nanoparticle that can deliver vaccines more effectively, with fewer side effects, and at a fraction of the cost of current vaccine technologies, accessed in www.azonano.com/nanotechnology%20news.asp?catid=13.
2] Song Y, Li X, Du X, Exposure to nanoparticles is related to pleural effusion, pulmonary fibrosis and granuloma , European Respiratory Journal, 9/2009, 34(3): 559-567.
3] Ibid.

lunedì 14 settembre 2009

Settembre... si ricomincia

Spigolature
Per la liberazione dell’Afghanistan, l’Amministrazione Bush ha bruciato già 179 miliardi di dollari, e Obama ne vuole ancora dal Congresso e dai contribuenti in piena crisi finanziaria.
Costo annuale dell’ operazioni belliche USA nel 2002: 20,8 miliardi di dollari.
Nel 2009: 60,2 miliardi. Ulteriori fondi richiesti da Obama al Congresso per il 2010: 68 miliardi. Costo totale fino ad oggi: 228,2 miliardi di dollari, ossia 10 volte il PIL dell’Afghanistan.
Gli alleati della NATO ne hanno gettati finora 102 miliardi. Sono circa 9 mila dollari per ogni afghano, bambino, donna, vecchio imam; niente male, se li avessero ricevuti brevi manu.
Ma essendo stata questa pioggia d’oro elargita sotto forma di acciaio, tungsteno e uranio impoverito, dopo sette-otto anni di «aiuti», ancora metà della popolazione afghana tira avanti con meno di due dollari al giorno!!

Noi ITALAIANI secondo il blog di Giancarlo Chetoni, sappiamo che l’impegno in Afghanistan costa all’Italia 1.000 euro al minuto, 525 milioni di euro l’anno. Nonostante ciò, l’Italia s’è impegnata a portare le sue truppe in Afghanistan, in quattro anni, dagli attuali 3.250 uomini a oltre 6.000, praticamente un raddoppio. Si ricorda che all’inizio ci siamo scelti la missione - per cui abbiamo speso a suo tempo altri 52 milioni di euro- di assistere lo Stato afghano nella «riforma del suo sistema giudiziario»: proprio noi, che possiamo vantare un sistema giudiziario che ha un arretrato di 3,5 milioni di processi penali, e 5,4 di processi civili.

Presto le truppe occidentali in Afghanistan supereranno il numero delle truppe che l’URSS impegnò in Afghanistan negli anni ‘80: precedente che qualche osservatore americano tende a giudicare sinistro (la sconfitta in Afghanistan ha distrutto l’impero sovietico; distruggerà quello americano?). I russi persero 15 mila uomini e non vinsero, gli americani (ufficialmente) fino ad oggi, solo 5 mila.
Ma lasciamo tempo al tempo, Washington ha chiarito che spenderà tutto il tempo necessario, e tutti i miliardi di dollari opportuni… l’ex capo della NATO scelto dagli americani come sempre, Jaap de Hoop Scheffer, ha dichiarato che l’Occidente (saremmo noi) resterà in Afghanistan a battersi per 25 anni. Il capo di Stato Maggiore britannico, generale David Richard, ha corretto: 40 anni…

EROINA
La stampa italiana scopre la sua nuova eroina: Lubna…. colonne di giornale per rendere noto al mondo, applaudire, invitare a commuoversi per la ricca signora sudanese Lubna Hussein, addetta stampa dell’ONU, che condannata dal feroce regime islamico del Sudan per aver indossato dei jeans, ha rischiato 40 frustate, poi commutate in una multa di 200 dollari; multa che lei rifiuta, per andare in carcere (un mese) e «trasformare il suo caso in una battaglia civile per le donne». “Come Anna Politkovskaya” “ Giovanna d’Arco” anche lei condannata perchè indossava i pantaloni (e per altre due o tre cosette), donna coraggiosa come Aung San Suu Ky,..va bene i paragoni, ma la Politkovskaya è stata ammazzata, Giovanna d’Arco bruciata viva, Aung San Suu Kyi è agli arresti da 40 anni in Birmania. Ma che volete farci, i nostri giornalisti cammellati si indignano!!

«Il grande merito» di Lubna, ci spiegano è «aver riportato l’attenzione su un paese canaglia, il Sudan, che era stato cancellato da una mano nera nella lavagna dell’interesse del mondo».

Chissà di chi è questa mano nera che cancella l’attenzione mediatica sul Sudan. Il Corriere coltiva una teoria del complotto, naturalmente islamico; è noto che è la lobby musulmana a controllare i media occidentali, e a sopprimere le informazioni sulle loro persecuzioni di donne in jeans. Non c’è giornale che da noi, abbia il coraggio di scrivere una riga contro Ahmadinejad, contro Gheddafi, o contro il capo del Sudan, o di pubblicare vignette insultanti contro Maometto. Giustamente, ora si prende coraggio dall’esempio della bella perseguitata di Kartum:
«Lubna può insegnarci molte cose, ma soprattutto a non aver paura», si inneggia, e in crescendo vibrato: «Lubna non ha mai taciuto, non ha mai avuto nemmeno una volta la tentazione della sottomissione... ci ha dimostrato che ribellarsi è giusto, vincere è possibile». Vi ricorda qualcuno? Yes we can!!

Parole sante. Incitati da tanto esempio, si potrebbe osare riportare notizie apparse su vari giornali algerini (Al Marada ed Al Khabar del 6 settembre), che appaiono degne di nota, ma al Corriere & Co. no. Si apprenderebbe che l’arresto, recentemente operato dall’FBI a New York, del rabbino Levy Izhak Rosenbaum e dei suoi complici di traffico di organi umani, ha preso le mosse proprio in Algeria, da numerosi casi di bambini scomparsi.

Dal 2001 al 2008, sono scomparsi in Algeria 841 bambini fra i 4 e i 16 anni; rapiti per lo più in grandi città, Algeri, Orano, Annan, gettando nella disperazione le famiglie. A volte vengono ritrovati i cadaveri (81 solo nel 2007), ma più spesso se ne perdono del tutto le tracce; non vengono richiesti riscatti.

In Algeria scompaiono, o sono scomparsi, anche centinaia di adulti: da mettere forse sul conto di anni di guerriglia islamica divenuta folle, ma non mancano i sospetti sul «potere», ossia sul regime corrotto. Fatto sta che la polizia algerina, non riuscendo a chiarire il macabro mistero, ha chiesto l’assistenza dell’Interpol. E, secondo i giornali algerini, è stato proprio il coordinamento attuato dall’Interpol fra varie polizie (fra cui quella del Marocco) che ha portato allo «smantellamento della rete di contrabbando internazionale di organi» conclusasi in USA con la cattura di rabbi Rosenbaum e di altri 43 americani.
Il giornale Al-Khabar conferma che «gli arresti hanno avuto luogo dopo che le indagini hanno mostrato che bambini algerini rapiti, e portati in Marocco, erano direttamente collegati con la rete ebraica che usava gli organi dei bambini onde contrabbandarli in Israele e Stati Uniti, allo scopo di venderli fra i 20 mila e i 100 mila dollari».

Ovviamente i giornali algerini riferiscono anche della recente inchiesta del giornale svedese «Aftonbladet», secondo cui i palestinesi di Gaza e Cisgiordania sostengono da anni che giovani palestinesi vengono uccisi e smembrati dall’armata israeliana per trarne gli organi. Riporta anche le frasi che rabbi Rosenbaum disse al telefono ad un compratore, intercettate dall’FBI: «Lasci che le spieghi. E’ illegale comprare o vendere organi... Sicchè lei non può comprarli. Quel che lei farà, è dare un compenso per il mio tempo». Lamentando che la compensazione era aumentata a 160 mila dollari, perchè «è difficile ottenere gente», da quando Israele ha passato una legge che vieta la vendita di organi umani.

Questa mi pare una notizia più grossa della Lubna multata perchè porta i pantaloni. La faccenda del traffico d’organi a favore di israeliani, spesso pagati dai loro servizi ed assicurazioni sanitari, diventa sempre più ricca di dati, circostanziata e precisa, eppure è come se - «una mano nera l’avesse cancellata dall’interesse del mondo». Se per caso i nostri giornali ne parlano, è solo per riferire lo sdegno di Israele a queste voci ed accuse: nulla di vero, si tratta solo di atroci fantasie antisemite, il ritorno alla vecchia accusa di assassinio rituale...
E’ possibile. Ma se si vince la tentazione della sottomissione (come ci insegna Lubna) si finisce per domandarsi se nella cultura ebraica ci sia davvero qualcosa che renda impossibile simili traffici. E si scopre che è il contrario: che esiste almeno una parte della cultura ebraica, che ammette quel delitto.
Israel Shahak, in «Jewish Fundamentalism in Israel», Londra 1999, riporta un rescritto del venerato rabbi Schneerson, gran maestro dei Lubavitcher:

«Se un ebreo ha bisogno di un fegato, si può prendere il fegato di un non-ebreo innocente per salvare il primo? La Torah probabilmente lo consente. La vita di un ebreo ha un valore infinito. Se vedi due persone annegare, un ebreo e un non-ebreo, la Torah ti impone di salvare prima la vita dell’ebreo».

Non si abbia paura, e si legga e si riporti come rabbi Schneerson giustifica teologicamente l’asportazione di organi da non ebrei:
«Il corpo dell’ebreo sembra simile a quello del non ebreo (...) ma la similarità è solo nella sostanza materiale, aspetto esteriore e qualità superficiale. La differenza della qualità interiore è così grande che i corpi devono considerarsi di specie del tutto diverse (...). Un ebreo non è stato creato come mezzo per uno scopo; egli stesso è lo scopo, dal momento che tutta la sostanza della emanazione è stata creata solo per servire gli ebrei. ‘In principio Dio creò i cieli e la terra’ (Genesi 1;1) significa che tutto fu creato per il bene degli ebrei, che sono chiamati ‘il principio’. Ciò significa che tutto è vanità in confronto agli ebrei».

Rabbi Schneerson di venerata memoria non mancava di insistere:
«L’intera realtà non ebraica è solo vanità. Sta scritto: ‘e gli stranieri pascoleranno le vostre greggi’ (Isaia 61:5). L’intera creazione esiste solo per il bene degli ebrei».

Dunque, secondo questa ideologia, gli altri esseri umani sono solo «mezzi per uno scopo», lo scopo di essere usato dagli ebrei. Non pare al Corriere & Co. che questa ideologia non rigetti affatto l’espianto di organi da vivi e da morti non-ebrei, eventualmente il rapimento di bambini e di palestinesi per trarne organi, ma anzi giustifichi teologicamente questo tipo di orribili?
La replica indignata è, di solito, questa: che è antisemita prendere le idee di Schneerson, e della sua piccola setta estremista, e far credere che sono legge in Israele. Che sono idee del tutto minoritarie, di frangia, e non adottate dallo Stato ebraico. Ma è proprio vero?

Gli Habad Lubavitcher, quelli che credono Schneerson il loro messia, sono un gruppo numeroso, potente e con schiacciante influenza in Israele e in USA; e nessun altro rabbino ha rigettato come eretiche e inammissibili, contrarie alla Torah e al Talmud, le idee dei Lubavitcher (anzi il contrario: i rabbini-capi esprimono idee simili, invocando il massacro o l’espulsione in massa dei palestinesi), perchè mai la Sanità israeliana finanzierebbe viaggi all’estero di ebrei bisognosi di organi non ebrei, sapendo bene cosa vanno a fare?

Ma c’è di più!!
In queste settimane è in corso in Israele una grande campagna pubblicitaria, finanziata e sponsorizzata dal governo, che ha l’intento di combattere i matrimoni misti, di ebrei con non-ebrei. Dappertutto ci sono manifesti con foto di un giovane o di una ragazza, con sotto la scritta «Perduto». Sono i ragazzi e le ragazze a rischio di sposare dei goym, trattati come persone scomparse. I manifesti, ma anche un videoclip TV di 30 secondi, invita chi «conosce un giovane ebreo all’estero» che sta per sposarsi con una non-ebrea, a chiamare un numero d’emergenza!!

Nel clip, la voce fuori campo dice: «Insieme possiamo rafforzare i suoi legami con Israele, in modo da non perderli». La linea d’emergenza esiste davvero; di fatto, il pubblico israeliano è invitato a segnalare amici, parenti e conoscenti «in pericolo di matrimonio» inter-razziale, in modo che le autorità possano fare pressione su di loro, onde ritornino sulla retta via ebraica, ossia alla tradizionale endogamia.
La campagna (costo, 800 mila dollari) viene giustificata col fatto che la metà dei giovani ebrei che vivono all’estero si sposano fuori della comunità: sono dunque «perduti» per il giudaismo.
ORA proviamo a pensate se apparissero manifesti con foto di ragazze e ragazzi «lumbard» che sono a rischio di sposare dei «terùn», e dunque devono essere dissuasi, sottoposti a corsi speciali (come accade in Israele) «per rafforzare il loro legame con la Padania».

Pensate alle accuse di razzismo che lancerebbero Il Corriere & Co. Pensate alle trasmissioni che organizzerebbe Gad Lerner, S. Santoro e i suoi Sancho Pancia… Pensate allo scandalo, al clamore, allo stracciamento di vesti, alla richiesta della messa fuorilegge di quel partito...
In Israele lo fanno, e nulla succede.
Una mano nera cancella tutto dalla lavagna dell’opinione pubblica. Saranno i mussulmani??

C’è il Quarto Reich razzista sull’altra sponda del Mediterraneo, i cui dottori della legge chiamano i non-ebrei «un mezzo per un scopo», e gli ebrei «il fine della creazione»; e questa ideologia è pure armata di 2-300 bombe atomiche. E i nostri giornali di cosa si occupano? Primo, delle escort e loro prestazioni…poi di Lubna, sudanese, che è stata multata perché vuol portare i pantaloni…
La verità è che abbiamo perso i pantaloni e quello che dovrebbe esserci dentro…oramai dai tempi degli antichi Romani. È così che stiamo perdendo dignità, che ci stiamo svalutando a livelli mai visti prima.
Ma è risaputo che noi abbiamo un “conflitto di interessi che ci ingabbia!”
Rai: l'Europa dalla parte del Canone Basterà possedere un televisore per pagare il canone televisivo
Farebbe scalpore? Mi è sfuggita la recente (Aprile 2009) sentenza della Corte Europea secondo cui sarebbe "palesemente infondato" il ricorso presentato da un privato cittadino contro le misure prese nei suoi confronti per non aver pagato il canone di abbonamento al servizio pubblico. Il caso Secondo i giudici di Strasburgo, il ricorrente - il signor Antonio Faccio, residente a Vicenza - e' tenuto a pagare la tassa anche se non desidera guardare la Rai poiché l'imposta e' dovuta per il solo fatto di possedere una televisione. Inoltre, a Strasburgo si fa notare che la tassa "non viene pagata in cambio della ricezione di un canale particolare ma e' un contributo a un servizio per la comunità".La vicenda ha avuto inizio nel 1999, quando l'uomo aveva inviato una richiesta alla Rai affinché venisse sospeso il suo abbonamento. Quattro anni dopo però gli uomini della Guardia di finanza si presentarono a casa sua e sigillarono la televisione in una busta di nylon in modo che non potesse essere più utilizzata. Il signor Faccio si era allora rivolto alla Corte di Strasburgo sostenendo che la misura adottata dalle forze dell'ordine ha violato il suo diritto a ricevere informazioni attraverso altri canali televisivi, il suo diritto al rispetto della vita privata e anche quello alla protezione della proprietà privata…. nel 2007 le disdette degli abbonati Rai sono state 340mila. I morosi accertati hanno superato quota 700mila.

Intanto la Cina si riprende il suo oro
Hong Kong sta ritirando tutte le sue riserve d’oro da Londra (dove erano depositate) per rimpatriarle e conservarle, diciamo così, vicine-vicine. La municipalità autonoma cinese ha costruito un suo proprio caveau di massima sicurezza sotto l’aeroporto, dove accumulerà i suoi lingotti (1). 1) Chris Oliver, «Hong Kong recalls gold reserves, touts high-security vault», MarketWatch, 3 settembre 2009.
Subito l’oro ha subito un rincaro senza precedenti da sei mesi, fino a superare quota 1000 dollari l’oncia. Per motivi «tecnici», hanno detto gli analisti occidentali, e per inquietudine sull’economia americana. Gli analisti occidentali non hanno collegato il rincaro con la mossa cinese, che è invece molto indicativa.

Anzitutto, perchè colpisce al cuore la London Bullion Market Association, dove i lingotti cinesi erano conservati, e che era l’indiscusso «hub» planetario per il metallo; secondo gli analisti asiatici, Hong Kong vuole diventare «un hub mercantile dell’oro e argento in verghe (bullion) di tipo svizzero, ciò che diminuirà l’importanza di Londra come centro di conservazione e di transazione» per la regione asiatica.

Ciò è confermato dal fatto che Pechino ha di recente liberalizzato le procedure per l’acquisto di oro da parte dei privati, incitando anzi i suoi cittadini a convertire parte dei loro risparmi in oro e argento - sintomo fin troppo preciso di quanto il regime cinese si fidi della solidità a lungo termine del dollaro, e delle divise occidentali in genere; e forse presentimento del’inflazione prossima ventura.
Ma c’è anche un altro motivo per cui Hong Kong si vuol tenere i suoi lingotti nella nuova cassaforte di casa: il sospetto che la centrale di Londra abbia venduto sulla carta molte volte il valore dell’oro che conserva per conto terzi, spacciando certificati-oro e futures di cui - se i proprietari lo reclamassero - non potrebbe consegnare il corrispettivo fisico.

Se questo è vero, la Cina sta dicendo ai maghi di Wall Street che li punirà, perchè hanno dimostrato (resistendo ad ogni tentativo di regolamentazione) di non sapere nè volere gestire le loro finanze in modo onesto.
E’ questo il parere anche di Martin Hennecke, direttore associato del fondo d’investimento Tyche e autorevole consulente in investimenti finanziari. Hennecke, invitato dal network CNBC Asia alla trasmissione dal significativo titolo «Protect your wealth» (proteggete la vostra ricchezza), ha detto che - data la situazione attuale dei mercati finanziari - l’oro e l’argento restano i suoi consigli primari d’investimento. Poi l’analista ha precisato: «Gli investitori si procurino oro fisico piuttosto che certificati-oro cartacei, perchè questi non sono pienamente coperti. Il metallo che rappresentano può essere stato noleggiato o usato per i derivati. C’è attualmente sul mercato 80 volte più oro-carta che metallo fisico esistente sul pianeta».
Dato questo, ha aggiunto Hennecke, «l’oro non è ancora aumentato tanto quest’anno».
Il «rischio della controparte» che non paga perchè non ha i mezzi che diceva di avere (counterparty risk) è onnipresente, anche nel mercato dei metalli.
Ancor più sinistramente, Hennecke ha raccomandato ai suoi ascoltatori asiatici l’investimento in «agricoltural commodities», in beni agricoli; ed anche qui, ha detto, sono da preferire gli investimenti diretti in agricoltura rispetto agli investimenti in titoli-merce.
E’ evidente che Hennecke pensa ad un periodo inflattivo estremo, e di estrema sfiducia nelle monete create dal nulla dagli Stati, con le loro Banche Centrali loro padrone, che sono volati a soccorrere iniettando oceani di liquidità nel sistema.

Per adesso, il problema immanente è la deflazione. I prezzi sono calati del 2,2% in Giappone, del 2,1% in USA, dell’1,4% in Spagna, dello 0,70% in Francia e dello 0,60% in Germania (l’eccezione patologica è l’Italia, dove i prezzi aumentano: segno dell’immane potere d’acquisto delle caste parassitarie e della malavita organizzata, che spendono soldi non guadagnati, contro i quali non sono stati prodotti merci e servizi). Persino la Cina è in deflazione (indice dei prezzi -1,8%), nonostante le potenti iniezioni di credito all’economia reale. La Banca d’Inghilterra starebbe considerando di imporre tassi negativi alle banche, sulle riserve che esse detengono presso la Banca Centrale, per obbligarle a prestare, e contrastare la paralisi deflazionista. Questa condizione attuale non esclude affatto l’inflazione più tardi: perché tutte le economie rimpiccioliscono (il Giappone del -10%), mentre i debiti pubblici, ingigantiti dai «salvataggi» delle banche, non scendono ma aumentano; e non possono essere «serviti» da economie, e quindi introiti fiscali, in calo drammatico. La Cina s’è detta preoccupata per la scatenata politica di rilassamento monetario della Federal Reserve, che alimenta una bolla speculativa immobiliare e azionaria. Siccome la FED tiene gli interessi bassissimi, la Banca Centrale cinese non può rialzare i suoi, perché sarebbe inondata di liquidità «verde e non» speculativa. Si noti inoltre che economisti «pratici» come Bill Gross e Nuriel Roubini prevedono un movimento dell’economia (americana ma non solo) a «W», con la ripresina che ricadrà nella depressione, quando l’effetto degli stimoli pubblici cesserà…

Difatti, ha spiegato, l’ambiente degli investimenti resterà volatile, in quanto «gli USA saranno aggravati da un pesantissimo carico di debito per i prossimi dieci anni».

Dieci anni dunque, secondo l’analista può durare l’attuale depressione da cui (secondo tutti gli altri ufficiali commentatori) siamo già usciti.

«Sia che vediamo una ripresa o un’altra crisi globale, con l’inflazione che riprende forza», ha concluso Hennecke, «l’oro dovrebbe reggere bene...».


VISTO CHE SIAMO IN SETTEMBRE (ripensiamo alla storia che ci raccontano)
Hitler volle la guerra?
Il 1° settembre 1939, 70 anni fa, l’esercito tedesco attraversò la frontiera polacca. Il 3 settembre l’Inghilterra dichiarò guerra. Sei anni dopo, 50 milioni di cristiani ed ebrei erano morti. L’Inghilterra era in rovina e in bancarotta, la Germania era distrutta. L’Europa era stata la sede dei combattimenti più micidiali conosciuti dall’uomo e i civili soffrirono orrori peggiori dei soldati. A maggio del 1945, le orde dell’Armata Rossa occuparono le principali capitali dell’Europa centrale: Vienna, Praga, Budapest, Berlino. Cento milioni di cristiani erano sotto il tallone del più barbaro tiranno della storia: il regime bolscevico del più grande terrorista di tutti loro, Joseph Stalin.

Quale causa poteva giustificare tali sacrifici? La guerra tedesco/polacca era iniziata in estate per una contesa su una città delle dimensioni di Ocean City (Mariland, USA). Danzica, per il 95% tedesca, era stata separata dalla Germania con il trattato di Versailles, in violazione del principio di auto determinazione di Woodrow Wilson. Persino i leader inglesi pensavano che Danzica dovesse essere restituita. Perché Varsavia non negoziò con Berlino, che era in attesa di un’offerta di compensazione territoriale in Slovacchia?

Perché i polacchi ebbero dall’Inghilterra la garanzia che, nel caso la Germania li avesse attaccati, l’Inghilterra e il suo impero sarebbero arrivati a salvare la Polonia. Ma perché l’Inghilterra avrebbe dovuto dare una garanzia non richiesta ad una giunta militare di colonnelli polacchi, dando loro il potere di trascinare l’Inghilterra nella seconda guerra mondiale contro la più potente nazione d’Europa? Danzica valeva una guerra?

A differenza dei 7 milioni di abitanti di Hong Kong, che sono stati ceduti dagli inglesi a Pechino contro la loro volontà, gli abitanti di Danzica erano smaniosi di tornare alla Germania. La risposta è la seguente.
La garanzia in caso di attacco tedesco non era per Danzica e neanche per la Polonia. Era per l’imperativo strategico ed etico di «fermare Hitler» dopo che quest’ultimo, rompendo il Patto di Monaco e la Cecoslovacchia con esso, dimostrò che stava per conquistare il mondo. E questa «bestia nazista» non poteva essere autorizzato a farlo (solo pochi eletti possono?). Se fosse stato vero, per contro l’America era dopotutto pronta ad usare la bomba atomica per tenere l’Armata Rossa ad di qua della Manica.
Ma dov’è la prova che Adolf Hitler - le cui vittime alla data del marzo 1939, erano un molto meno di quelle del generale Pinochet o di Fidel Castro - stava per conquistare il mondo?

Nel 1938, dopo Monaco, la Cecoslovacchia si sbriciolò completamente. I Sudeti tedeschi erano tornati sotto il controllo tedesco, come da loro auspicato. La Polonia aveva annesso la piccola e contestata regione del Teschen, dove vivevano migliaia di polacchi. Le terre nel sud della Slovacchia, da sempre dell’Ungheria, erano tornate alla Polonia. Gli slovacchi ebbero la loro piena indipendenza garantita dalla Germania. Quanto ai cechi, essi pretesero da Berlino lo stesso trattamento riservato agli slovacchi ma Hitler insistette che accettassero un protettorato.
Ora uno può disapprovare cosa fu fatto, ma in che modo questa spartizione della Cecoslovacchia dimostra una volontà hitleriana di conquistare il mondo?

Ecco la risposta: se l’Inghilterra non avesse dato la propria garanzia, dopo la Cecoslovacchia sarebbe stato il turno della Polonia, poi della Russia, della Francia, dell’Inghilterra e degli Stati Uniti. Ora parleremmo tutti tedesco.

Ma se Hitler stava conquistando il mondo - Inghilterra, Africa, Medio Oriente, Stati Uniti, Canada, Sudamerica, India, Asia, Australia - perché passò tre anni costruendo quella enorme e costosa Linea Sigfrido per proteggere la Germania dalla Francia?
Perché iniziò la guerra senza flotte, navi da trasporto e con solo 29 sommergibili? Come si può conquistare il mondo con una Marina Militare che non può uscire dal Mar Baltico? Se Hitler avesse voluto il mondo, perché non costruì bombardieri strategici, invece dei Dormier e degli Heinkel che non potevano neanche raggiungere l’Inghilterra dalla Germania?
Perché permise all’esercito inglese di lasciare Dunkerque? Perché offrì la pace agli inglesi, due volte, dopo la caduta della Polonia e ancora dopo la caduta della Francia?
Perché quando la Francia cadde, Hitler non pretese la flotta francese, come fecero gli Alleati e utilizzo la flotta del Kaiser?
Perché non pretese basi in Siria, controllata dalla Francia, per attaccare Suez? Perché pregò Benito Mussolini di attaccare la Grecia?
Perché Hitler voleva terminare la guerra nel 1940, almeno due anni prima che i treni iniziassero ad attraversare le pianure.

Hitler non ha mai voluto la guerra con la Polonia, voleva invece un’alleanza come quella che aveva con la Spagna di Francisco Franco, l’Italia di Mussolini, l’Ungheria di Miklos Horty e la Slovacchia di padre Jozef Tiso.

Infatti, perché avrebbe voluto la guerra quando, nel 1939, era circondato da confinanti alleati o neutrali, ad eccezione della Francia? E aveva tralasciato l’Alsazia, perché riconquistare l’Alsazia avrebbe voluto dire guerra alla Francia, di conseguenza all’Inghilterra, il cui impero Hitler ammirava e alla quale aveva sempre pensato come ad una alleata.

Nel marzo 1939 Hitler non aveva neanche un confine con la Russia. Come poteva dunque invadere la Russia?

Whinston Churchill aveva ragione quando chiamò quella guerra «la guerra non necessaria», la guerra che può ancora dimostrarsi letale per la nostra civiltà.

Patrick J. Buchanan > buchanan.org | 1 settembre