mercoledì 26 novembre 2008

Dove stiamo andando.... Vi seguiamo.. ma Voi dove andate ???

C’è un DIO sopra DIO?

Oggi 23 novembre altre tre banche regionali Usa si sono aggiunte alla lunga lista delle banche fallite.
Si tratta della The Community Bank, in Georgia, della Downing Savings & Loan, in California, e della PFF Bank and Trust, sempre in California.

Ormai si tratta della ventitreesima banca regionale fallita nel 2008. Pensare che nel 2002 le banche fallite furono dodici. Per fare un paragone, dal 2000 al 2002 l'indice SP500 ci mise 30 mesi per calare da 1600 a 800 punti, ora ci ha messo dodici mesi (da ottobre 2007 a ottobre 2008), per una discesa della stessa ampiezza, ma il numero di banche fallite è quasi raddoppiato.
I «salvataggi» della FED e del Tesoro falliscono continuamente: Citi aveva ricevuto già 25 miliardi di dollari; gliene hanno dovuti dare altri 20, e garantire a nome dello stato 306 miliardi di «attivi tossici» nella pancia di Citi.
Citibank è il terzo detentore mondiale di derivati: ne ha per 30 mila miliardi di dollari (30 trilioni nominali, oltre il doppio del PIL americano); il suo fallimento avrebbe causato perdite dirette sui derivati per 400 miliardi, e indirette per 1500.
A portare Citi al fallimento sono gli speculatori che usano i Credit Default Swaps, ossia scommettono sul suo fallimento, e con ciò auto-realizzano la profezia. Il Governo avrebbe dovuto rescindere tutti i CDS detenuti o puntati contro Citi, magari compensando i giocatori con una modesta cifra nominale. Sarebbe costato anche meno, e avrebbe dato un segnale forte: il casinò è chiuso.
Ma l’ideologia vieta a Bernanke e Paulson anche il solo pensiero di questa misura.
Il loro pensiero è salvare il sistema, non riformarlo.

Bloomberg segnala: lo Stato si impegna a prestare oltre 7400 miliardi di dollari per soccorrere il sistema finanziario, calcolando i 2,8 trilioni già risucchiati dalla istituzioni finanziarie e gli impegni che la FED prende giorno per giorno:
«La settimana scorsa la FED ha prestato 1900 volte la media dei tre anni precedenti la crisi».

Persino Bloomberg si indigna: quei 7400 miliardi sono la metà del PIL, sono 9 volte ciò che gli USA hanno spesso finora nelle guerre in Iraq e Afghanistan, sono 24 mila dollari messi a carico di ogni uomo, donna e bambino in America. Perchè la FED paga a nome dei contribuenti americani; ma come farà il prelievo fiscale ad aumentare?
Il peggio, dal punto di vista etico e politico, è che dei 7,4 trilioni che la FED sta già spendendo, solo i 700 miliardi voluti da Paulson per il primo salvataggio (fallito) hanno l’approvazione del Congresso: ogni finzione di democrazia è brutalmente accantonata, il potere si rivela in mano ad un golpe plutocratico - e per giunta incompetente.

«Possono fallire le banche centrali?», si domanda il Financial Times (1), con una ovvia allusione a quel che fanno gli incompetenti della FED, ma anche agli incompetenti della Banca Centrale Europea.
Le banche centrali stanno comprando tanti debiti marci dagli speculatori, che mettono a rischio la loro solvibilità. Se una banca centrale non ha più capitale sufficiente, da quale istituzione può essere ricapitalizzata? Il prestatore di ultima istanza ha un prestatore di ultima istanza a cui ricorrere?
La domanda ha un tono pseudo-religioso: c’è un Dio sopra Dio?

«La FED ha finito le munizioni», titola il Wall Street Journal, e l’articolo relativo dice verità aspre e mai prima udite da quel tempio del liberismo monetarista (2).

L’immobiliare americano ha perso finora 4 mila miliardi, il mercato azionario ne ha distrutto 9 mila (confrontate questa cifra 13 mila miliardi di dollari, con l’impegno di 7400 della FED: questa ultima cifra, per quanto mostrtuosa e impagabile, è solo la metà della ricchezza già persa). E’ evidente, dice il WSJ, che siamo «in un classico crollo da deflazione del debito, con prezzi calanti, mercati del credito congelati e attivi che si deprezzano» alla velocità della luce.
La fallimentare risposta contro questa devastazione, dice aspro il giornale finanziario, «smentisce la sapienza convenzionale degli economisti, anzi delle banche centrali: la fede che è impossibile avere una deflazione in un sistema basato sulla moneta creata dal nulla ». Basta stampare moneta, e i prezzi risalgono.
Questa falsa idea, rincara il Wall Street Journal, viene «dalla interpretazione semplicistica della Grande Depressione fornita dal monetarista Milton Friedman e insegnata a generazioni di studenti di economia da allora. Questa interpretazione sosteneva che la Grande Depressione sarebbe stata evitata se la Federal Reserve avesse stampato più attivamente moneta. Ma l’esperienza del Giappone negli anni ’90, deflazione persistente che non rispondeva al tassi d’interesse zero, doveva insegnarci che non c’è una via facile per uscire da una deflazione con l’inflazione».

Il fatto è, spiega (adesso) il giornale, è che la FED può aumentare la fornitura di moneta, ma «non può controllare la velocità della circolazione monetaria».

Le cartolarizzazioni sono ridotte a zero, il che ha frenato potentemente la circolazione; nessuno compra più obbligazioni basate sui debiti vari (mutui, rate per le auto, carte di credito), nessuno ne emette più.

La FED ha pompato centinaia di miliardi di dollari nelle banche, ma queste non hanno interesse ad altri prestiti (nè i clienti a chiedere altri prestiti), e con quella fiat money a fiumi non fanno che «finanziare le posizioni esistenti».

E ancora: «il monetarista Bernanke ha sempre attribuito la recessione giapponese agli errori della Bank of Japan; ma ora si accorge che le ginnastiche monetarie non sono così efficaci come voleva credere».

Il Wall Street Journal arriva a citare con onore Irving Fisher, il vero, grande economista dimenticato, che negli anni ’30 aveva proposto l’abolizione del credito frazionale, la riserva obbligatoria alle banche del 100 %, perchè «l’eccesso di investimenti e l’eccesso di speculazione diventano gravissimi, se vengono fatte con denaro preso a prestito».

Da quanti anni il Wall Street Journal non citava Fisher?

Oggi invece dichiara «semplicista» il monetarismo assoluto di Milton Friedman: ma a Friedman è stato dato il Nobel, tutta l’economia speculativa è basata sui suoi libri sacri, ogni critica al sistema veniva respinta dal Wall Street Journal con ampie citazioni di Friedman.
Bernanke ha portato i tassi a termine vicini allo zero; la sua prossima mossa, che ha annunciato in discorsi del 2003, sarà di abbassare i tassi a lungo, «in pratica la FED comprerà i Buoni del Tesoro a lungo termine», dice il Wall Street Journal.

Ed ecco la sua conclusione: con ciò, Benanke otterrà «che la crisi attuale in Occidente finirà per screditare il monetarismo meccanicista, e con esso il sistema della moneta ex-nihilo in generale, in quanto lo standard del dollaro di carta (senza copertura), messo in atto da Nixon quando si staccò dal tallone aureo nel 1971, finalmente si disintegrerà.

La svolta avverrà in questo modo: i creditori esteri rifiuteranno il dollaro e si rifugeranno nell’oro.
Questo infine porterà all’ammissione, a livello globale, della necessità di un sistema finanziario molto più disciplinato; un sistema in cui l’oro, questa «reliquia barbarica» spregiata dai più moderni banchieri centrali, avrà di sicuro una parte».

Mai, sul giornale dei banchieri e degli speculatori, si è letta una simile rivalutazione dell’oro, e un simile disprezzo per la moneta ex-nihilo. E’ come se il Papa, dal balcone fatale, confessasse pubblicamente che il vero dio è Osiride, e che il culto autentico e la preghiera vanno resi al Bue Api (Vitello d’Oro).
Eppure, bisogna ammirare la rapidità con cui i più fedeli al dogma anglo-americano sono i più pronti a rovesciare gli idoli…
Il governo britannico taglia l’IVA in modo decisivo, dal 17,5 al 15 %: ciò si tradurrà in un immediato calo dei prezzi e in un alleviamento subitaneo per le imprese, ossia per l’economia reale; e siccome il taglio è temporaneo, la prospettiva di un rialzo futuro incita gli individui a comprare ora quei beni che presto rincareranno (siano auto o frigoriferi o mobili), e le imprese a investire al più presto in beni capitali (impianti, macchine utensili, materie prime).

E’ una vera e decisiva misura anti-inflazione: oltretutto benefica per la parte povera della popolazione, su cui le tasse indirette pesano proporzionalmente di più. E l’erario non ci perde - o non perde più di quel che la caduta dell’economia reale non gli farebbe perdere in mancati introiti fiscali da crisi, comunque.

Ad esitare vilmente sono gli ultimi arrivati nella fede liberista, la ex-agente della Stasi Angela Merkel, il parvenu Sarkozy.

E l’Italia? Taglia l’IVA, forse, dell’1%. La mezza misura, inutile, dei cacasottto. Ma hanno paura di non aver abbastanza denaro per pagare gli stipendi delle Caste.

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1) William Buiter, «Can central banks go broke?», Financial Times, 16 novembre 2008.
2) Christopher Woods, «The Fed is out of ammunitionas, Wall Street Journal, 24 novembre 2008.
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Ma mentre si “festeggia” il salvataggio della Citibank….ci sono cose che non ci vengono dette, ad es.:

Islanda. Reuters, 22 novembre 2008- Migliaia di islandesi - ligi alle autorità - hanno dimostrato per le strade di Reykjavik reclamando le dimissioni del primo ministro Geir Haarde e del governatore della Banca Centrale David Oddsson, ritenuti colpevoli del disastro finanziario del Paese. Le manifestazioni avvengono da giorni, con scontri con la polizia. La folla ha eletto come capo un noto cantante-trovatore islandese, Hordur Torfason; un Beppe Grillo più deciso e capace, Torfason ha annunciato che le dimostrazioni continueranno finchè il governo non se ne andrà.

Un giovanotto s’è arrampicato sul palazzo di Althing (dove il presidente si affaccia per l’annuale giornata nazionale) e vi ha apposto un cartello: «Islanda in Vendita, 2,1 miliardi di dollari».
E’ la cifra che il Paese riceve come prestito d’emergenza dal Fondo Monetario. Altri 2-300 manifestanti hanno assaltato la centrale di polizia per tentare di liberare con la forza uno dei manifestanti, che era stato fermato. Hanno spaccato finestre, la polizia, in assetto di guerriglia urbana, ha usato i gas. Alla fine l’arrestato è stato rilasciato dietro pagamento di una multa. Tutti i prezzi sono aumentati di colpo del 30%, i disoccupati aumentano di giorno in giorno. Come si sa, la rovina del Paese è dovuta alle tre banche principali, Kaupthing, Landsbankki e Glitnir, che si sono esposte enormemente all’estero, per cifre superiori al PIL del piccolo Stato. Gudrun Jonsdottir, 36 anni, impiegata: «Ne ho le scatole piene di tutto questo. Non mi fido del governo, non mi fido delle banche, men che meno dei partiti. E non mi fido del Fondo Monetario. Questo era un bel Paese, e loro l’hanno rovinato»


Svizzera. BBCE News, 22 novembre 2008 -Raccolte in un lampo centomila firme per un referendum popolare contro i banchieri: basta con le liquidazioni d’oro dei dirigenti, i loro stipendi saranno sotto controllo pubblico, i «bonus» che intascano dovranno essere in rapporto ai risultati raggiunti. Quest’ultima proposta del referendum ha di mira Marcel Ospen, il capo supremo della UBS, e i suoi direttori. La UBS controlla il 25% del mercato interno, o meglio lo controllava; ora i depositanti hanno ritirato dalla banca l’equivalente di 100 miliardi di euro di depositi (incredibile, ma la cifra viene dalla BBC), mettendoli nelle piccola banche locali (che attualmente prosperano).
Il «salvataggio» delle banche, deciso dallo Stato con uno stanziamento di 60 miliardi di euro, ha fatto infuriare ulteriormente gli svizzeri.

Cina. Causa la riduzione netta delle esportazioni, 62 mila aziende hanno chiuso in poche settimane. Spesso senza preavviso - i padroni semplicemente scompaiono con la cassa - e lasciando i lavoratori con mesi di paghe arretrate.

Il fenomeno colpisce in modo concentrato il Guangdong, centro del miracolo economico cinese, dove migliaia di fabbrichette producono scarpe, giocattoli, gadget di ogni genere.
Per esempio, un operaio di nome Wang, ora disoccupato, reclama dalla sua ditta (Weixu) due mesi di paga arretrata, pari a 440 dollari. Lui e i suoi colleghi sono scesi sulla strada, affrontando la polizia. Le autorità locali, su pressione di Pechino, provvedono direttamente al pagamento degli arretrati nel tentativo di calmare le proteste.

Stati Uniti. Los Angeles Times, 23 novembre 2008.
A Bogalusa, una bidonville di bianchi poveri in Louisiana, un tempo chiamata «la capitale del Ku Klux Klan», la polizia ha segnalato almeno 200 incidenti di tipo razziale da quando è stato eletto Barack Obama.

Gli incidenti comprendono: croci in fiamme nei giardini di coppie miste, minacce di morte ad abitanti (di colore e no) che avevano esposto davanti a casa manifesti pro-Obama, graffiti razzisti, comparsa di cappi appesi agli alberi davanti a case di gente di colore. Una donna che era membro del Klan ma poi ne era voluta uscire è stata crivellata da ignoti. A Bogalusa, dove il 40% degli abitanti è nero, si ritiene che esista almeno un «capitolo» del Klan, fino ad ieri apparentemente in sonno.

Dimitri Orlov, («The five stages of collapse», Energy Bulletin, 11 novembre 2008.)un ingegnere russo che vive negli Stati Uniti, ha stilato una scala del collasso in cinque stadi, basandosi sulla sua esperienza, vissuta nel crollo del regime sovietico e successivamente nel periodo di inflazione e truffe finanziarie dell’era Eltsin.
E’ istruttivo elencare la scala:

1 - Collasso finanziario
2 - Collasso commerciale
3 - Collasso politico
4 - Collasso sociale
5 - Collasso culturale

«Ogni stadio comporta la perdita di fede o di fiducia in qualche importante istituzione o elemento dello status quo», dice Orlov. «Gli effetti fisici misurabili possono essere lenti, ma il rovesciamento psicologico è rapidissimo».
In Russia negli anni ’90, il collasso finanziario fu, per milioni di persone, il passaggio repentino da un prima a un dopo.

Prima Dopo
Pensioni sicure Carità pubblica
Valore della casa Senzatetto, occupazioni abusive
Investimenti pochi copechi
Risparmi liquidi iper-inflazione
Transazioni a credito transazioni in contanti, baratto
Indipendenza finanziaria interdipendenza fisica

In questa fase, si presume che lo Stato regga e organizzi qualche tipo di sostegno di emergenza; un periodo di semi-stabilità prima dell’avvento degli stati ulteriori.

Qui, scrive Orlov, l’esperienza mi ha insegnato che è bene approfittare di questa fase per «aggiustare certi aspetti importanti della nostra vita», specie «nelle relazioni con gli altri».
La normalità finanziaria, spiega, è come un sistema di barriere; il mio conto in banca è separato dal tuo conto in banca; tu ed io possiamo vivere senza preoccuparci troppo l’uno dell’altro; possiamo crederci «giocatori economici indipendenti in una campo di gioco livellato».

Ma quando le barriere diventano irrilevanti perchè non c’è più niente dietro, «diventiamo un peso gli uni per gli altri, in un modo così immediato da rappresentare un trauma per molti. L’indegnità di questa interdipendenza fisica avrà un costo umano inatteso, specie in un Paese educato al mito dell’individualismo».

Collasso commerciale

Quando le merci necessarie diventano scarse o i negozi non vengono riforniti, immediatamente si notano fenomeni di accaparramento, e in conseguenza, di saccheggio. Si forma in un istante un grande mercato nero per le cose di prima necessità, dallo shampoo alle fiale di insulina. Forti rincari da profittatori. Se esiste ancora un’organizzazione statale, attuerà un controllo dei prezzi ed anche razionamenti, il che sarà vissuto come una benedizione.
«Se prima del collasso commerciale il problema è avere abbastanza denaro per permettersi i generi necessari, dopo il problema è convincere quelli che hanno i generi di prima necessità a cederli per denaro; molti vorranno essere pagati in qualcosa di più valido che il liquido…oro? Oppure i clienti dovranno offrire un servizio; e siccome i più hanno poco o nulla da offrire a parte il loro denaro senza valore, ammesso ne abbiano ancora, i fornitori di beni e di servizi si astengono. Scompare il mercato libero e aperto, sostituto da un mercato che non è aperto nè libero. I beni ancora disponibili non sono offerti a tutti, ma solo ad alcuni e in certi periodi. La ricchezza che esiste ancora è nascosta, perchè esibirla aumenta il rischio».

Anche qui, un prima e un dopo.

Prima Dopo
Scarso il denaro Scarsi i prodotti
Economia di servizi Economia di auto-servizi
Shopping Center Mercatini dell’usato, delle pulci
Supermercati Bancarelle dei contadini
Culto delle novità Riparazione degli oggetti
Prodotti importati Surrogati nazionali

«Se prima del collasso commerciale il problema è avere abbastanza denaro per permettersi i generi necessari, dopo il problema è convincere quelli che hanno i generi di prima necessità a cederli per denaro; molti vorranno essere pagati in qualcosa di più valido che il liquido. I clienti devono offrire un servizio; e siccome i più hanno poco o nulla da offrire a parte il loro denaro senza valore, ammesso ne abbiano ancora, i fornitori di beni e di servizi si astengono. Scompare il mercato libero e aperto, sostituto da un mercato che non è aperto nè libero. I beni ancora disponibili non sono offerti a tutti, ma solo ad alcuni e in certi periodi. La ricchezza che esiste ancora è nascosta, perchè esibirla aumenta il rischio».

Collasso politico

Prima Dopo
Diritti acquisiti Promesse non tenute
Servizi comunali Favoritismi locali
Tasse e bilanci Mazzette, concussione
Ordine pubblico Ronde militari o vigilantes
Rimozione spazzatura Cumuli di spazzatura
Ponti e strade Buche, interruzioni e deviazioni

«Può essere difficile prendere coscienza del collasso politico perchè i politici sono bravi a mantenere l’apparenza e la pretesa di autorità anche quando essa vacilla», dice Orlov.

Un segno sinistro, che lui ha visto in Russia, è «il momento in cui i politici regionali cominciano a sfidare apertamente il governo centrale». Ad esempio il governatore della regione di Primorye, nell’estremo oriente russo, accaparrò il carbone delle miniere locali e stabilì una politica estera sua indipendente verso la Cina, «senza che Mosca fosse capace di frenarlo»; la Cecenia che si dichiarò indipendente, con il conseguente bagno di sangue.
Un altro segnale da osservare sono «le incursioni di poteri esteri nella politica interna». In Russia, «consulenti politici stranieri hanno manipolato le elezioni» producendo le rivoluzioni colorate. In Italia, può dire qualcosa il sindaco di Roma che innalza sul Campidoglio la bandiera di Sion avendo a fianco l’ambasciatore di Israele? In USA, i fondi sovrani che comprano pezzi e bocconi dell’economia americana preludono ad una cessione di sovranità: presto avanzeranno richieste politiche per estrarre più valore dai loro investimenti; quando cominceranno a finanziare candidati alle cariche pubbliche, ci si accorgerà che la sovranità è finita altrove.

Peggio: «Il vuoto di potere lasciato dall’autorità legittima collassata tende ad essere riempito automaticamente dal crimine organizzato». In Italia, questo sintomo è sotto i nostri occhi: in Calabria, Sicilia, Campania. In Russia, il potere degli oligarchi con loro squadre di sicari privati, è un più vistoso esempio.

Collasso sociale

L’America, benchè si glorii della sua filantropia, è molto stretta quando si tratta di aiuto ai bisognosi. Le provvidenze sociali sono punitive, basate come sono sull’ideologia che il povero sia tale per colpa sua. Il vuoto di previdenza sociale è colmato dalle organizzazioni caritative private. Più grande il bisogno, più umilianti sono le condizioni imposte ai beneficiari». Inoltre, i benefattori non hanno motivazione di fornire più soccorso in risposta di bisogni crescenti. Al contrario: «Quando il bisogno è grande, costante e crescente, le organizzazioni caritative divengono via via meno adeguate a soddisfarlo».

Sarà bene dunque guardare ad altre opzioni: il ritorno alle società di mutuo soccorso (nacquero negli anni ’30), in cui i bisognosi «non devono cedere la loro dignità e non sono stigmatizzati per la loro condizione».
Se non viene scongiurato il collasso sociale, è quasi inevitabile che si instauri il collasso «culturale».

Quello stadio in cui «si perde la fede nella bontà dell’umanità», dove la gente perde la capacità di «generosità, gentilezza, rispetto, affezione, onestà, ospitalità, compassione, aiuto materiale».

Le rivolte incipienti in Paesi culturalmente obbedienti come l’Islanda e la Svizzera denunciano il crollo della fiducia nell’insieme delle istituzioni, non solo delle banche; resta tuttavia l’idea, nei manifestanti, che «questa era una bella società»; lo stesso esprimono gli azionisti svizzeri in rivolta, quando dicono che i subprime sono «un’invenzione americana», dunque indegna della civiltà elvetica. Resta in essi, dunque, la certezza che la loro «cultura» è migliore, esiste e deve solo essere riaffermata.

Si può dire lo stesso per l’Italia?
Il linguaggio sempre più cinico e violento ammesso in pubblico, le tifoserie teppistiche, i ripetuti pirati della strada drogati che falciano vite e scappano, i graffitari endemici, il linguaggio di Bossi o di Di Pietro, le scene vergognose cui si abbandonano i dipendenti Alitalia senza vergognarsene, tutto questo non rivela uno spaventoso collasso «culturale», addirittura pre-esistente agli altri collassi, finanziario e politico?



Dice Orlov: «Prendiamo l’onestà, ad esempio: la gente la pretende da sè e dagli altri, o giudica accettabile infrangerla per ottenere quel che vuole? La gente trae più motivo di gratificazione nel mostrare quanto ha, o quanto dà?».

Pensiamo all’Italia e proviamo a rispondere, specie riflettendo sul comportamento della cosiddetta «casta», sia essa politica, bancaria, universitaria, giudiziaria, o pubblica in genere. Pensiamo ai politici nazionali che girano con scorta armata sulle auto blù corazzate, ai politici regionali, provinciali, locali,…

La violenza può non essere fisica; ma già abbonda nel nostro mondo occidentale la violenza mentale che consiste, nota Orlov, «nel rifiutare il riconoscimento dell’esistenza dell’altro».
In USA è visibilissimo (ma accade sempre più spesso anche da noi, verso gli stranieri, gli extracomunitari, e non solo) l’atteggiamento dei passanti che evitano il contatto oculare reciproco, credendo così di essere più sicuri. Lo sguardo «vuoto» e indifferente e l’evitamento dello sguardo altrui dà il messaggio: «Non ti riconosco», non esisti. Ciò non rende più sicuri, al contrario….
Orlov non vuole però che la conclusione della sua analisi porti al pessimismo. Al contrario: «Io voglio che la gente sappia che può trovare il modo di condurre una vita serena e significativa anche nel crollo del sistema, comunque condannato».

La condanna non deve implicare l’illusione che si possa fare a meno di ogni potere pubblico: lasciate perdere «i diritti acquisiti», le operazioni militari all’estero, il valore legale del titolo di studio, il teatro a soggetto che passa per «democrazia»; queste sono la cose caduche del politico; ma resta la necessità di servizi essenziali, di essenziali controlli di sicurezza impersonali.

La rivolta deve tendere alla ricostruzione di un «governo», al minimo - in mancanza di meglio - locale.
Là dove le comunità sono socialmente e culturalmente salde, la gente comincerà ad agire per provvedere al necessario senza attendere il permesso ufficiale. Ciò è meno probabile nell’Occidente de-industrializzato e dove il 60% delle persone campano fin troppo bene di «servizi avanzati» di cui, in realtà, si può fare a meno, mentre mancano competenze per sopperire ai bisogni essenziali (solo il 3-5% si dedica all’agricoltura).
Il collasso culturale - il peggiore - è già avvenuto in ampi settori della società post-industriale, dall’«etica» dei miliardari di Wall Street non meno che nei quartieri pericolosi degli spacciatori di crack. Ma ci sono ancora «sacche di cultura intatta qua e là», comunità che hanno imparato dall’avversità a mantenere una coesione sociale, altri che hanno preso deliberata decisione di condurre una vita più semplice e sana. Orlov consiglia di imitare (o importare) certe sub-culture vitali, come quelle che sussistono in certe comunità di immigrati, o tra gli Amish e i mennoniti, quelli che rifiutano la luce elettrica, si spostano con calessi e cavallo, e coltivano il proprio pane con le loro mani….dura eh?

lunedì 17 novembre 2008

Economia ...ma quale economia...

ECONOMIA, no mia. Loro, Nostra?

In deflazione, il debito (mutui, carte di credito, prestiti-auto) diventa schiacciante, anche se il denaro è a tasso zero; perchè i redditi scendono, mentre il debito resta fisso, e dunque a tassi reali comunque troppo alti.
Ormai, in USA ma anche in Europa, la deflazione è instaurata.

Già si comincia a vederne il sintomo più sinistro: rallentano gli acquisti di auto e case. Non solo perchè la gente è più povera; anche perchè c’è l’aspettativa che forse, tra sei mesi e un anno, le case e le auto te le tireranno dietro, pur di venderle.

Questo crea il circolo vizioso deflazionista: ritardi gli acquisti in attesa di ribassi; a forza di ribassi, le ditte falliscono perchè non riescono a pagare i «loro» debiti; alla fine anche tu non puoi comprare l’auto nuova al 50% di sconto, perchè sei stato licenziato e non hai più reddito…

…Bernanke, dopo aver studiato tutta la vita come scongiurare la deflazione post-29, giunto alla prova suprema della sua esistenza, per cui si era preparato - ha fatto cilecca. Quanto al ministro del Tesoro Hank Paulson, la sua potenza intellettuale era attestata dal semplice fatto d’essere stato il capo supremo, e strapagato, di Goldman Sachs. Paulson, ha immediatamente stanziato una cifra astronomica, estorcendo ai contribuenti e al Congresso 700 miliardi di dollari. Ma per quale scopo? non salvare l’economia reale (di cui a Goldman Sachs non sanno nulla), bensì le finanziarie speculative (anche noi in Europa). E ha cercato di farlo in modo che le banche e gli speculatori non pagassero alcun prezzo per la crisi che hanno provocato. Anzi.

Con i 700 miliardi, Paulson - o meglio lo Stato americano - ha voluto comprare tutti gli «attivi tossici», ossia tutti i titoli-spazzatura oggi invendibili che le banche hanno, a prezzi superiori alle loro attuali quotazioni (che sono più o meno zero); insomma liberare i bilanci delle banche dai crediti sub-prime ed altri derivati putrefatti, non solo gratis, ma facendo loro anche regali.
Ora però ha rinunciato. Il genio della finanza si rimangia tutto!

Il 12 novembre Paulson ha ammesso che «comprare gli attivi illiquidi connessi ai mutui» non è «il modo più efficace di usare i fondi» che ha estorto. E ha annunciato che ne userà una parte per iniettare capitale nelle banche (ossia: in cambio dei soldi, almeno si farà dare azioni delle banche), per sostenere i prestiti dati agli studenti, ai compratori di auto a rate e alle carte di credito; e per ridurre i pignoramenti, aiutando i padroni di casa col mutuo che non possono pagare, a ristrutturare il mutuo, e restare nelle loro case con rate che possano permettersi.

Un aiuto all’economia reale, finalmente. Ma lo fa con un ritardo fatale, quando ormai le case sequestrate sono una valanga. Al punto che la superbanca Citigroup ha rinunciato a pignorare gli immobili dei suoi debitori insolventi: ciò che otteneva era solo un parco di case vuote, abbandonate al saccheggio e dunque con valore precipitante, su cui per di più doveva pagare le tasse di proprietà.
Della Banca Centrale Europea non è nemmeno il caso di parlare: Trichet si è rivelato anche più torpido e confuso economista dei suoi compari americani; qui non siamo alla stupidità, ma al mongolismo clinico.

A far la cosa giusta subito, senza perdere tempo, è stata la dirigenza cinese. Con lo stanziamento colossale di 600 miliardi di dollari (un sesto del PIL cinese) per il lancio alla grande di infrastrutture come ferrovie e reti elettriche, case a basso prezzo e spese sociali - sanitarie - insomma lo stimolo fiscale keynesiano - ha mostrato più audacia e più intelligenza degli intelligentissimi americani.
Ma è vero che c’è una differenza sostanziale: la Cina i soldi ce li ha! Sono le sue riserve, guadagnate a forza di esportazioni e di lavoro (malpagato) dei suoi cinesi. E invece l’America, se vuole spendere 600 miliardi in un programma keynesiano di spesa pubblica, dove li prende?

Come al solito: a credito dalla Cina. Ossia deve spacciare ai cinesi altri Buoni del Tesoro denominati in dollari.

Fino ad oggi, la Cina ha sempre accettato questi BOT in pagamento delle sue merci, perchè così facendo dava agli americani il denaro per comprare i suoi prodotti. Così ha finanziato e rifinanziato di continuo il consumo americano. Ossia: quando i BOT venivano a scadenza, non pretendeva denaro vero (magari oro), ma si contentava di altri BOT a scadenza più lontana. PERO’ oggi l’americano comprerà meno merci cinesi, e a Pechino lo sanno, e diminuisce perciò la loro propensione a prestare soldi all’america! Loro non fanno come NOI che vogliamo più soldi in tasca gratis (come i 600 $ che Bush a dato ai suoi concittadini) o inventandoci “rottamazioni” bensì conta di creare lavori per i cinesi, costruisce le basi per la prossima fase di sviluppo, per un’economia ancora più forte in futuro. E’ persino simbolica la decisione di puntare sulle ferrovie - disprezzato dalla finanza speculativa - la più trascurata delle infrastrutture (in Italia non meno che in USA), è stata la spina dorsale dello sviluppo europeo e americano di due secoli fa: creò ricchezza che prima non esisteva… E l’America e l’Europa, intanto, dovranno emettere BOT su BOT, sperando che qualcuno li compri. In tempi di credito diffidente e scarso, sarà da vedere chi li compra. Ma diciamolo, conviene comprare ancora titoli dei debiti pubblici occidentali?
Si sa che quegli Stati non li ripagheranno mai veramente, ossia con il flusso di cassa proveniente dagli introiti fiscali. Questi Paesi hanno debiti pubblici colossali (USA come Italia), si stanno impoverendo, la loro popolazione (in Europa) è vecchia, la demografia in ribasso, i giovani sono più ignoranti e quindi meno produttivi e creativi, la de-industrializzazione ha fatto perdere competenze tecniche alla nostra civiltà, sicchè il capitale investito qui rende poco; dietro quei BOT, insomma, non c’è prospettiva di un ritorno del capitale e di frutti solidi, risultato di una creazione di ricchezze reali. Al massimo, l’Occidente li ripagherà stampando moneta, ossia la moneta deprezzata.
E perchè i cinesi dovrebbero comprarli, dovrebbero rifinanziarci all’ infinito?

Non sono mica cretini come ad es.l'ultimo commento dell'ottimo commentatore di Repubblica Giuseppe Turani. Turani immagina che vi sia SOLO un problema di fiducia, ricostituita la quale le borse riprenderanno naturalmente a salire.
"Adesso non c’è nemmeno bisogno di mettere da parte i soldi, ci sono già (hanno provveduto le banche centrali a riempire il mondo di liquidità). Tutto quello che serve per vedere la Borse rinascere è solo un minimo di tranquillità (politica e finanziaria). Poi, la propensione al rischio si riformerà nel giro di una notte o due e torneranno tutti a comprare i titoli, che nel frattempo sono scesi a valori spesso ridicoli e quindi molto convenienti. Anche i più sprovveduti, a quel punto, si sentiranno in grado di poter osare. E la giostra ripartirà."

E tutto questo mentre arrivano le pesanti conferme di un sistema che non riesce a correggere o riformare se stesso. Le conferme sono due.

La prima.
Secondo il Financial Stability Report della Bank of England, le banche centrali hanno emesso in queste settimane 7.000 miliardi di dollari in prestiti, acquisti di titoli e garanzie fornite al settore finanziario.

La seconda.
La fiducia tra le stesse banche non è comunque tornata, come dimostra il fatto che lo scorso 31 ottobre i depositi degli istituti europei presso la Banca centrale europea hanno raggiunto il massimo storico di 280 miliardi di euro. Quindi se i soldi sono li, vuole dire che non li prestano!
Questa sfiducia è del resto giustificata. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che le perdite del settore finanziario si aggireranno sui 1’400 miliardi di dollari. Ciò vuol dire che vi sono ancora da scoprire 600 miliardi di dollari di presunti attivi che probabilmente valgono quasi nulla.
Ora ecco la novità.
La American Express, colosso delle carte di credito, ha chiesto al governo Usa un prestito di 3,5 miliardi di euro.
Soluzione vertice: moneta complementare, opere pubbliche, tornare a stampare moneta di proprietà dei cittadini e non della Banca d’Italia che è privata e non solo…
Soluzione base: Investire in un po di terra e coltivare l’orto…per qualche anno…e se proprio abbiamo denaro, ritornare a comprare l’ oro…magari anche il grano perché rincarerà molto.

ALitalia... e gli Oneri Sociali

Diminuiscono i voli...
Son partite le lettere di messa in Cassa INTEGRAZIONE ( a carico nostro )
Non ci sono abbastanza fondi e beni da dismettere per far fronte ai debiti..

Quindi il prestito ponte lo abbiamo risarcito NOI.

Abbiamo versato incosapevolmente 300 Milioni di Euro e non abbiamo Voce in Capitolo.

Questa è l'Italia.

Buffoni

venerdì 14 novembre 2008

Attacco alla VITA e alla Dignità

Argomento vario profondo ed attuale.

Due esempi :

- Eluana ( anni e anni di coma )
- Genova 2001 il G8... anni e anni di ingiustizia e caduta della Democrazia

Ma quale Vita , alimentazione artificiale , nessun contatto nessuna espressione nessun interscambio, sofferenza unilaterale da parte dei familiari impotenti davanti al risultato medico e non scientifico di una sopravvivenza nominale e vegetale. ( E qui Il potere ecclesiastico è intervenuto )

Genova2001, il Regime autoritario con la sua macelleria messicana oggi è stato assolto, in sfregio a tutti i codici penali e di procedura, davanti all'evidenza e alle inconfutabili prove, il REGIME ha assolto i mandanti e prescritto gli esecutori.
Gli altri erano li per caso. VERGOGNA.

E qui il potere ecclesiastico non dice nulla.
In Italia culla della Storia , nella già civilissima Europa con ragazzi europei tra i protagonisti è andata in scena la Farsa con LA SUA FARLOCCA SENTENZA.

CHE SCHIFO.

E oggi vain piazza il movimento studentesco L'ONDA... chemolto preoccupata per il suo futuro manifesta.....

E qui il Potere Ecclesiastico non si pronuncia... difende le sue Istituzioni private e sovvenzionate.. ma guardiamo in faccia la realtà.. ma quanto Vi siete discostati da quanti hannorealmente bisogno nel MONDO ???

Che schifo e che vergogna.

giovedì 6 novembre 2008

E il Mondo ride di Noi

"Al Qaeda sarà contenta ...
" Abbronzato .....

Che schifo, che vergogna...

Megalomane dichiara guerra agli USA così ti levano dai c....

e oltre ai disagi forse ne avremo anche dei benefici.... ??? !!!

Europa Unita.. Vi prego COMMISSARIATECI.

DATECI UN AMMINISTRATORE ESTRANEO AGLI INCIUCI PER FARCI CAMMINARE DI NUOVO.

Altro che cervelli in fuga e immigrazione di feccie e emigrazione di cittadini sfiniti e sviliti e VILIPESI.

Meditate gente meditate.......

Abbronzato.......??? !!!

Sei la vergogna dell'Italia intera che tenti di rappresentare e di conseguenza ci fai sfigurare.

Giullare di corte che non sei altro.

Comico in Russia ( ora amica tua, una volta comunista ) e oggi sfotti " razzista ignorante che non sei altro " gli USA ( nemici storici della sinistra ) ... che oggi la difendono......

Storico... come gira il MONDO......

Pappa e ciccia e leccaculo.

Indovina chi sei ???

gigi

mercoledì 5 novembre 2008

Il Sogno Americano ha un Nuovo Slancio

Nella notte alle ore 5 e 10 circa ora italiana, in diretto su Radio Pop ho ascoltato il Discorso del Candidato sconfitto ( cercherò il Testo ) un SIGNORE....

Alle circa 6 sempre ora italiana Obama Hussein Barak ha proclamato il suo discorso ....( cercherò il TESTO ) da far studiare sin dalle elementari nel Mondo.

Sono dei SIGNORI.

Speranza in un cambiamento....

gioia per questo fatto nuovo storico ed unico ( un Anglo Afro Americano di colore ) eletto come 44° Presidente degli usa..... e chi lo avrebbe mai detto....

Paura e preoccupazione ... ( finto ) oppure non lo lascino lavorare oppure peggio come JFK ???

Insomma OGGI QUALCOSA DI NUOVO C'E'..... E STIAMO VIVENDO LA STORIA...


GRAZIE GIGI

martedì 4 novembre 2008

Oggi Election Day... in Usa...

L'America spera..... nel cambiamento..
Spera in Barak Obama ???

Il Mondo aspetta l'esito di queste ennesime elezioni.. la superpotenza si confronta dall'INTERNO.

L'Italia ( stato unito senza benefici e diritto al voto ) attende.

La Cina, l'India ed i Paesi Arabi e Sud Americani attendono....

Brogli...

Barak e noi burattini... scrivevo quando aveva battuto Hillary... oggi speriamo anche Noi nel CAMBIAMENTO...

Insomma peggio di così ... si può andare ???!!!

Domani avremo le idee più chiare... e poi sapremo quale sarà la NUOVA ROTTA.

lunedì 3 novembre 2008

Maratona ...sia podistica sia elettorale....USA

Ieri si è svolta la 39° edizione della New York Marathon...

e domani si vota per la presidenza in USA...
La Ferrari a vinto con Massa ieri ma Hamilton.... si è portato a casa il Titolo....

Barak??? Oggi incarna lapossibilità del cambiamento... non vorrei rimanesse il sangue amaro.... in ( parallelo basso/culturale come quello della Formula 1 )..

Sensazioni.....

Chi vivrà vedrà... ma non con Alitalia volerà ......

Insomma ce n'è sempre tanta di discussione ... o meglio tanti argomenti... ma più che avvertimenti camorristici con gambizzazioni di ragazzini... per droga???, stragi del saBATO SERA PER HALLOWEN.... legge di riforma per l'Università ?.... e tornelli non si parla....

Aspettiamo.....