La lapidazione in Indonesia e il mondo moderno
Ad Aceh, provincia nord-occidentale dell’Indonesia, diventerà legge nei prossimi giorni la condanna a morte tramite lapidazione per il reato di adulterio, e la fustigazione in pubblico per le relazioni pre-matrimoniali, in applicazione delle norme penali della ‘sharià, la legge coranica. Secondo quanto ha dichiarato il vice Presidente del Parlamento autonomo locale, la normativa gode di un vasto consenso sociale e politico, malgrado vi sia chi vi si oppone in nome del rispetto dei diritti umani e della moderna Costituzione. L’ Indonesia rappresenta il limite estremo, ad oriente, dell’islamismo, e con il suo 90% di fedeli sugli oltre 230 milioni di abitanti, il paese più musulmano in assoluto, con il residuo 10% frammentato fra cristiani, buddisti, induisti e animisti. Almeno 16 delle 33 province indonesiane negli ultimi anni hanno approvato leggi stabilite dal codice coranico, leggi che ovviamente sono lontanissime dalla sensibilità etica e giuridica del mondo occidentale odierno visto che risalgono, non al 500 dopo Cristo, ma a circa il 5000 avanti Cristo, ossia alla parte più antica dell’Antico Testamento. Maometto, infatti, ha basato il Corano sui primi cinque libri della Bibbia, i quali sono appunto quelli che stabiliscono la Legge, le norme di comportamento e le relative punizioni.
E’ difficile per noi oggi comprendere che cosa sia obbedire ad una legge che si ritiene “rivelata”, stabilita da Dio, e che è pertanto l’unica valida. Noi continuiamo a pensare che possano coesistere le leggi del codice “laico” con quelle del codice religioso perché siamo figli di colui che per primo si è ribellato alla vista di un’adultera condotta alla lapidazione. Duemila anni di Vangelo non sono passati invano sul mondo, anche su quello non cristiano, anche su quello laico e non credente. Ma non dobbiamo dimenticarci che Maometto ha voluto, con il Corano, ripristinare l’Antico Testamento proprio contro ciò che aveva affermato Gesù e che gli appariva – come di fatto è – un venir meno alla legge di Abramo. Noi, semmai, dovremmo chiederci perché la Chiesa continui a fingere di tener fermo il legame con l’Antico Testamento quando è evidente l’incompatibilità della legge ’”occhio per occhio” con la legge “amate i vostri nemici”, così come sono incompatibili le moderne conoscenze scientifiche con il sapere più o meno magico dei pastori nomadi di 8000 anni fa. D’altra parte le sanguinose battaglie che ci sono state lungo il passare dei secoli fra cristiani e musulmani testimoniano di questa incompatibilità. La tendenza attuale a dare quasi esclusivamente motivazioni politiche a ciò che è accaduto e ancora accade nel mondo, rispecchia le “nostre” motivazioni, motivazioni di comodo in quanto si spera sempre che siano più razionali e di conseguenza più facilmente risolvibili; ma non sono quelle vere, o almeno non sono mai quelle determinanti.
La forza dei musulmani è la loro obbedienza religiosa. Ed è tanto maggiore questa forza perché si esplica in un universo che ne è privo. I politici si illudono di attrarre nell’orbita occidentale i paesi musulmani esaltando la democrazia, i diritti umani; oltre, ovviamente, a far brillare davanti ai loro occhi il benessere economico di cui godiamo. Ma si tratta, appunto, di una illusione. Possono conquistarci - e lo sanno - senza rinunciare alla protezione di Allah, che li guarda e li protegge in ogni minuto della loro vita; senza rinunciare al dominio sulle donne e sui figli; soprattutto senza rinunciare a quel tipo di “santificazione” di se stessi e del proprio corpo che viene loro assicurato dall’esatta obbedienza ai gesti, ai rituali di purità, di digiuno, di preghiera; e, quando è necessario anche alla lapidazione. La “ pietra” è sacra; dunque anche questo tipo di morte è consacrato a Dio.
Insomma, bisogna ripeterlo: appartengono all’Antico Testamento e di conseguenza ad una cultura che li affida all’obbedienza; che li mantiene “relativi” a Dio. Gesù, al contrario, ha creduto nell’Uomo con tutta la debolezza, la fragilità che questo comporta. Toccherebbe ai cristiani, oggi, dimostrare che non ha sbagliato; ma, siccome non si vede quasi nessuno sforzo in questa direzione, dobbiamo convincerci che ci aspetta un futuro durissimo. Ida Magli Roma - 9 Settembre 2009
Per quali valori muore la Folgore?
Perchè i sei giovani della Folgore si sono fatti maciullare da un attentato in Afghanistan, perchè «i nostri ragazzi» sono lì? Ma è ovvio, per regalare agli afghani «i nostri valori».
Che sono, o meglio che è, a quanto si capisce (dall’ultimo fatto di cronaca che vede la ragazza marocchina uccisa dal padre..) non uccidere, tutto il resto è permesso… abbandonare la religione, guardare la televisione, frequentare giovani, far tardi nelle discoteche, drogarsi e bere fino a stordirsi…i soldi, l'apparire, il vestito di marca e la macchina nuova…Valori forse perché contribuiscono al Pil?
Il ministro della difesa ( che sarebbe ora di tornare a chiamare della Guerra.) grida"Infami, vigliacchi, non ci fermeranno!" Pare che gli attacchi di quel tipo portati a termine da partigiani italiani contro i tedeschi fra il 43 e il 45 si chiamassero "Resistenza" e siano serviti a liberare l'Italia dall'invasore. Invece a situazione rovesciata, quando sono gli occidentale ad occupare, chi resiste è infame e vigliacco. Abbiamo imparato bene dai nostri ”liberatori” gli anglo-americani!!
Oltre un milione di Irakeni e Aghani morti in due guerre di aggressione (non dichiarate) e a nessuno gliene frega niente, anche se noi facciamo parte degli invasori; muoiono 6 italiani e il paese si ferma, si interroga, ecc. ecc.
Sarebbe ora di finirla con la retorica dei "nostri valori" difesi a spada tratta da gente che non saprebbe neanche spiegarci quali sono. Atei che parlano di "valori cattolici" solo in contrasto all'Islam, o per contrastare il governo ; Ex puttane che parlano di "valori morali"; Politici che invocano i "valori occidentali" e sono i primi responsabili della degenerazione morale dell'Occidente, con l'esempio che danno al prossimo e dal modo in cui ci hanno venduti a un mondialismo fascista?
Strano che nessuno si ponga invece il Problema Assoluto: quello della guerra di oggi. In fondo solo gli Israeliani e gli Arabi combattono per qualcosa di veramente loro, che sia una visione imperiale e religioso/millenarista o difesa della propria terra e delle proprie tradizioni. Che non si parli volentieri di ciò che accade in Afghanistan, ciò è dovuto al buonismo imperante. Lì si spara, si uccide e si viene uccisi. C'e' la guerra VERAMENTE e tutti i giorni, non si va solo a costruire ponti e scuole: sono solo dettagli, foglie di fico dietro cui si nascondono battaglie vere e proprie. E a nessuno - a destra come a sinistra - piace parlarne. Si fa finta che tutto questo non esista. E vai con il Grande Fratello, la De Filippi e il grande circo dei pagliacci.
La Signora Navi Pillay, alto commissario ONU per i diritti umani, ha denunciato le attuali politiche nei confronti dei migranti, in particolare nelle zone del Mediterraneo, del golfo di Aden, dei Caraibi, dell’Oceano Indiano, in quanto, a suo dire, violerebbero le norme del diritto internazionale. Naturalmente tale discorso ha fatto riaccendere la polemica in Italia nei riguardi dei respingimenti, sebbene il Ministro Maroni abbia più volte ribadito che la legge italiana è conforme alle norme internazionali, cosa che dovrebbe bastare a mettere in pace la coscienza dei numerosissimi San Francesco che vivono nel Bel Paese. E’ tuttavia evidente, ormai, che, come succede a tutte le leggi, anche il diritto internazionale non è più corrispondente alla realtà e che è proprio questo diritto che deve essere ripensato. Il “diritto d’asilo” per esempio, è nato nei lontanissimi tempi nei quali la pena più grave che veniva inferta ad un cittadino era l’esilio; una condanna che discendeva dalla sacralità della terra patria, che sarebbe stata profanata dall’impurità del reo, colpevole di tradimento o di omicidio. Per questo una terra “altra” aveva l’obbligo di accoglierlo: non era rivestita della stessa sacralità, non essendone la patria, e di conseguenza non ne sarebbe stata per nulla contaminata. Dunque, come è evidente, si tratta di casi singoli; il diritto d’asilo di masse di persone non è pensabile. Infatti, oggi si finge che si tratti di casi singoli, sebbene la condanna all’esilio non esista più, ma la finzione non è mai una buona via d’uscita, ed invece è indispensabile ripensare tutta la questione.
Il problema attuale dell’immigrazione è la sua numerosità, e i politici così come i legislatori hanno l’obbligo di affrontarlo nei termini reali, quello della numerosità, eliminando una volta per tutte dai loro discorsi la retorica dei “diritti umani” piantati in cielo. Anche i diritti umani devono essere gestiti da uomini, non da divinità, o da politici che si ritengono divinità.
Proviamo, allora, a guardarla in faccia, questa realtà. Mischiare tutti i popoli, sollecitando al massimo l’emigrazione di massa, fa parte del progetto di “uguaglianza” e di “globalizzazione” messo a punto da alcuni politici e da alcune associazioni mondialiste in cui prevalgono uomini di sinistra ed esponenti delle varie Chiese, inclusa quella Cattolica. E’ un progetto che va contro i sentimenti, gli interessi, i valori dei popoli e che condanna le sinistre a perdere voti e a diventare minoritarie fino a sparire, come in Italia ad alcuni gruppi è già successo. E’ indispensabile, invece, approntare un piano di persuasione e di aiuto concreto, nei loro paesi, ai popoli che ormai scelgono l’emigrazione, anche quando non sarebbe necessario, come strada più comoda per migliorare la propria vita, investendo in questo piano le stesse ricchezze che spendiamo per mantenerli da noi. Abbiamo mezzi di informazione in abbondanza; abbiamo strutture operative di tutti i generi da mandare sul posto per organizzare, insegnare, realizzare. Smettiamola di trattarli come se non potessero fare le stesse cose che facciamo noi: basta insegnarglielo e cominciare a mettere in opera. Non esistono paesi poveri: esistono paesi nei quali non si sfruttano le ricchezze esistenti. Perfino le lotte tribali finirebbero, o almeno sarebbero limitate, se ci fosse un lavoro ordinato, delle produzioni e delle ricchezze da proteggere: è questa la meta che desideriamo per loro e per noi. Ida Magli Roma - 14 Settembre 2009
lunedì 21 settembre 2009
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