Spigolature
Per la liberazione dell’Afghanistan, l’Amministrazione Bush ha bruciato già 179 miliardi di dollari, e Obama ne vuole ancora dal Congresso e dai contribuenti in piena crisi finanziaria.
Costo annuale dell’ operazioni belliche USA nel 2002: 20,8 miliardi di dollari.
Nel 2009: 60,2 miliardi. Ulteriori fondi richiesti da Obama al Congresso per il 2010: 68 miliardi. Costo totale fino ad oggi: 228,2 miliardi di dollari, ossia 10 volte il PIL dell’Afghanistan.
Gli alleati della NATO ne hanno gettati finora 102 miliardi. Sono circa 9 mila dollari per ogni afghano, bambino, donna, vecchio imam; niente male, se li avessero ricevuti brevi manu.
Ma essendo stata questa pioggia d’oro elargita sotto forma di acciaio, tungsteno e uranio impoverito, dopo sette-otto anni di «aiuti», ancora metà della popolazione afghana tira avanti con meno di due dollari al giorno!!
Noi ITALAIANI secondo il blog di Giancarlo Chetoni, sappiamo che l’impegno in Afghanistan costa all’Italia 1.000 euro al minuto, 525 milioni di euro l’anno. Nonostante ciò, l’Italia s’è impegnata a portare le sue truppe in Afghanistan, in quattro anni, dagli attuali 3.250 uomini a oltre 6.000, praticamente un raddoppio. Si ricorda che all’inizio ci siamo scelti la missione - per cui abbiamo speso a suo tempo altri 52 milioni di euro- di assistere lo Stato afghano nella «riforma del suo sistema giudiziario»: proprio noi, che possiamo vantare un sistema giudiziario che ha un arretrato di 3,5 milioni di processi penali, e 5,4 di processi civili.
Presto le truppe occidentali in Afghanistan supereranno il numero delle truppe che l’URSS impegnò in Afghanistan negli anni ‘80: precedente che qualche osservatore americano tende a giudicare sinistro (la sconfitta in Afghanistan ha distrutto l’impero sovietico; distruggerà quello americano?). I russi persero 15 mila uomini e non vinsero, gli americani (ufficialmente) fino ad oggi, solo 5 mila.
Ma lasciamo tempo al tempo, Washington ha chiarito che spenderà tutto il tempo necessario, e tutti i miliardi di dollari opportuni… l’ex capo della NATO scelto dagli americani come sempre, Jaap de Hoop Scheffer, ha dichiarato che l’Occidente (saremmo noi) resterà in Afghanistan a battersi per 25 anni. Il capo di Stato Maggiore britannico, generale David Richard, ha corretto: 40 anni…
EROINA
La stampa italiana scopre la sua nuova eroina: Lubna…. colonne di giornale per rendere noto al mondo, applaudire, invitare a commuoversi per la ricca signora sudanese Lubna Hussein, addetta stampa dell’ONU, che condannata dal feroce regime islamico del Sudan per aver indossato dei jeans, ha rischiato 40 frustate, poi commutate in una multa di 200 dollari; multa che lei rifiuta, per andare in carcere (un mese) e «trasformare il suo caso in una battaglia civile per le donne». “Come Anna Politkovskaya” “ Giovanna d’Arco” anche lei condannata perchè indossava i pantaloni (e per altre due o tre cosette), donna coraggiosa come Aung San Suu Ky,..va bene i paragoni, ma la Politkovskaya è stata ammazzata, Giovanna d’Arco bruciata viva, Aung San Suu Kyi è agli arresti da 40 anni in Birmania. Ma che volete farci, i nostri giornalisti cammellati si indignano!!
«Il grande merito» di Lubna, ci spiegano è «aver riportato l’attenzione su un paese canaglia, il Sudan, che era stato cancellato da una mano nera nella lavagna dell’interesse del mondo».
Chissà di chi è questa mano nera che cancella l’attenzione mediatica sul Sudan. Il Corriere coltiva una teoria del complotto, naturalmente islamico; è noto che è la lobby musulmana a controllare i media occidentali, e a sopprimere le informazioni sulle loro persecuzioni di donne in jeans. Non c’è giornale che da noi, abbia il coraggio di scrivere una riga contro Ahmadinejad, contro Gheddafi, o contro il capo del Sudan, o di pubblicare vignette insultanti contro Maometto. Giustamente, ora si prende coraggio dall’esempio della bella perseguitata di Kartum:
«Lubna può insegnarci molte cose, ma soprattutto a non aver paura», si inneggia, e in crescendo vibrato: «Lubna non ha mai taciuto, non ha mai avuto nemmeno una volta la tentazione della sottomissione... ci ha dimostrato che ribellarsi è giusto, vincere è possibile». Vi ricorda qualcuno? Yes we can!!
Parole sante. Incitati da tanto esempio, si potrebbe osare riportare notizie apparse su vari giornali algerini (Al Marada ed Al Khabar del 6 settembre), che appaiono degne di nota, ma al Corriere & Co. no. Si apprenderebbe che l’arresto, recentemente operato dall’FBI a New York, del rabbino Levy Izhak Rosenbaum e dei suoi complici di traffico di organi umani, ha preso le mosse proprio in Algeria, da numerosi casi di bambini scomparsi.
Dal 2001 al 2008, sono scomparsi in Algeria 841 bambini fra i 4 e i 16 anni; rapiti per lo più in grandi città, Algeri, Orano, Annan, gettando nella disperazione le famiglie. A volte vengono ritrovati i cadaveri (81 solo nel 2007), ma più spesso se ne perdono del tutto le tracce; non vengono richiesti riscatti.
In Algeria scompaiono, o sono scomparsi, anche centinaia di adulti: da mettere forse sul conto di anni di guerriglia islamica divenuta folle, ma non mancano i sospetti sul «potere», ossia sul regime corrotto. Fatto sta che la polizia algerina, non riuscendo a chiarire il macabro mistero, ha chiesto l’assistenza dell’Interpol. E, secondo i giornali algerini, è stato proprio il coordinamento attuato dall’Interpol fra varie polizie (fra cui quella del Marocco) che ha portato allo «smantellamento della rete di contrabbando internazionale di organi» conclusasi in USA con la cattura di rabbi Rosenbaum e di altri 43 americani.
Il giornale Al-Khabar conferma che «gli arresti hanno avuto luogo dopo che le indagini hanno mostrato che bambini algerini rapiti, e portati in Marocco, erano direttamente collegati con la rete ebraica che usava gli organi dei bambini onde contrabbandarli in Israele e Stati Uniti, allo scopo di venderli fra i 20 mila e i 100 mila dollari».
Ovviamente i giornali algerini riferiscono anche della recente inchiesta del giornale svedese «Aftonbladet», secondo cui i palestinesi di Gaza e Cisgiordania sostengono da anni che giovani palestinesi vengono uccisi e smembrati dall’armata israeliana per trarne gli organi. Riporta anche le frasi che rabbi Rosenbaum disse al telefono ad un compratore, intercettate dall’FBI: «Lasci che le spieghi. E’ illegale comprare o vendere organi... Sicchè lei non può comprarli. Quel che lei farà, è dare un compenso per il mio tempo». Lamentando che la compensazione era aumentata a 160 mila dollari, perchè «è difficile ottenere gente», da quando Israele ha passato una legge che vieta la vendita di organi umani.
Questa mi pare una notizia più grossa della Lubna multata perchè porta i pantaloni. La faccenda del traffico d’organi a favore di israeliani, spesso pagati dai loro servizi ed assicurazioni sanitari, diventa sempre più ricca di dati, circostanziata e precisa, eppure è come se - «una mano nera l’avesse cancellata dall’interesse del mondo». Se per caso i nostri giornali ne parlano, è solo per riferire lo sdegno di Israele a queste voci ed accuse: nulla di vero, si tratta solo di atroci fantasie antisemite, il ritorno alla vecchia accusa di assassinio rituale...
E’ possibile. Ma se si vince la tentazione della sottomissione (come ci insegna Lubna) si finisce per domandarsi se nella cultura ebraica ci sia davvero qualcosa che renda impossibile simili traffici. E si scopre che è il contrario: che esiste almeno una parte della cultura ebraica, che ammette quel delitto.
Israel Shahak, in «Jewish Fundamentalism in Israel», Londra 1999, riporta un rescritto del venerato rabbi Schneerson, gran maestro dei Lubavitcher:
«Se un ebreo ha bisogno di un fegato, si può prendere il fegato di un non-ebreo innocente per salvare il primo? La Torah probabilmente lo consente. La vita di un ebreo ha un valore infinito. Se vedi due persone annegare, un ebreo e un non-ebreo, la Torah ti impone di salvare prima la vita dell’ebreo».
Non si abbia paura, e si legga e si riporti come rabbi Schneerson giustifica teologicamente l’asportazione di organi da non ebrei:
«Il corpo dell’ebreo sembra simile a quello del non ebreo (...) ma la similarità è solo nella sostanza materiale, aspetto esteriore e qualità superficiale. La differenza della qualità interiore è così grande che i corpi devono considerarsi di specie del tutto diverse (...). Un ebreo non è stato creato come mezzo per uno scopo; egli stesso è lo scopo, dal momento che tutta la sostanza della emanazione è stata creata solo per servire gli ebrei. ‘In principio Dio creò i cieli e la terra’ (Genesi 1;1) significa che tutto fu creato per il bene degli ebrei, che sono chiamati ‘il principio’. Ciò significa che tutto è vanità in confronto agli ebrei».
Rabbi Schneerson di venerata memoria non mancava di insistere:
«L’intera realtà non ebraica è solo vanità. Sta scritto: ‘e gli stranieri pascoleranno le vostre greggi’ (Isaia 61:5). L’intera creazione esiste solo per il bene degli ebrei».
Dunque, secondo questa ideologia, gli altri esseri umani sono solo «mezzi per uno scopo», lo scopo di essere usato dagli ebrei. Non pare al Corriere & Co. che questa ideologia non rigetti affatto l’espianto di organi da vivi e da morti non-ebrei, eventualmente il rapimento di bambini e di palestinesi per trarne organi, ma anzi giustifichi teologicamente questo tipo di orribili?
La replica indignata è, di solito, questa: che è antisemita prendere le idee di Schneerson, e della sua piccola setta estremista, e far credere che sono legge in Israele. Che sono idee del tutto minoritarie, di frangia, e non adottate dallo Stato ebraico. Ma è proprio vero?
Gli Habad Lubavitcher, quelli che credono Schneerson il loro messia, sono un gruppo numeroso, potente e con schiacciante influenza in Israele e in USA; e nessun altro rabbino ha rigettato come eretiche e inammissibili, contrarie alla Torah e al Talmud, le idee dei Lubavitcher (anzi il contrario: i rabbini-capi esprimono idee simili, invocando il massacro o l’espulsione in massa dei palestinesi), perchè mai la Sanità israeliana finanzierebbe viaggi all’estero di ebrei bisognosi di organi non ebrei, sapendo bene cosa vanno a fare?
Ma c’è di più!!
In queste settimane è in corso in Israele una grande campagna pubblicitaria, finanziata e sponsorizzata dal governo, che ha l’intento di combattere i matrimoni misti, di ebrei con non-ebrei. Dappertutto ci sono manifesti con foto di un giovane o di una ragazza, con sotto la scritta «Perduto». Sono i ragazzi e le ragazze a rischio di sposare dei goym, trattati come persone scomparse. I manifesti, ma anche un videoclip TV di 30 secondi, invita chi «conosce un giovane ebreo all’estero» che sta per sposarsi con una non-ebrea, a chiamare un numero d’emergenza!!
Nel clip, la voce fuori campo dice: «Insieme possiamo rafforzare i suoi legami con Israele, in modo da non perderli». La linea d’emergenza esiste davvero; di fatto, il pubblico israeliano è invitato a segnalare amici, parenti e conoscenti «in pericolo di matrimonio» inter-razziale, in modo che le autorità possano fare pressione su di loro, onde ritornino sulla retta via ebraica, ossia alla tradizionale endogamia.
La campagna (costo, 800 mila dollari) viene giustificata col fatto che la metà dei giovani ebrei che vivono all’estero si sposano fuori della comunità: sono dunque «perduti» per il giudaismo.
ORA proviamo a pensate se apparissero manifesti con foto di ragazze e ragazzi «lumbard» che sono a rischio di sposare dei «terùn», e dunque devono essere dissuasi, sottoposti a corsi speciali (come accade in Israele) «per rafforzare il loro legame con la Padania».
Pensate alle accuse di razzismo che lancerebbero Il Corriere & Co. Pensate alle trasmissioni che organizzerebbe Gad Lerner, S. Santoro e i suoi Sancho Pancia… Pensate allo scandalo, al clamore, allo stracciamento di vesti, alla richiesta della messa fuorilegge di quel partito...
In Israele lo fanno, e nulla succede.
Una mano nera cancella tutto dalla lavagna dell’opinione pubblica. Saranno i mussulmani??
C’è il Quarto Reich razzista sull’altra sponda del Mediterraneo, i cui dottori della legge chiamano i non-ebrei «un mezzo per un scopo», e gli ebrei «il fine della creazione»; e questa ideologia è pure armata di 2-300 bombe atomiche. E i nostri giornali di cosa si occupano? Primo, delle escort e loro prestazioni…poi di Lubna, sudanese, che è stata multata perché vuol portare i pantaloni…
La verità è che abbiamo perso i pantaloni e quello che dovrebbe esserci dentro…oramai dai tempi degli antichi Romani. È così che stiamo perdendo dignità, che ci stiamo svalutando a livelli mai visti prima.
Ma è risaputo che noi abbiamo un “conflitto di interessi che ci ingabbia!”
Rai: l'Europa dalla parte del Canone Basterà possedere un televisore per pagare il canone televisivo
Farebbe scalpore? Mi è sfuggita la recente (Aprile 2009) sentenza della Corte Europea secondo cui sarebbe "palesemente infondato" il ricorso presentato da un privato cittadino contro le misure prese nei suoi confronti per non aver pagato il canone di abbonamento al servizio pubblico. Il caso Secondo i giudici di Strasburgo, il ricorrente - il signor Antonio Faccio, residente a Vicenza - e' tenuto a pagare la tassa anche se non desidera guardare la Rai poiché l'imposta e' dovuta per il solo fatto di possedere una televisione. Inoltre, a Strasburgo si fa notare che la tassa "non viene pagata in cambio della ricezione di un canale particolare ma e' un contributo a un servizio per la comunità".La vicenda ha avuto inizio nel 1999, quando l'uomo aveva inviato una richiesta alla Rai affinché venisse sospeso il suo abbonamento. Quattro anni dopo però gli uomini della Guardia di finanza si presentarono a casa sua e sigillarono la televisione in una busta di nylon in modo che non potesse essere più utilizzata. Il signor Faccio si era allora rivolto alla Corte di Strasburgo sostenendo che la misura adottata dalle forze dell'ordine ha violato il suo diritto a ricevere informazioni attraverso altri canali televisivi, il suo diritto al rispetto della vita privata e anche quello alla protezione della proprietà privata…. nel 2007 le disdette degli abbonati Rai sono state 340mila. I morosi accertati hanno superato quota 700mila.
Intanto la Cina si riprende il suo oro
Hong Kong sta ritirando tutte le sue riserve d’oro da Londra (dove erano depositate) per rimpatriarle e conservarle, diciamo così, vicine-vicine. La municipalità autonoma cinese ha costruito un suo proprio caveau di massima sicurezza sotto l’aeroporto, dove accumulerà i suoi lingotti (1). 1) Chris Oliver, «Hong Kong recalls gold reserves, touts high-security vault», MarketWatch, 3 settembre 2009.
Subito l’oro ha subito un rincaro senza precedenti da sei mesi, fino a superare quota 1000 dollari l’oncia. Per motivi «tecnici», hanno detto gli analisti occidentali, e per inquietudine sull’economia americana. Gli analisti occidentali non hanno collegato il rincaro con la mossa cinese, che è invece molto indicativa.
Anzitutto, perchè colpisce al cuore la London Bullion Market Association, dove i lingotti cinesi erano conservati, e che era l’indiscusso «hub» planetario per il metallo; secondo gli analisti asiatici, Hong Kong vuole diventare «un hub mercantile dell’oro e argento in verghe (bullion) di tipo svizzero, ciò che diminuirà l’importanza di Londra come centro di conservazione e di transazione» per la regione asiatica.
Ciò è confermato dal fatto che Pechino ha di recente liberalizzato le procedure per l’acquisto di oro da parte dei privati, incitando anzi i suoi cittadini a convertire parte dei loro risparmi in oro e argento - sintomo fin troppo preciso di quanto il regime cinese si fidi della solidità a lungo termine del dollaro, e delle divise occidentali in genere; e forse presentimento del’inflazione prossima ventura.
Ma c’è anche un altro motivo per cui Hong Kong si vuol tenere i suoi lingotti nella nuova cassaforte di casa: il sospetto che la centrale di Londra abbia venduto sulla carta molte volte il valore dell’oro che conserva per conto terzi, spacciando certificati-oro e futures di cui - se i proprietari lo reclamassero - non potrebbe consegnare il corrispettivo fisico.
Se questo è vero, la Cina sta dicendo ai maghi di Wall Street che li punirà, perchè hanno dimostrato (resistendo ad ogni tentativo di regolamentazione) di non sapere nè volere gestire le loro finanze in modo onesto.
E’ questo il parere anche di Martin Hennecke, direttore associato del fondo d’investimento Tyche e autorevole consulente in investimenti finanziari. Hennecke, invitato dal network CNBC Asia alla trasmissione dal significativo titolo «Protect your wealth» (proteggete la vostra ricchezza), ha detto che - data la situazione attuale dei mercati finanziari - l’oro e l’argento restano i suoi consigli primari d’investimento. Poi l’analista ha precisato: «Gli investitori si procurino oro fisico piuttosto che certificati-oro cartacei, perchè questi non sono pienamente coperti. Il metallo che rappresentano può essere stato noleggiato o usato per i derivati. C’è attualmente sul mercato 80 volte più oro-carta che metallo fisico esistente sul pianeta».
Dato questo, ha aggiunto Hennecke, «l’oro non è ancora aumentato tanto quest’anno».
Il «rischio della controparte» che non paga perchè non ha i mezzi che diceva di avere (counterparty risk) è onnipresente, anche nel mercato dei metalli.
Ancor più sinistramente, Hennecke ha raccomandato ai suoi ascoltatori asiatici l’investimento in «agricoltural commodities», in beni agricoli; ed anche qui, ha detto, sono da preferire gli investimenti diretti in agricoltura rispetto agli investimenti in titoli-merce.
E’ evidente che Hennecke pensa ad un periodo inflattivo estremo, e di estrema sfiducia nelle monete create dal nulla dagli Stati, con le loro Banche Centrali loro padrone, che sono volati a soccorrere iniettando oceani di liquidità nel sistema.
Per adesso, il problema immanente è la deflazione. I prezzi sono calati del 2,2% in Giappone, del 2,1% in USA, dell’1,4% in Spagna, dello 0,70% in Francia e dello 0,60% in Germania (l’eccezione patologica è l’Italia, dove i prezzi aumentano: segno dell’immane potere d’acquisto delle caste parassitarie e della malavita organizzata, che spendono soldi non guadagnati, contro i quali non sono stati prodotti merci e servizi). Persino la Cina è in deflazione (indice dei prezzi -1,8%), nonostante le potenti iniezioni di credito all’economia reale. La Banca d’Inghilterra starebbe considerando di imporre tassi negativi alle banche, sulle riserve che esse detengono presso la Banca Centrale, per obbligarle a prestare, e contrastare la paralisi deflazionista. Questa condizione attuale non esclude affatto l’inflazione più tardi: perché tutte le economie rimpiccioliscono (il Giappone del -10%), mentre i debiti pubblici, ingigantiti dai «salvataggi» delle banche, non scendono ma aumentano; e non possono essere «serviti» da economie, e quindi introiti fiscali, in calo drammatico. La Cina s’è detta preoccupata per la scatenata politica di rilassamento monetario della Federal Reserve, che alimenta una bolla speculativa immobiliare e azionaria. Siccome la FED tiene gli interessi bassissimi, la Banca Centrale cinese non può rialzare i suoi, perché sarebbe inondata di liquidità «verde e non» speculativa. Si noti inoltre che economisti «pratici» come Bill Gross e Nuriel Roubini prevedono un movimento dell’economia (americana ma non solo) a «W», con la ripresina che ricadrà nella depressione, quando l’effetto degli stimoli pubblici cesserà…
Difatti, ha spiegato, l’ambiente degli investimenti resterà volatile, in quanto «gli USA saranno aggravati da un pesantissimo carico di debito per i prossimi dieci anni».
Dieci anni dunque, secondo l’analista può durare l’attuale depressione da cui (secondo tutti gli altri ufficiali commentatori) siamo già usciti.
«Sia che vediamo una ripresa o un’altra crisi globale, con l’inflazione che riprende forza», ha concluso Hennecke, «l’oro dovrebbe reggere bene...».
VISTO CHE SIAMO IN SETTEMBRE (ripensiamo alla storia che ci raccontano)
Hitler volle la guerra?
Il 1° settembre 1939, 70 anni fa, l’esercito tedesco attraversò la frontiera polacca. Il 3 settembre l’Inghilterra dichiarò guerra. Sei anni dopo, 50 milioni di cristiani ed ebrei erano morti. L’Inghilterra era in rovina e in bancarotta, la Germania era distrutta. L’Europa era stata la sede dei combattimenti più micidiali conosciuti dall’uomo e i civili soffrirono orrori peggiori dei soldati. A maggio del 1945, le orde dell’Armata Rossa occuparono le principali capitali dell’Europa centrale: Vienna, Praga, Budapest, Berlino. Cento milioni di cristiani erano sotto il tallone del più barbaro tiranno della storia: il regime bolscevico del più grande terrorista di tutti loro, Joseph Stalin.
Quale causa poteva giustificare tali sacrifici? La guerra tedesco/polacca era iniziata in estate per una contesa su una città delle dimensioni di Ocean City (Mariland, USA). Danzica, per il 95% tedesca, era stata separata dalla Germania con il trattato di Versailles, in violazione del principio di auto determinazione di Woodrow Wilson. Persino i leader inglesi pensavano che Danzica dovesse essere restituita. Perché Varsavia non negoziò con Berlino, che era in attesa di un’offerta di compensazione territoriale in Slovacchia?
Perché i polacchi ebbero dall’Inghilterra la garanzia che, nel caso la Germania li avesse attaccati, l’Inghilterra e il suo impero sarebbero arrivati a salvare la Polonia. Ma perché l’Inghilterra avrebbe dovuto dare una garanzia non richiesta ad una giunta militare di colonnelli polacchi, dando loro il potere di trascinare l’Inghilterra nella seconda guerra mondiale contro la più potente nazione d’Europa? Danzica valeva una guerra?
A differenza dei 7 milioni di abitanti di Hong Kong, che sono stati ceduti dagli inglesi a Pechino contro la loro volontà, gli abitanti di Danzica erano smaniosi di tornare alla Germania. La risposta è la seguente.
La garanzia in caso di attacco tedesco non era per Danzica e neanche per la Polonia. Era per l’imperativo strategico ed etico di «fermare Hitler» dopo che quest’ultimo, rompendo il Patto di Monaco e la Cecoslovacchia con esso, dimostrò che stava per conquistare il mondo. E questa «bestia nazista» non poteva essere autorizzato a farlo (solo pochi eletti possono?). Se fosse stato vero, per contro l’America era dopotutto pronta ad usare la bomba atomica per tenere l’Armata Rossa ad di qua della Manica.
Ma dov’è la prova che Adolf Hitler - le cui vittime alla data del marzo 1939, erano un molto meno di quelle del generale Pinochet o di Fidel Castro - stava per conquistare il mondo?
Nel 1938, dopo Monaco, la Cecoslovacchia si sbriciolò completamente. I Sudeti tedeschi erano tornati sotto il controllo tedesco, come da loro auspicato. La Polonia aveva annesso la piccola e contestata regione del Teschen, dove vivevano migliaia di polacchi. Le terre nel sud della Slovacchia, da sempre dell’Ungheria, erano tornate alla Polonia. Gli slovacchi ebbero la loro piena indipendenza garantita dalla Germania. Quanto ai cechi, essi pretesero da Berlino lo stesso trattamento riservato agli slovacchi ma Hitler insistette che accettassero un protettorato.
Ora uno può disapprovare cosa fu fatto, ma in che modo questa spartizione della Cecoslovacchia dimostra una volontà hitleriana di conquistare il mondo?
Ecco la risposta: se l’Inghilterra non avesse dato la propria garanzia, dopo la Cecoslovacchia sarebbe stato il turno della Polonia, poi della Russia, della Francia, dell’Inghilterra e degli Stati Uniti. Ora parleremmo tutti tedesco.
Ma se Hitler stava conquistando il mondo - Inghilterra, Africa, Medio Oriente, Stati Uniti, Canada, Sudamerica, India, Asia, Australia - perché passò tre anni costruendo quella enorme e costosa Linea Sigfrido per proteggere la Germania dalla Francia?
Perché iniziò la guerra senza flotte, navi da trasporto e con solo 29 sommergibili? Come si può conquistare il mondo con una Marina Militare che non può uscire dal Mar Baltico? Se Hitler avesse voluto il mondo, perché non costruì bombardieri strategici, invece dei Dormier e degli Heinkel che non potevano neanche raggiungere l’Inghilterra dalla Germania?
Perché permise all’esercito inglese di lasciare Dunkerque? Perché offrì la pace agli inglesi, due volte, dopo la caduta della Polonia e ancora dopo la caduta della Francia?
Perché quando la Francia cadde, Hitler non pretese la flotta francese, come fecero gli Alleati e utilizzo la flotta del Kaiser?
Perché non pretese basi in Siria, controllata dalla Francia, per attaccare Suez? Perché pregò Benito Mussolini di attaccare la Grecia?
Perché Hitler voleva terminare la guerra nel 1940, almeno due anni prima che i treni iniziassero ad attraversare le pianure.
Hitler non ha mai voluto la guerra con la Polonia, voleva invece un’alleanza come quella che aveva con la Spagna di Francisco Franco, l’Italia di Mussolini, l’Ungheria di Miklos Horty e la Slovacchia di padre Jozef Tiso.
Infatti, perché avrebbe voluto la guerra quando, nel 1939, era circondato da confinanti alleati o neutrali, ad eccezione della Francia? E aveva tralasciato l’Alsazia, perché riconquistare l’Alsazia avrebbe voluto dire guerra alla Francia, di conseguenza all’Inghilterra, il cui impero Hitler ammirava e alla quale aveva sempre pensato come ad una alleata.
Nel marzo 1939 Hitler non aveva neanche un confine con la Russia. Come poteva dunque invadere la Russia?
Whinston Churchill aveva ragione quando chiamò quella guerra «la guerra non necessaria», la guerra che può ancora dimostrarsi letale per la nostra civiltà.
Patrick J. Buchanan > buchanan.org | 1 settembre
lunedì 14 settembre 2009
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