lunedì 13 luglio 2009

Gruppi o meglio G x Tutti

G8;
G = Giocare, 8 = infinito…
Morale: infinite sono le possibilità di essere presi per il culo!
Giocate l’ 8 14 20 22, è più facile che vinciate al Superenalotto…piuttosto che il clima cambi per merito di questi 8, no 15, forse 20 grandi della terra!

"La salute del nostro pianeta è a rischio, bisogna agire - conclude Obama - dobbiamo dare forma al nostro futuro e non lasciare che gli eventi lo facciano per noi"….Parla lui che è il capo di uno stato già fallito!
…Contenere a due gradi centigradi rispetto all'era pre-industriale il riscaldamento massimo del pianeta e ridurre i gas serra del 50% per tutti i Paesi entro il 2050,
I Big più Australia, Brasile, Cina, India, Indonesia, Messico e Sudafrica si impegnano ad «aumentare considerevolmente» e a «coordinare investimenti pubblici nella ricerca e nello sviluppo» delle tecnologie pulite, «con l'idea di raddoppiare questo tipo di investimento entro il 2015».
…Impegno rinnovato anche per quanto riguarda gli Obiettivi Onu del Millennio: il raggiungimento dello 0,56 per cento del rapporto tra Aiuto pubblico allo sviluppo/Prodotto interno lordo (Aps/Pil) entro 2010 e lo 0,7 per cento entro il 2015.
Altri numeri, 20 50; 15; 56; 10; 7.
…Aiuti che dovranno arrivare nei tempi stabiliti soprattutto per consentire ai Paesi poveri di attivare «misure concrete» contro la crisi finanziaria globale e garantire l’accesso al credito ai piccoli agricoltori e imprenditori del sud del mondo.
Noi NO! Stiamo bene così, come al poker “ serviti”. Il tutto prevede un «approccio inclusivo» alla globalizzazione, il solo che permetta di ottenere «risultati concreti» nella lotta contro la povertà.
Qui siamo al ridicolo, basti pensare a quante volte lo hanno detto negli ultimi 40 anni…
Insomma, la morale che ci è costata ”un botto” è che siamo tutti uniti per salvare il pianeta!!
COME?? Ecco come si fa:

…si prende un multimiliardario come il Sig. Boone T. Pickens che è un «ticoon» del settore energetico, mica dei DeBenedettiGnuttiColaninni qualunque e senza una Lira propria, grande promotore delle energie alternative che – come tutti sanno – ridurranno il riscaldamento globale.
Ci crede tanto da aver investito, attraverso la sua azienda Media Power, 2 miliardi di dollari per la creazione della più grande impresa di turbine a vento del mondo, la «Texas Panhandle». A questo scopo, Pickens ha ordinato dalla General Electric 687 turbine a vento, quei mulini a pale ultra-moderni che producono (come tutti sanno) energia pulita e naturale. Pickens le ha volute giganti, le sue turbine: 400 piedi, come un palazzo di 30 piani. Da mettere in una area del Texas vasta 100 mila ettari, da lui appositamente affittata nella contea di Panhandle per ricavarne entro il 2014, come pubblicizzava, 4 mila megawatt, «abbastanza da illuminare un milione di case». Il business del secolo.
Solo che – come ha spiegato in un’intervista – «quando ho cominciato a ricevere queste turbine, ho pensato... dico, nel mio garage non ci stanno, devo metterle da qualche altra parte».

Ora Pickens sta cercando Paesi e contee in altri Stati, disposti ad accettare qualcuna delle 687 turbine da 120 metri che ha già ordinato…
Il Texas è così grande da poter in teoria ospitare l’intera popolazione mondiale, ciascuna famiglia con la sua villetta. Eppure anche nell’immenso e semideserto Texas, il cosiddetto impatto ambientale delle turbine non passa tanto bene.
Soprattutto, il genio dell’energia rinnovabile si è accorto (a ordinativi fatti) che parte del suo problema è che non esiste una rete di distribuzione che porti la sua elettricità dalla desolata contea di Panhandle al famoso milione di case da illuminare. Pickens dice di aver pensato di costruire il suo proprio sistema di distribuzione, ma che «ci sono dei problemi tecnici».
Gli si può credere, e si può credere che il più tecnico dei problemi sia la mancanza di capitali per una nuova, gigantesca spesa.
Insomma ha cancellato il grande progetto, ed ora cerca di partecipare a programmi di mulini meno ciclopici, dove piazzare un po’ delle sue turbine a vento. Forse in Canada, forse nel Midwest.

Pickens merita di passare alla storia come la smentita vivente del dogma primario del liberismo: che il privato sa meglio dell’impresa pubblica come investire i suoi capitali, perché si lascia dirigere dal «mercato» e dalla sua mano invisibile, che è infallibile.

Pickens, non è cretino. Ha speso 60 milioni di dollari in pubblicità e incontri in tutto il Paese «nello sforzo di indurre lo Stato, e i governi locali, a sussidiare il suo progetto».

Dunque Pickens appare non come ardimentoso campione del «privato», ma come la (per noi !! ) non inedita figura dell’imprenditore privato con soldi pubblici. Qui infatti non è il «mercato» che gli ha ispirato il progetto, ma il dirigismo che il capitalismo, giunto allo stato terminale, detta agli Stati. Ossia le produzioni inefficienti di energia, sussidiate col denaro pubblico.

Perchè questa è la sola cosa certa che esce dal G-8:
non regole certe e severe per gli avventurieri finanziari che hanno provocato il collasso economico planetario, non una risposta all’ondata di disoccupazione globale che ci attende prossimamente, bensì l’obbligo globale di aumentare la quota delle energie cosiddette «rinnovabili», alternative o pulite. Con la scusa della riduzione delle emissioni.

Di fatto, la finanza pretende adesso che gli Stati intervengano nell’economia, ma che intervengano nella direzione voluta dal capitalismo terminale. Ossia «imponendo» le nuove tecnologie del futuro.
I poteri forti ora puntano sul nuovo business delle energie rinnovabili, per le quali si crea un mercato a forza di terrorismo sul riscaldamento globale e della fine del petrolio. Un altro modo per rimanere schiavi delle banche…
Se c’è una innovazione tecnologica che promette di concorrere con la grande rivoluzione passata dell’elettronica, sono in realtà le nanotecnologie, con tutti i rischi relativi all’uso di materiali in particelle sub-microscopiche, capaci di superare la barriera ematica e cerebrale.
Però, i poteri forti hanno scelto le energie alternative…il fotovoltaico e i mulini a vento hi-tech.

Per capire che questi metodi sono inefficienti, non bisogna essere dei tecnici. Basta vedere che essi ricevono sussidi pubblici: vuol dire che l’energia che producono costa molte volte più dell’energia prodotta da petrolio, carbone e nucleare.
Energia a basso costo?! NO, è energia ad alto costo, tant’è vero che per convincere a produrla l’Italia (il Paese più generoso in Europa in questo settore) paga un sussidio di 36-49 centesimi al chilowattora. Ciò «incoraggia molti investitori a venire da noi» con le loro macchinette e i loro pannelli, dice il Corriere, (26 Giugno) ed è facile vedere perché: c’è un business per i pannelli fotovoltaici tedeschi (estremamente inefficienti) e per i mulini General Electric.
Un business pagato dallo Stato. NOI. Quanto costerà? Per produrre 1 Gw
un impianto a turbogas costerebbe 1 miliardo, quello a carbone 2 miliardi, quello nucleare 3, quello eolico 6 quello Fotovoltaico 60 miliardi. La beffa è che, anche se si adottasse la scelta e si impegnasse una cifra compresa fra 6 e 60 miliardi (a seconda del mix tra eolico e FV), quel reattore nucleare dovrebbe lo stesso esserci, per quando il sole non brilla o il vento non soffia. Insomma, l’unica funzione degli impianti eolici o FV è far risparmiare combustibile. Detto diversamente, i miliardi spesi, tutti oggi, per un parco eolico (6) o per un equivalente impianto Fv (60) farebbero risparmiare, in 30 generosi anni di esercizio, mezzo miliardo di combustibile nucleare… e non mi interessa la polemica sul fatto che sta esaurendosi anche l’uranio, visto che si può fare una reazione nucleare con altri materiali…come i reattori della Toshiba.
Piuttosto: Si noti che questi poteri hanno sempre fatto mancare i finanziamenti alla tecnologia di fusione nucleare controllata, che punta ad ottenere energie pulite, alte e concentrate e dunque utili allo sviluppo industriale.
In generale, ogni soluzione di risparmio energetico sensata e a basso costo è stata contrastata. Anni fa la Fiat propose un co-generatore domestico di modesta tecnologia: un apparecchio grande come una caldaia a gas, che produceva non solo acqua calda ma elettricità sufficiente per un appartamento, grazie a un piccolo motore d’auto diesel. Era economico ed ecologico, perchè un simile apparecchio in ogni casa risparmiava la notevole dispersione di energia lungo le vaste reti elettriche. Il progetto fu liquidato dai grandi produttori di elettricità.

Il liberismo ideologico è sempre stato contrario ai sussidi che abbassano artificialmente i prezzi di una merce o di un servizio, è ostile al biglietto del tram o del treno che non copre i costi, è contrarissimo a sussidiare un’industria europea aeronautica, o qualunque altra industria. E’ il «mercato», proclama, che deve stabilire quali prodotti convengono, con la libera concorrenza, eccetera, eccetera.
Stranamente, il liberismo fa un’eccezione in un solo caso: per le energie alternative, esige sussidi.
Li pretende. Perché?

Perché c’è il riscaldamento globale, baby, dicono questi filantropi; e siccome il riscaldamento globale che fa morire gli orsi polari è causato dall’uomo (sicuro, sicuro), bisogna obbligare le economie di tutti i Paesi a «tagliare le emissioni». Bisognerebbe dire che la crisi economica prodotta dalla finanza sta già offrendo la triste soluzione: con una produzione calata del 35% (un calo mai visto dal 1930), le terribili emissioni saranno ridotte del pari, migliaia di ciminiere resteranno spente e perciò amiche dell’ambiente. w la crisi.
E’ tutto già deciso, come ha scritto il Telegraph: «Saranno annunciati piani dettagliati per espandere l’energia rinnovabile di dieci volte e per tagliare le emissioni di gas serra che riscaldano il pianeta in meno di un decennio».

L’Inghilterra (praticamente già fallita! ) ricava solo l’1,5% della sua energia dalle fonti cosiddette rinnovabili, sole e vento. Ma volontaristicamente, dirigisticamente, obbedendo come sempre ai signori della finanza, la vuol portare al 30% entro il 2020, soprattutto con mulini a vento in Scozia.
Lo Stato più ostile al dirigismo per quanto riguarda i «mercati finanziari», che vuole liberi e selvaggi, in questo settore ha già un piano esattamente simile ai piani quinquennali sovietici di recente memoria….
Lord Mandelson, il segretario all’Economia, lancerà una “Low Carbon Industrial Strategy” con cui il governo creerà 400 mila nuovi posti di lavoro nelle industrie ambientali entro otto anni, e trasformerà l’intera economia cambiando completamente il nostro panorama industriale, e il modo in cui tutti noi lavoriamo e consumiamo».

In Inghilterra 400 mila nuovi posti di lavoro, si prega di crederlo, sono pura e semplice propaganda. Bisognerebbe sapere quanti posti di lavoro saranno distrutti dalle pesantissime regole ambientali (che getteranno fuori mercato centinaia di imprese, industriali ma anche agricole), e se i 400 mila ipotetici basteranno a compensare i posti perduti dal dirigismo «sostenibile».
In Spagna, prima delle classe nell’economia «verde», per ogni posto creato da questo settore ne sono scomparsi 2,2 negli altri!!! Un vero affare.
Dunque Londra pratica il dirigismo – una politica economica scelta dallo Stato e non dal mercato – per l’economia «verde». La rivoluzione economico-energetica sarà imposta per legge.

«La pubblicazione del piano», continua il Telegraph, «sarà seguita da una Legge sull’Energia, che sarà inclusa nel prossimo discorso della regina, per promuovere la tecnologia per rimuovere il biossido di carbonio dalle emissioni delle centrali a carbone; nuove centrali verranno vietate se non li adottano».

Si tratta di «promuovere» una tecnologia, per ora inefficiente e inefficace.
La differenza col vecchio dirigismo fascista (orrore!) sta tutta qui: quello, identificava le punte di eccellenza del Paese, e le promuoveva e le proteggeva (coi dazi e i sussidi) per scopi di autosufficienza e di progresso. Questi, lo fanno per un altro scopo. E danno sussidi.
«La strategia comprende piani dettagliati per sussidi, grazie a cui le famiglie e le imprese che installano impianti di energia rinnovabile potranno vendere la energia che producono in eccesso in termini favorevoli, misura che ha stimolato la rapida crescita dell’energia solare in Germania», scrive entusiasta il Telegraph.
Non dice/non ci pensa quando scrive/non sa quel che dice, perché, i sussidi saranno pagati dai contribuenti, i quali subiranno due volte: pagheranno più cara meno energia prodotta, e perderanno molte attività economiche datrici di lavoro….

Il piano imposto è un programma di austerità a livello globale.
E’ la decrescita diretta dai miliardari.
Da noi, terra di poeti, si dice anche “DECRESCITA FELICE”
E’ evidentemente in atto una volontà superiore,elaborata nei circoli riservati (Bilderberg, Council on Foreign Relations) a cui i governi stanno obbedendo. E il fatto che vi obbedisca lo Stato britannico – primo nel cavalcare le peggiori creatività finanziarie, che ricava l’8% del Pil dalle attività della City – che fra i tanti difetti non hanno quello di usare ciminiere inquinanti – dovrebbe indurre qualche sospetto.

Ciò è in apparenza così contrario ai dogmi del liberismo di mercato di Adam Smith, da rendere urgente una domanda: perché lo fanno?
Ben 31 mila scienziati hanno firmato un documento (riprodotto qui sotto) in cui sostengono che «non ci sono prove convincenti» che il cambiamento climatico è prodotto dall’industria umana.

Si sta formando il consenso scientifico secondo cui i cambiamenti del clima dipendono in gran parte dal vapor acqueo (un gas serra molto più efficace del biossido di carbonio, e prodotto dagli oceani) e da fenomeni cosmici come l’attività del Sole ( le macchie solari sono tornate a farsi vive dopo anni).

Dal 2006 ad oggi, la temperatura globale è persino scesa di 0,39 gradi C° (http://www.climatedepot.com/a/1799/Global-temperatures-have-plunged-74degF-since-Gore-released-An-Inconvenient-Truth).

Avanzano scoperte che possono davvero produrre energia in modo efficiente, come questa che simula la capacità della clorofilla di convertire la luce solare in energia (http://refreshingnews9.blogspot.com/2009/06/first-step-towards-converting-solar.html).

Ma questo tipo di conclusioni e ricerche non interessano. Qualcuno pretende che l’economia del mondo venga interamente cambiata per renderla adatta – a forza di sussidi – a produrre energia rinnovabile.
E in questo sforzo, pretendono che alcune industrie siano «aiutate» ed altre (magari più promettenti o semplici) no.
Sì al fotovoltaico e ai LED, no a tutte le soluzioni a tecnologia matura già esistenti o facilmente adottabili.
Nel pieno di una crisi apocalittica, prendono provvedimenti che sono di per sè depressivi, in quanto aggravano i costi della produzione. Come mai?

Forse la risposta è contenuta nelle opere di Robert Heilbroner (1919-2005): un miliardario filosofo di cui nessuno si è mai scomodato di presentarci.
Un vero insider, un ispiratore di quei circoli altissimi dove si prendono le decisioni. Di ricca famiglia ebreo-tedesca, Heilbroner diresse per gli Stati Uniti in guerra l’Ufficio di Controllo dei prezzi, una delle più potenti centrali riservate del dirigismo bellico; divenne poi banchiere, ma trovò il suo approdo nella New School for Social Research: una università privata molto appartata, che dal 1933 sorge nel lussuoso Greenwich Village, riccamente finanziata dai Rockefeller e da Hiram Halle (un altro miliardario ebreo del petrolio), e il cui presidente è il senatore e candidato presidenziale Bob Kerry.Che cosa fa la New School of Social Reserach?

Essenzialmente, è la roccaforte segreta del vecchio «marxismo critico» della Scuola di Francoforte (Adorno, Horkheimer, Marcuse), che coniuga col pragmatismo americano (Dewey), e si sforza di adattarlo alle mutate condizioni economiche . E’ per così dire l’ala «sinistra» del mondialismo ebraico-americano, quello che negli anni 50-70 predicava e imponeva la «pianificazione» delle economie occidentali, posizione in Italia tenuta dai repubblicani di Giorgio La Malfa. E così promettente in URSS…vero??

La New School ha ospitato durante la guerra e dato una cattedra a Jacques Maritain e a Claude Lévi-Strauss, che hanno introdotto in USA il pensiero «alternativo» francese di Foucault, Deerrida e Deleuze.
Fatto significativo, per influenzare gli stati d’animo delle masse con apposite suggestioni collettive indotte dal cinema, questa strana università ha creato un «laboratorio di drammaturgia» (Dramatic Workshop), diretto dall’ebreo tedesco Erwin Piscator, che ha formato attori famosi come Marlon Brando, Ben Gazzara, Tony Curtis, e scrittori come Tennessee Williams….interessante o no?

Heilbroner si considerava il più essenziale «filosofo dell’aldiquà», e sosteneva l’economia di piano centralizzata alla sovietica…. Il centralismo era per lui la strada più diretta al governo globale; il capitalismo invece, disperdendo i centri decisionali e abbandonandoli alla spontaneità di milioni di privati, era meno efficace allo scopo….che sfiga!!

Si capisce che questo «pensiero» abbia conosciuto una eclisse nel folle ventennio del liberismo selvaggio, dominato dalla Scuola di Chicago in economia con Milton Friedman. Heilbroner stesso lo ammise in un importante articolo che pubblicò sul New Yorker il 10 settembre 1990, dal titolo «Reflections after Communism».
Bisogna ammettere, scriveva, che «il capitalismo organizza gli affari materiali dell’umanità meglio che il socialismo». Ma ci sono ancora speranze: il capitalismo (come dice Marx) sbocca sempre in grandi monopoli, e dunque in nuovo socialismo. Basta resistere e operare nell’ombra per accelerare questo esito.
Come?
Noi global-socialisti superstiti, diceva Heilbroner, dobbiamo nasconderci dietro il movimento ecologista, promuoverlo e rafforzarlo.
L’ambientalismo resta la maschera con cui i socialisti possono ancora farsi ascoltare dai politici e dall’opinione pubblica. Ed è il mezzo migliore per imporre una pianificazione centrale dell’economia a livello planetario. Ecco un sunto dell’articolo:
«...Il socialismo rischia di non essere più una forza importante di cambiamento, adesso che il comunismo è finito. Ma un altro modo di guardare al socialismo è (guardare) alla società che deve emergere se l’umanità ha da affrontare il peso ecologico che la crescita economica pone all’ambiente. Da questa prospettiva, uno sguardo lungo post-comunista mira oltre il capitalismo, ad un mondo ancora inesplorato che prenderà forma e si solidificherà prima di ricevere un nome»
Non è avvenuto questo, in questi anni?

I protocolli di Kyoto sono il risultato di questa “nuova” ideologia che, prima ancora di avere un nome, è stata imposta a livello globale. Il G-8, con la sua proposta di riduzione delle emissioni di un assurdo 50-80% entro il 2050, non fa che obbedire alle indicazioni di Heilbroner e al suo «sguardo lungo».

Comincia un nuovo esperimento di ingegneria sociale, austerità e decrescita guidato dal sistema finanziario: la «sinistra» di Heilbroner. La mira è sempre la solita:
il governo mondiale sotto economia pianificata dai banchieri. Quelli che hanno seminato distruzione ma che inspiegabilmente salviamo…(Chi ha votato questo salvataggio? Dov’è scritto che le banche producono ricchezza e vanno salvate? La costituzione cosa ci garantisce?)
Comunque, il signor Pickens che non sa dove mettere i suoi 687 mulini a vento, dopotutto, non è un fesso. Ha solo agito in modo precipitoso. Dovrà aspettare un po’ prima che su di lui comincino a piovere i sussidi.
Ma arriveranno.

Già i media applaudono al G-8; Già gli ecologisti a strillare che non basta, che bisogna tagliare di più, chiudere più fabbriche, spegnere più ciminiere.
MA questi “nostri” Politici, Giornalai, Eco fuel, Verdi, Arcobaleni, famiglie con bimbi al collo in marcia permanente e continua, tutti Etero-diretti di sguardo corto, o qualcuno è anche pagato? Sicuro è che io sono l’unico fesso che non è pagato!

NOTA di COLORE: le figlie di Obama in giro per Roma avevano una maglietta con il simbolo “No War”…
Ci sono alcuni simboli il cui inflazionato utilizzo circonda la nostra vita, spesso inconsapevolmente, ed hanno l’auspicio di un potere augurale, benefico e protettivo…certo sono mutuati da simbologie pagane, e questo già dice come l’essere ancora dentro certe credenze non ci innalzi molto, nonostante i 2000 anni di storia!
A chi volesse opporre l’eguale impiego che i cristiani fanno dei propri segni, occorre rispondere che l’atteggiamento mentale di base è completamente differente; il cristiano crede e spera nel simbolo, ricordando le meraviglie compiute dall’amore, che il Dio Persona opera ed operò per lui soccorrendo chi lo invoca di cuore, senza che l’invocante dia nulla per scontato né possa pretendere alcunché di dovuto: la gratuità del dono domina la sua consapevolezza, la protezione amorosa del Padre discende da questa coscienza. Al contrario, l’utilizzatore del talismano di turno otterrebbe un beneficio, appropriandosi indebitamente di esso, senza dover dar nulla in cambio (senza necessariamente convertirsi, senza instaurare un rapporto d’amore con il Donante), semplicemente portando con sé o esponendo tale simbolo; il fatto opererebbe matematicamente. A ben vedere tuttavia, anche il pagano paga, e profumatamente, il suo debito: la sua superstizione lo rende schiavo e fragile ad un tempo. Non può vivere senza quel segno augurale e propiziatorio per merito del quale otterrà quanto spera. Non è lo stesso per chi “gratta” via i simboli della fortuna per ottenerne in cambio denaro?....
E la famosa “bandiera della pace”? bandiera il cui utilizzo da parte di “poveri” sacerdoti fu anche oggetto di cronaca . Una curiosa osservazione è quella che fa notare che i colori dell’arcobaleno (il cui inflazionato uso presso le comunità omosessuali statunitensi è cosa nota) siano invertiti (omosessuali ) rispetto all’ordine naturale. La scelta dell’inversione, in campo esoterico, ha una simbologia ben precisa. Del resto scimmiottare Dio, promettendo l’equivalente (ma di fatto ottenendo l’esatto contrario) è opera tipica del demonio. L’arcobaleno è simbolo biblico; indica l’alleanza tra l’uomo e Dio, dopo la purificazione scaturita dal diluvio universale; è segno della misericordia divina che si piega sulla miseria umana. Nel caso, la pace è quindi soltanto beffeggiata: quel che si vuole davvero è la disarmonia e la discordia invocata come frutto di un pluralismo babelico e realmente non comunicativo. Le origini della bandiera della pace vanno ricercate, nelle teorie teosofiche nate alla fine dell‘800. La teosofia (letteralmente “Conoscenza di Dio”) è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino”. Da sempre presente nella cultura indiana, ha preso la sua moderna versione dalla Società Teosofica, “un movimento mistico, esoterico, spirituale e gnostico fondato nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky ”. Il pensiero della corrente rappresentata dalla bandiera arcobaleno si basa sullo “gnosticismo”, sulla “reincarnazione e trasmigrazione dell’anima”, sull’esistenza di “maestri segreti” e riconduce al New Age, mentalità che predica la libertà più assoluta e il relativismo, l’idea dell’”uomo divino”, il rifiuto della nozione di peccato… la bandiera rappresenta una nazione, un’idea , e questa in particolare ci dice che “è possibile mettere sullo stesso piano partiti politici o gruppi culturali che rivendicano, legittimamente, la difesa della dignità della donna, e gruppi, come è accaduto recentemente in Europa, che rivendicano la depenalizzazione dei reati di pedofilia. Si tratta ovviamente di aberrazioni possibili, solo all’interno di una mentalità relativistica come quella che caratterizza le nostre società occidentali”.

Non meno nefasto è l’impiego del cosiddetto simbolo della pace.
Si vuole che esso rappresenti la combinazione grafica di due lettere: N e D per il disarmo nucleare (Campaign for Nuclear Disarmament (CND)), come rappresentate dal codice dei segnali con bandierine [il cerchio indicherebbe la parola “globale”, il colore nero rappresenterebbe l’eternità. In verità è possibile notare una incredibile coincidenza (ci crediamo che sia una coincidenza?) con la raffigurazione della cosiddetta toten-rune (utilizzata tra l’altro da parte del regime nazista per indicare la data di morte, mentre la Algiz, , simbolo solare, quella di nascita) - (Yr) “runa della morte”:
Se la Algiz rappresenta prosperità, protezione, buon augurio, la seconda invece si colloca alle antipodi: è una sorta di invocazione delle forze infere, piena vulnerabilità (del resto è intuitivo notarlo anche dalla semplice constatazione delle braccia rivolte verso il basso. Il Cerchio: Emblema tradizionale di ciò che non ha inizio né fine, formato da una linea unica le cui estremità si ricongiungono per annullarsi l’una nell’altra. Esso determina un limite separatore tra la superficie interna definita e quella esterna infinita. Il nero può rappresentare l’eternità solo per chi si danna, il nero è perdita di ogni colore, assenza di colore.
Nel cristianesimo l’eternità è ben rappresentata dall’oro, che è luce imperitura e immarcescibile, vitale. Non è strano che gli illuminati banchieri ci abbiano convinto a passare da un sistema basato sul denaro con concambio in oro, a un sistema basato sulla stampa della sola carta…Se sull’efficacia io non credo, credo che serva “per influenzare gli stati d’animo delle masse con apposite suggestioni collettive “ e quindi per livellarne la sensibilità nonché “convertire” anche quei renittenti cristianucci che ancora si ostinano a credere che esiste un bene superiore… alla faccia di questi quattro politici di merda e i loro padroni, gli illuminati banchieri.

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