Ho scoperto con stupore che quando comunico in pubblico informazioni «fuori delle righe» (come ad esempio, chi ha fatto l’11 settembre…di chi la colpa per la Palestina?) amici, colleghi, non solo si mostrano increduli, ma si rivoltano contro con una certa indignazione, … a volte anche con una certa accondiscendenza, quella che si dà ai matti!! Questa chiusura ermetica mi lascia interdetto perché mi trovo davanti ad un conformismo ferreo e massiccio che si auto-difende in modo imprevedibile…perché?
Strano perché il conformismo dovrebbe essere ritenuto vergognoso in una società che si dice «libera» e «critica» ma che evidentemente non lo è, e non me lo spiego neanche con l’impero di un pensiero unico nei media; è qualcosa di più insidioso e… totalitario. Che fenomeno è?
Gli autori del sito Dedefensa, lo chiamano «virtualismo», e lo dicono il processo fondamentale della post-modernità occidentale (1).
«Il processo - scrivono - si effettua in un quadro generale definito da parole d’ordine, che fanno appello a un’attitudine dello spirito caratterizzata da un conformismo di ferro».
Non lo constatiamo forse ogni giorno? In questo nostro mondo occidentale, dove ciascuno si vanta «libero» di pensare e fare ciò che vuole, vige in realtà un conformismo di ferro: tutti siamo liberi, ma tutti liberamente pensiamo le stesse cose, accettiamo le stesse interpretazioni degli eventi, vediamo le stesse cose in TV, condividiamo le stesse frasi fatte e idee preconcette.
Il quadro della nostra presunta libertà è definito da «parole d’ordine», come quelle che vigevano nel mondo sovietico. Ma con una differenza sottile, però essenziale: quelle parole d’ordine erano ideologiche, rinviavano ad un’ideologia militante che si dichiarava esplicitamente come tale, «filosofica» o anche «scientifica». Le nostre parole d’ordine, a cui obbediamo, invece, «rinviano a narrative saldamente stabilite attraverso concezioni umanitariste e moraliste estremamente vaghe, e confortevolmente ben pensanti».
Per esempio: non è per un imperialismo ideologico che stiamo occupando militarmente l’Iraq o l’Afghanistan, ma «per portare la democrazia», «liberare le donne del chador», o «combattere il terrorismo globale».
Ciò che rende plausibili queste affermazioni del tutto implausibili, sono delle «narrative». Ogni giorno, ogni ora, ci narrano dei «nostri ragazzi», e dei «terroristi» che li minacciano o fanno a pezzi. E’ addirittura impossibile pensare che i cosiddetti terroristi possano essere partigiani in lotta contro l’occupazione, e che siamo stati noi a portare il terrore in zone del mondo che non lo conosceva, dove prima non c’erano attentati stragisti, nè kamikaze islamici.
Conosciamo la potenza delle «narrative»: basta pensare alla «narrativa» sulla shoah – che definirei la narrativa fondatrice, mescolamento continuo di «memorie» private continuamente raccolte e rielaborate, filmate (Schindler’s List, Il Pianista...), ingigantite, insegnate a scuola, mescolate di falsi («memorie» di vecchi che si ricordano perfettamente di quando furono internati ad Auschwitz all’età di 4 anni...nobel dati sulla fiducia).
La potenza di questa narrativa è invincibile: fra l’altro, stabilisce una volta per tutte che non occorre studiare il nazismo, perchè il nazismo non ha giustificazioni, nemmeno storiche; è un mostro irrazionale, nato inspiegabilmente, e che per fortuna le «democrazie» hanno estirpato. Chi prova a indagare il nazismo come un qualunque fatto storico rischia ogni momento l’accusa di «revisionismo», e ancora peggio di negazionismo: le parole d’ordine del nostro conformismo europoide che ci ha portato a punire per legge chi dice che non è vero! (ricordate il vescovo Williamson che osò mettere in dubbio il numero dei decessi nelle camere a gas? )
Allo stesso modo, oggi, la narrativa assoluta dice che «L’Iran minaccia Israele»; l’Iran che come potenza militare è alquanto inferiore alla Grecia, vuol «cancellare Israele dalla carta geografica ed è un pericolo per tutti noi».
Perchè poi? Perchè là domina un regime del tutto irrazionale, sulle cui ragioni dunque è inutile indagare: disposto al suicidio, a tirarsi addosso l’annichilimento nucleare dei suoi avversari, pur di nuocere. Perchè?
Non dovete domandarlo. Domandarselo, è già cercare di capire «le ragioni» del regime iraniano, che è totalmente privo di ragionevolezza. Ovviamente, la «narrativa» dominante tace il fatto che è Israele - che ha tutti i mezzi - a minacciare l’Iran di attacco bellico, sicchè l’Iran ha qualche motivo comprensibile per dotarsi, magari, di una testata atomica deterrente (contro le 300 dei buoni ).
Provate ad obiettare questo, e vedrete i vostri più cari amici mordervi come cani idrofobi. La non c’è «libertà»! Là «sparano ai dimostranti moderati!». «Ma Israele ha incenerito i palestinesi a Gaza... ma là c’è Hamas, il terrorismo, il fondamentalismo!» e così via...mia madre diceva che mi avevano lavato il cervello…mia moglie “che stò esagerando”. Insomma, se non accettate integralmente la narrativa, state già dalla parte dei terroristi.
Il tutto si regge, come nota bene Dedefensa, su concezioni umanitariste e moraliste vaghissime e benpensanti, che ci giustificano e ci scaricano la coscienza: «noi» non siamo terroristi, perchè «noi» siamo umanitari e facciamo interventi umanitari in tutto il mondo sottosviluppato (chiedete al Fondo Monetario, alla Banca Mondiale...); i nostri governi (che magari malediciamo ogni giorno per la corruzione, lo spreco pubblico, la collusione con gli interessi finanziari) sono senza confronto «più morali» rispetto ai regimi dei Paesi che siamo andati ad occupare, pardon a «soccorrere», a liberare. Sono loro che ci minacciano.
«Ci odiano per la nostra libertà», come disse Bush jr. nel varare i decreti «Patriot Act», che riducono permanentemente (Obama non li ha aboliti) la libertà individuale.
Infatti, continua Dedefensa, queste vaghissime concenzioni umanitariste e moralistiche dipendono «da un’ideologia primaria»: l’ideologia «americanista o occidentalista». Quella dei liberatori…”dell’arrivano i nostri”.
Al contrario del comunismo, l’ideologia americanista è «principalmente caratterizzata dall’idea che è fondata su una pratica generale della libertà» (libertà di pensiero, d’opinione, di parola; e possiamo aggiungere: libertà d’impresa, di movimento, di perseguire i propri privati scopi e piaceri).
Ovviamente, con tanto “bengodi” non ci si fanno domande sullo stranissimo esito di tanta «libertà», che ci induce a volere liberamente le stesse cose, ad aspirare agli stessi oggetti forniti dal mercato, a vedere gli stessi spettacoli in TV; a ridurre spontaneamente la nostra libertà d’opinione nei limiti del conformismo di ferro; a condividere le medesime paure (riscaldameno globale), gli stessi fini dettati fra quelli ammessi, e non altri.
Nessuno si allarma minimamente che il risultato di tanta libertà è una omogeneizzazione delle società mai vista prima, al punto che viaggiare in tutto l’Occidente significa trovare le stesse vetrine, le stesse cose dozzinali, gli stesse opinioni-standard, e persino le stesse identiche trasgressioni; sicchè viaggiare ormai non significa scoprire alcunchè, ma solo passare da un aeroporto all’altro, da un controllo «di sicurezza» all’altro. Un sistema di sicurezza sempre più asfissiante (ispezioni corporali, valige aperte) che accettiamo lietamente perchè - dice la narrativa - garantisce il nostro sistema di «libertà», minacciato dai «terroristi».
Per salvaguardare la nostra libertà, ne cediamo un po’ più ogni giorno.
L’Irlanda viene fatta votare e rivotare finchè, finalmente, dice l’obbligatorio «sì» alla costituzione europea; il risultato è che ci daranno come presidente Tony Blair, che nessuno di noi ha votato. Tony Blair: la UE sarà presieduta da un inglese, ossia da un Paese che non ha accettato l’euro, e da un individuo che ha contribuito alla guerra in Iraq e in Afghanistan voluta da Bush,o meglio dai suoi manovratori pro-Israele.
Tutto questo non ci sembra in contrasto con la nostra pratica così generalizzata di tutte le libertà. Del resto, che cosa è oggi la «libertà»? Persino il significato del termine è cambiato: qualche decennio fa, s’intendeva la libertà politica e individuale, l’habeas corpus, il voto, l’indipendenza nazionale; oggi, essenzialmente, è la «libertà sessuale» perché ci hanno già tolto le altre senza farcene accorgere...
siamo stati venduti al mercato globale senza che ce lo chiedessero, ci fanno dirigere da gente mai conosciuta e ne votata, hanno cambiato la moneta e la patria non è più la nostra...accettiamo tutto questo senza saperlo…ma guai a rinfacciarlo.
Ciò è molto più comodo per i poteri oligarchici: di libertà sessuali ce ne danno quante ne vogliamo, purchè ci dimentichiamo di pretendere la libertà politica, di essere cittadini e non consumatori e contribuenti. Del resto Tony Blair s’è da poco fatto cattolico: e da cattolico, ha subito cominciato a spezzare lance per i diritti dei gay e i matrimoni dei preti (anche gay), e sarà anche il primo presidente non votato a capo dell’Europa…
Non è questo che conta? Non si vede da questo che siamo liberi? Come dice la Carfagna, sono i nostri «valori»; i musulmani non li hanno, per questo li liberiamo: dai loro oscurantismi. Li asserviamo politicamente, ma gli regaliamo la libertà sessuale. Non è coerente?
Infatti, nota Dedefensa, il virtualismo «da’ un’impressione di coerenza e di coesione»; da qui trae il suo carattere «di sistema». Si basa sul fatto che ogni persona «non si percepisce esplicitamente, come potrebbe essere nel gulag, come aguzzino o prigioniero» costretto nella libertà.
«Il vestimento umanitarista e morale», per di più, dà al sistema (che non si dichiara come tale, ma al contrario come «aperto») un senso e una giustificazione. Nel nuovo totalitarismo, non è il Partito che ti manda al gulag: sono gli ospiti del gulag che ti si avventano contro e ti mordono come cani idrofobi, se sgarri ideologicamente; perchè il sistema va incontro alle «convinzioni degli attori», siano le vittime, siano i carnefici.
Obietti alla parate omosessuali? Sei contro la nostra «libertà» (sessuale), vuoi riportarci all’oscurantismo ecclesiastico, alla costrizione, all’inquisizione... Sei contro le «conquiste» della libertà occidentale. Come mai reagiscono così?
Perchè il sistema, nonostante le sue evidenti incoerenze e falle morali, garantisce «il conforto psicologico nella sua pienezza».
E’ questo forse il punto centrale, la novità assoluta rispetto ai sistemi totalitari. Le ideologie del Novecento davano ai loro militanti solo un «conforto intellettuale», li fornivano di presunti mezzi filosofici e «scientifici» per interpretare il mondo, e per cambiarlo col ferro e col fuoco. La nuova ideologia non fa appello all’intelletto, nè a una qualsiasi visione della realtà; mira a farti «sentire bene con te stesso». E per questo è invincibile.
Non c’è argomento che possa convincere uno che vuole «stare bene con se stesso», e che si «sente bene con se stesso» nell’universo immaginario dove «noi» siamo umanitari, morali e liberi, e «loro» no, e lo dimostra il fatto che «possiamo fare quel che vogliamo», e «comprare quel che vogliamo», perchè ci sono in vetrina duecento tipi di telefonini.
E’ infatti il carattere definitorio dell’uomo massa: colui per il quale «vivere è essere quello che già è». E che cosa conforta la psicologia di massa più del conformismo di ferro vestito di buone intenzioni, di politicamente corretto, confermato dalla TV e dalle burocrazie?
Ora si capisce meglio perchè la gente che frequentiamo, familiari, amici e colleghi che riteniamo persone normali, appena metti un dubbio sull’11 settembre, su bin Laden, o sul «riscaldamento globale», non solo non ti credono, ma ti si avventano contro. Una qualunque irruzione della realtà nella narrativa dominante li fa «sentire male con se stessi»; e ciò, perchè non può essere integrata nel sistema della «libertà» in cui si è rinchiuso così piacevolmente.
Dovremo “porgere l’altra guancia” e la nostra simpatia ai conoscenti che ci mordono la mano quando gli porgiamo l’ultima notizia «alternativa» che mette in dubbio la bontà morale dei suoi governi, che gli notifica la perdita progressiva della libertà politica in cambio della libertà sessuale?
Direi di no. Perchè quel che difendono i nostri conoscenti che rendiamo idrofobi con le conoscenze proibite, è il contrario del mondo pieno di senso. E’ un mondo che difende senza ragione, perchè è irragionevole. A tal punto totalitario, che persino quelli che lo creano - dalle centrali oligarchiche fino ai giornalisti - credono alle loro stesse narrative, si «sentono bene» nella loro falsa coerenza e coesione, e persino nei delitti che compiono in nome della «pratica generale della libertà» e dell’umanitarismo. Il che mette l’uomo occidentale all’interno di un nuovo oscurantismo, di intensità mai vista, e lo rende incapace di affrontare le sfide della realtà e della storia, come mai è stato nei tre millenni passati. E’ quest’uomo «liberato» che bisogna liberare e svegliare, prima che la realtà bussi alla porta.
Come dice Dedefensa: «La differenza» è che «la potenza dei dispositivi, dei mezzi di comunicazione, della pubblicità, eccetera, contribuisce a creare non solo un muro attorno a sè, ma un mondo attorno a se». Il mondo virtuale dell’americanismo globale, che, appunto, si sta sgretolando sotto i nostri occhi chiusi. Diamo per scontata la libertà politica, e le buone intenzioni di governi che non abbiamo votato, e di cui conosciamo la fallacia, perchè «stiamo bene con noi stessi»: ciò durerà finchè dura l’illusione collettiva che ci sia abbondanza, ci sia previdenza sociale, che il sistema davvero stia provvedendo perchè l’acqua scenda dal rubinetto ogni volta che lo apriamo, che l’elettricità continui a illuminare le nostre case, che davvero il sistema si preoccupi del nostro bene, e sorvegli i nostri diritti mentre ci concede tante «libertà».
Questo mondo, non muro, che ci è stato creato attorno con mezzi virtuali, è il sogno degli uomini nella caverna platonica. Presto scopriremo che nessuno provvede che l’acqua scorra dal rubinetto, che le banche e la finanza ha divorato la nostra previdenza sociale, che il nostro denaro non è più accettato dal supermarket, che i nostri governi sono pronti ad ucciderci, a venderci come schiavi dei «mercati» e della pubblicità, anzi già lo fanno.
Svegliamoci, perchè siamo esseri dipendenti nelle nostre necessità vitali da un sistema di cui non possiamo fidarci; quella che ci culla e ci conforta psicologicamente, è una superstizione letale .
Difatti, la potenza totalizzante del sistema si basa anche, fortemente, sulla perdita collettiva del sapere come «cultura unitaria», come «universitas», che fu sempre la tensione dell’Europa.
I più possono credere che sia facile fare un attentato guidando un Boeing 707, perchè non hanno la minima idea delle complessità e delle limitazioni di un simile apparato tecnologico. I più credono che «sarebbe stato impossibile portare tonnellate di esplosivi nelle Twin Towers senza farsi notare» perchè (come Pierluigi Battista del Corriere) non sanno che le Twin Towers avevano 155 ascensori e montacarichi e che sgomberi e traslochi erano fatti quotidiani in grattacieli da uffici a noleggio. I più non si domandano come mai, se le autorità sanitarie dicono che il virus dell’influenza suina può mutare da un momento all’altro, che senso ha fabbricare in anticipo i vaccini, in milioni di dosi, che possono risultare inefficaci? I più credono all’evoluzionismo perchè ignorano tutto sui meccanismi reali del DNA: e persino scienziati di altre specialità non ne sanno nulla, anche se (è tipico degli scienziati) un matematico come Odifreddi crede di saperlo; il tema è sfuggente persino ai genetisti molecolari d’avanguardia. Odifreddi poi, avendo un diploma di geometra, non sa nemmeno la vastità di quello che non sa; e per questo, giudica tutto quello che non sa come «non importante».
In Italia, il liceo classico mirava a mantenere l’unità del sapere, anche scientifico oltrechè storico e umanistico; ora questa tensione è abbandonata del tutto, e l’uomo colto è rimpiazzato dal selvaggio specializzato. Più in generale, l’uomo moderno vive in un mondo altamente complesso, fra oggetti volanti, satellitari, chimici, elettronici e istituzioni giuridiche e politiche straordinariamente complicate, eventi mondiali indecifrabili, psico-disinformazione sofisticata, di cui non ha nessuna conoscenza di prima mano: solo «sentito dire», luoghi comuni, sommarie certezze apprese di terza mano dai TG. Dovrebbe allarmarsi, invece si sente bene con se stesso perchè è convinto che «qualcuno» sappia, «qualcuno» sappia come manovrare quella complessità, anzi che lo stia facendo bene, e la cura di questo qualcuno sia di non far mancare proprio a lui, l’uomo massa dipendente e non-pensante, il confort psicologico che gliene deriva. Eppure, dal comportamento dell’alta finanza e dei banchieri centrali in questa crisi, ciascuno dovrebbe trarre le conclusioni opposte.
1) «Le virtualisme, éclatant de santé chancélante» (Il virtualismo che scoppia di salute malferma), Dedefensa, 1 ottobre 2009.
venerdì 9 ottobre 2009
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