Per non dimenticare:
chi applaude per la cassazione del Lodo Alfano:
Santoro quando era a Bruxelles piangente ma (profumatamente compensato)
il 23 giugno 2005, faceva parte di quella larghissima maggioranza (403 favorevoli, 89 contrari e 92 astenuti) che fece approvare la nuova legge per l’euroimmunità. Era in buona compagnia, perché nessuno degli italiani a Bruxelles disse una parola contro il provvedimento. Anzi. Tutti d’accordo. Compresi esponenti della sinistra e dell’Italia dei valori, partiti che oggi gridano allo scandalo di fronte alla sospensione dei processi per le quattro massime cariche dello Stato e rabbrividiscono alla sola idea di riproporre una discussione sull’articolo 68 della SACRA Costituzione, quello che prevedeva in Italia fino al 1993 appunto l’immunità parlamentare.
Qualche nome noto? Gianni Pittella, plenipotenziario della campagna di Pierluigi Bersani nel Pd ed eletto a luglio vicepresidente del Parlamento di Bruxelles; l’altro dalemiano Mauro Zani; Giovanni Berlinguer, uno dei fratelli del leader Enrico e lui stesso tra i leader del «correntone»; Pasqualina Napoletano della sinistra Ds; Marta Vincenzi, due volte sindaco rosso di Genova; l’agguerrito Claudio Fava di Sinistra e Libertà e ancora l’ex sindacalista della Cgil Guido Sacconi.
Tra i contrari all’immunità parlamentare non figura neppure un nome italiano.
Tra quelli che sostennero l’euroimmunità, anche l’attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Giorgio Ruffolo, Demetrio Volcic, Renzo Imbeni. Per il gruppo dell’Italia dei valori votò per l’approvazione il filosofo Gianni Vattimo, (l’unico che riesce a pensarsi cattolico, comunista e gay…deve essere proprio un filosofo!)
L’allora presidente, dei parlamentari era Giuseppe Gargani che ricorda: “che tutti i parlamentari stranieri già godono nei loro Paesi della tutela dell’immunità per il loro ruolo. Così, l’introduzione dello scudo fu sposato anche dal Pse nella sua interezza. Per i socialisti europei, infatti, questa legge era definita fondamentale. E dovrebbe essere presa a modello in Italia, unico Paese a non prevedere questa protezione per i suoi parlamentari”
Chi spergiura:
Napolitano: «Già da ministro dell’Interno fui uomo delle istituzioni, non di parte».
È invece vero che quando sedeva al Viminale si rese protagonista di un’iniziativa clamorosa, (stigmatizzata dal centrodestra quanto sfruttata dalla criminalità organizzata) tesa a tagliare le gambe agli scomodi reparti speciali delle forze dell’ordine (Ros dei carabinieri, Scico della Guardia di finanza, Sco della polizia) con un apposito decreto ministeriale che porta in calce la sua firma.
Successe il finimondo con la direttiva che azzoppò definitivamente i reparti scelti che avevano indagato su Di Pietro e Pacini Battaglia, le coop rosse, i Ds, la Tav, che avevano arrestato Riina, che stavano puntando Provenzano e via discorrendo. Che strano.
I vertici dei reparti vennero via via rimossi. Inascoltate, protestarono le rappresentanze di base. Alcuni magistrati alzarono la voce contro quel decreto che di fatto rendeva inoperativi i reparti con una scelta d’imperio mirata a togliere la centralità decisionale ai reparti delle tre forze dell’ordine attuando la «frammentazione» degli stessi, ridotti così a meri centri di analisi, raccordo informativo e supporto tecnico, senza più nessun raccordo operativo con le direzioni centrali né uno straccio di coordinamento per la lotta alla mafia, al terrorismo, alla corruzione.
Lo «Scico», tornò a essere quello che era stato in passato il «Ccaico» (centro coordinamento attività investigativa sulla criminalità organizzata) il primo servizio centrale investigativo sulla criminalità organizzata che di fatto fallì perché impegnato in soli compiti di coordinamento informativo.
A dimostrazione dei danni fatti dal decreto Napolitano, il comando generale della Guardia di finanza dovette prendere atto, il 4 febbraio 1999, che a seguito della pesantissima ristrutturazione l’attività di contrasto alle mafie aveva subito una «notevole diminuzione». Il capo dello Scico (contro il quale Antonio Di Pietro scrisse una lettera aperta indirizzandola al ministero delle Finanze parlando di «oscure minacce») venne sollevato dall’incarico e spedito a Torino. Idem per il colonnello e il capitano del Gico di Palermo, rimossi entrambi quand’avevano trovato la preziosissima traccia investigativa dell’«insufficienza renale»» di Bernardo Provenzano, la stessa che solo otto anni più tardi porterà all’arresto del boss. I carabinieri riuscirono ad aggirare in parte la tagliola ministeriale inventandosi una sorta di «dipendenza funzionale» con la casa-madre del Ros, lo Sco si ridimensionò a vantaggio delle Squadre Mobili mentre lo Scico di fatto venne ammazzato dall’allora comandante generale, Rolando Mosca Moschini, che oggi vediamo (anche ai funerali) sempre un passo indietro al presidente Giorgio Napolitano quale consigliere militare. Nel 1998 il Viminale di Napolitano sciorinò numeri improbabili sulla lotta alla criminalità per tentare di arginare le polemiche. Ma la verità raccontata in imbarazzanti interpellanze fu che numerose e importanti indagini, alcune di rilevantissimo spessore, vennero abbandonate, spezzettate, diluite e disperse in più procure.
Il decreto Napolitano fu la pietra tombale sull’operatività dei reparti scelti.
L’allora superprocuratore antimafia, Pierluigi Vigna, se la prese addirittura con Massimo D’Alema che s’era permesso di parlare di potenziamento (sic!) dei reparti operativi e non di ridimensionamento: «No, non è così. Vi è stato un calo sensibilissimo nelle indagini», tuonò. Per Vigna la carenza nella lotta alla grande criminalità veniva aggravata proprio da quella circolare che indebolì il Ros e lo Scico in quanto «non potendo più contare su una direzione centralizzata» erano di fatto «legati alle iniziative delle singole procure». Sempre Vigna sostenne che la circolare ministeriale aveva addirittura violato l’articolo 371bis del codice di procedura penale poiché, come atto amministrativo, non poteva assolutamente modificare una norma di legge. Vi era un problema di legittimità grande come una casa: «Con un decreto - aggiunse - non si può cambiare una legge che ha una forza superiore a un decreto ministeriale». Napolitano riuscì nell’impresa.
E quei colleghi parlamentari già sotto inchiesta tirarono tutti un sospiro di sollievo.
Super partes!!!
il popolo Glbt !!!???
Chi sono? Da dove vengono?...sono già tra di noi e non lo sapevamo!
Sono semplicemente : gay, lesbiche, bisessuali, transessuali.
Già nel 2007, l’Italia ha ricevuto dal Parlamento europeo una lettera d’ingiunzione relativa ai problemi concernenti il mancato rispetto delle disposizioni sovranazionali che vietano ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale.
La discriminazione contro il popolo Glbt in Italia per qualcuno ecologicamente corretto c’è, ed è evidente nella società e nel diritto: se non si pone un immediato rimedio, la storia ci giudicherà allo stesso modo dei persecutori dei neri e degli ebrei. Ma ddeche?? Qualcuno ha sentito/visto discriminazioni di questi poveri emarginati che troviamo in tutte le salse, in parlamento, tv, radio, spettacoli, carta stampata, tanto che si disse che era meglio fingersi gay per assicurarsi la pagnotta!!
Solo in Italia sono quasi sei milioni…qualcuno dice 18…
In Francia, sono avanti, addirittura il ministro della Cultura Frederic Mitterand è un gay dichiarato, al centro di una polemica per una sua autobiografia pubblicata nel 2005, (che tempismo nello scandalo )in cui confessava di aver pagato per fare sesso con dei ragazzi in Thailandia.
“Il rito del mercato dei giovani, il mercato degli schiavi mi eccitava enormemente” è un passaggio dell'autobiografia, intitolata ''La Mauvaise Vie'' (la vita cattiva). ”L'abbondanza di ragazzini bellissimi e subito disponibili me li faceva desiderare”. Letteratura da spazzatura, “Porco, malato ma coi soldi” era un titolo più consono, ma vuoi mettere il richiamo “intellettuale” di “la mouvaise vie!. Ci si fa un film. Si indice un dibattito e tutto ad un tratto essere eterosessuali è vietato perché non c’è poesia, non c’è arte. Dagli europoidi non eletti ci si può aspettare di tutto.
Il porco scrive “Un desiderio non scalfito dalla consapevolezza dei “sordidi dettagli di questo traffico” di giovane carne umana”. Mitterrand, che ha 62 anni, si è difeso dicendo di non essere un pedofilo e di aver usato il termine «ragazzini» in senso lato. L'entourage del Presidente, Nicolas Sarkozy, lo difende da chi ne chiede le dimissioni….cosa direbbe un De Gaulle?
Ovviamente la scorsa settimana Mitterand aveva preso le difese del regista Roman Polanski… se non ci si da una mano fra maiali!
l’ebreo Svizzero CARLO DE BENEDETTI
Il Corriere della Sera del 15 febbraio 1992, …. Franco Marini ministro del Lavoro annunciava trionfalmente che gli esuberi Olivetti sarebbero stati «appena 1.700 anziché 2.200» e che in mille sarebbero stati «assunti dalla Pubblica amministrazione». È stato «l’unico caso», scrive un imprenditore in cui lo Stato «ha assorbito esuberi da un’azienda privata».
Si ricorda il De Benedetti che «va in televisione dopo essere stato arrestato, dichiara spontaneamente di aver truffato lo Stato per salvare l’azienda» e poi viene «rimesso in libertà senza che nessuno abbia istruito un processo». Era il 17 maggio 1993, Repubblica titolò «De Benedetti confessa: Anch’io pagavo tangenti - drammatico memoriale consegnato nelle mani dei magistrati». E due giorni dopo l’Ingegnere ripetè: «Se dovessi rifare tutto di nuovo, lo rifarei: pagherei le tangenti...». LIBERO!!! Questa si che è avere la schiena dritta. Si spaventano i magistrati, e non ti processano più..
«Lavoro alla Sorgenia spa dal 2001 - scrive un quarantenne M.M. - da quando cioè la legge Bersani liberalizzò l’energia. E da allora quanti finanziamenti...>>
Dove va il risparmio?
Lo stato dei mercati finanziari e delle sottostanti economie? Confrontando i dati passati con quelli attuali, nemmeno una delle grandi difficoltà che attanagliano il mondo finanziario è cambiata. I sostegni che i vari governi e le Banche Centrali avevano elargito al sistema bancario mondiale erano solo dei sostegni perché il sistema non implodesse immediatamente, ma erano, solo dei sostegni. Questo significa che tutto l’impianto strutturale era ed è quanto mai fragile.
Anche il G20 non ha detto molto: nuova regolamentazione dei mercati finanziari, che resta una risposta abbastanza marginale nella soluzione di questa crisi. La dichiarazione finale congiunta, peraltro già concordata da mesi, non dà soluzioni pratiche ma enunciazioni di principio che poi dovranno essere messe in atto non si sa con quali tempi…dall’inizio della crisi ripetono che ci vogliono regole nuove ma intanto non ne dicono una! La Tobin tax? Facile e sicura, ma non si vara,
mentre le centinaia di migliaia di nuovi disoccupati USA, europei e del resto del mondo, vorrebbero sapere, perché da questa semplice tassazione si estrarrebbero denari utili…. i governi come provvederanno alle loro necessità nei prossimi mesi?
La “nuova”soluzione di creare nuova moneta virtuale per il Fondo Monetario Internazionale che tanto entusiasmo ha suscitato nelle Borse di tutto il mondo, è la solita goccia nell’oceano se rivolta al salvataggio di banche e di istituzioni finanziarie più o meno amiche. Se è vero (documento riservato della Commissione Europea pubblicato dal Telegraph nel febbraio 2009), che i soli debiti dell’Est Europa verso l’Europa Occidentale ammontano a 25.000 miliardi di dollari, a cosa servono 1,1 miliardi di dollari dati al FMI per aiutare i Paesi Emergenti?
Certamente fanno molto più effetto sulla pubblica opinione le dichiarazioni roboanti nel voler distruggere i paradisi fiscali e punire i banchieri (che sono coloro che hanno foraggiato la classe politica in tutto il mondo) togliendo loro i futuri bonus. Ma i paradisi fiscali e i banchieri avidi non sarebbero esistiti se i politici di tutto il mondo negli ultimi venti anni non avessero sistematicamente distrutto tutte le regole ed i principi che già erano in atto per un buon funzionamento dei mercati.
Ecco che allora trovare un capro espiatorio e fare la figura dei salvatori è la via più comoda per mantenere il consenso. Purtroppo una notizia è stata ampiamente sottaciuta, se non nascosta. Negli stessi giorni in cui così tanto si parlava del G20 e dei suoi «epocali» cambiamenti («un Nuovo Ordine Mondiale» l’ha definito Gordon Brown), l’autorità di controllo americana che stabilisce le regole di contabilità ha dovuto, su pressione del Congresso, allentare i vincoli nella valutazione della qualità di alcuni cosiddetti titoli tossici in possesso delle banche.
Come dire: ti lascio la discrezionalità di metter nel tuo bilancio il valore che tu ritieni più opportuno in questo momento. Tradotto in parole povere: se hai delle perdite non farle vedere, almeno finchè ci riesci. Alla faccia della trasparenza dei mercati e delle liste di Paesi canaglia in campo finanziario! Ecco i luoghi comuni dei “Draghi” pensieri
il mercato borsistico anticipa sempre la ripresa economica di circa sei mesi. Bene. Una disoccupazione che sta crescendo a ritmi dell’1% al mese e che arriverà oltre il 10% si riassorbirà da qui a sei mesi?
b) Un crollo del commercio mondiale nell’ordine dell’80/90% si riassorbirà in sei mesi?
c) I prezzi delle case in America, che hanno scatenato tutto questo disastro, riacquisteranno il loro valore, riguadagnando circa il 35% fra sei mesi?
d) Quanti soldi saranno ancora in grado di mettere sul piatto i Paesi ricchi per fronteggiare la crisi e soprattutto a chi li chiederanno?
A questo punto sorge spontanea un’altra domanda: chi sono coloro che con le loro dichiarazioni vogliono farci credere che la crisi è ormai finita comprando massicciamente in Borsa? E soprattutto perché ce lo vogliono far credere? Probabilmente perché si possa continuare a fare il gioco dello spennare il pollo attratto dal guadagno facile e veloce.
I vari DRAGHI non festeggiano il reale successo dell’evento, ma solo lo scampato pericolo che il meeting fallisse platealmente.
Un’altra spiegazione è di ordine psicologico: è nella natura dell’uomo non sopportare troppo a lungo le situazioni di disagio e quindi ogni tanto è opportuno far finta che vada tutto bene per allentare la tensione. Infatti sentire la Marcegaglia o Draghi, proclamare a gran voce che la crisi e la recessione sono finite e che, a parte qualche temporaneo scossone, non c’è quasi più nulla da temere…solleva un po’ il morale. Questo tipo di affermazioni hanno buon gioco nel convincere il pubblico perché si basano su una tecnica comunicativa nota, che è quella del sollievo psicologico, mentre per confutarla, o almeno per riuscire a dire come stiano realmente le cose, bisogna addentrarsi in complessi argomenti tecnici, che danno invece un quadro decisamente diverso da questo ottimismo a buon mercato. Argomenti tecnici che non sono facilmente e rapidamente comprensibili da parte del pubblico e, molto probabilmente, neanche da parte di molti dei politici che fanno questi proclami.
Ogni analisi razionale ed ortodossa porta a concludere tutto, meno che a giustificare una crescita degli indici di borsa del 50% da marzo ad oggi.
- Sull’affermazione che dice «la ripresa è cominciata»: quella che gli ottimisti chiamano ripresa in realtà è solo una fase in cui le cose peggiorano solo più lentamente o, come dice Trichet, vanno meglio di quanto previsto: l’economia a livello globale continua quindi a contrarsi, ma più lentamente di prima. Com’è che allora le Borse si entusiasmano così tanto?
E’ la saga dei risultati al di sopra delle attese che ha contribuito a gonfiare gli indici di Borsa in questi mesi. In realtà l’unica operazione fatta è stata quella di creare una nuova bolla nel mercato finanziario che prima o poi qualcuno (i contribuenti) dovrà pagare.
Un’altra operazione ben costruita è quella che riguarda i dati sulla disoccupazione: le statistiche dicono che sta calando. Qui gli elementi del trucco sono due: il primo è che dalle statistiche escono coloro che hanno finito il periodo di sussidio che è di 26 settimane, abbiano o non abbiano trovato un nuovo lavoro. Il secondo trucco (come sopra) è che la disoccupazione aumenta ad un ritmo più lento rispetto a sei mesi fa, ma non che si sta riprendendo ad assumere lavoratori. Potremo casomai dire ad un certo punto che la situazione sarà stabilizzata, ma a quale livello? E a che prezzo?
E della «ripresa» del mercato immobiliare? : - Continua a crescere il tasso di insolvenza sui mutui casa negli USA. Secondo le dichiarazioni rese al Congresso degli Stati Uniti da Michael Barr vice-ministro del Tesoro USA, sono previsti milioni di pignoramenti di case e in Cina si sta preparando un’altra bolla immobiliare.
Si dirà : «Ma questo riguarda l’America e la Cina, non l’Italia». Certo, ma non scordiamoci che il collegamento tra le economie è molto stretto ed è come un elastico. La grande difficoltà in queste economie non possono non riflettersi anche sulla nostra. La nostra Borsa verrà trascinata al ribasso in caso di forti ribassi delle altre due. Un altro fattore sottaciuto dai vari governi è che non sembra affatto che i sistemi bancari mondiali siano ancora in grado di camminare sulle proprie gambe e potrebbero essere necessari nuovi e massicci interventi della mano pubblica per mantenerli in vita. Inoltre il debito pubblico viene assorbito in maniera artificiale dalle Banche Centrali allo scopo di mantenere bassi i tassi di interesse. Se poi fosse vero che la crescita dell’economia cinese viaggia ad un tasso di crescita dell’8%, non si capisce perché il presidente Wen Jabao abbia sentito la necessità l’11 settembre di dichiarare che debbano essere ancora mantenuti gli straordinari stimoli all’economia.
Morale: il destino dei mercati è ancora in discesa.
PRIMA DEL GULAG EUROPEO ATTRAVERSIAMO LO STIGE ITALIANO
SIAMO in una melma che è già dittatura non è un rischio da sventare, ma una realtà già concreta e presente. Già applica sopra ciascuno di noi i suoi esproprii, i suoi soprusi e il suo terrorismo collettivo. Cacciare Berlusconi, strappargli «le sue televisioni», ridurlo a chiedere l’elemosina davanti alle chiese, non basterebbe a liberarcene. Il nemico è onnipresente e multiforme.
L’Italia ha creato – ed accetta e applaude – la dittatura di nuovo tipo, che richiede una diagnosi un po’ più sofisticata di quella neanderthaliana di Di Pietro & Co, che evocano «il fascismo».
La dittatura sotto cui languiamo non ha un tallone, ma ne ha miriadi. La novità del nuovo secolo è la dittatura diffusa, corpuscolare. Perciò più asfissiante; non c’è spazio pubblico, e nemmeno intimo e privato, che sfugga al suo potere multiforme.
Denunciare la Casta, le angherie da omissione o le persecuzioni attive delle burocrazie pubbliche inadempienti nei suoi numerosissimi livelli, non basta più a descrivere il fenomeno. Non basta più segnalare che uno o tutti gli ordini del potere pubblico – esecutivo, legislativo, giudizario – travalicano i loro poteri legittimi; qui, ormai, qualunque gruppuscolo e libera associazione fa altrettanto.
Non sono solo «le procure», o «Bankitalia», o il terribile «TAR del Lazio», ad arrogarsi compiti che spettano al governo, espropriandolo, occupandole le prerogative e le responsabilità, o annullandone i poteri. E’ un segno della dittatura nuova il fatto che Mario Draghi, invece di occuparsi della sorveglianza delle banche (che non può fare, essendo le banche private azioniste di Bankitalia) inviti a tagliare le pensioni (altrui, non le sue e dei suoi fastosi funzionari), venga applaudito anzichè invitato a tacere dai «liberi giornalai italioti».
Ma fosse solo Bankitalia, il fatto è che a governare – o a legiferare / pontificare – di fatto, e più che possono, sono la Conferenza Episcopale, il Consiglio Superiore della Magistratura, Radio Radicale, i sindacati, le soprintendenze, i consorzi montani, qualunque organo immaginabile. Ciascuna di queste istituzioni o associazioni esercita la sua parte di dittatura diffusa: ossia non si limita ad esercitare i suoi compiti, ma esercita – o prova ad esercitare, o almeno a impedire e condizionare – quelli di altri organi. Chi ha visto “Report” sui regolamenti dell’edilizia in Italia si è fatto un’idea…spendi 1000 euro per alzare un muro in casa, ma 5000 euro di bolli carte e onorari per essere “in regola” con comune provincia regione…
Qui, basta essere un gruppo qualunque, anche momentaneo, per arraffare una fetta di potere indebito. Non è necessario essere «governatore di Bankitalia» con un milione e passa di euro di stipendio; basta essere, poniamo, «insegnante», «bidello», e persino «precario», purchè organizzato, per poter esercitare poteri indebiti e pretenderne di illegittimi.
Facciamo l’esempio del corpo sociale potentissimo chiamato «comici televisivi»: possono pronunciare, in prima serata, pesantissimi doppi sensi sessuali da avanspettacolo (che ti avrebbero fatto espellere da un’osteria di paese solo qualche anno addietro), ma non oggi. Se sei un «comico televisivo», potrai inoltre pronunciare calunnie e diffamazioni che, da isolato cittadino, ti porterebbero dritto a una condanna penale per direttissima. Loro possono in nome della “libertà” esercitare liberamente – solo al contrario – i compiti educativi e pedagogici di cui hanno espropriato maestri e genitori, i quali ripetono invano ai bambini che «certe cose non si dicono». Provate a protestare per queste innominabili volgarità: tutti i corpi sociali si leveranno contro di voi, in nome della «libertà d’opinione», o peggio di «espressione», ossia il diritto alla volgarità…salvo appuntarlo a un esasperato Berlusconi…così non si dice, così è volgare…
Come sempre in ogni dittatura, sono «le masse» a difendere gli abusi di potere del dittatore, ad invocarli. Avviene lo stesso al Dittatore Diffuso, corpuscolare e collettivo. La sua forza, è la debolezza del popolo su cui domina. Debolezza mentale, in questo caso.
Il corpo noto come «omosessuali» può pretendere una legge contro la «omofobia», ossia la punizione di un’opinione: qui, la libertà di pensiero non si applica più. Gli «zingari» come corpo organizzato possono darsi il diritto di non pagare il biglietto del tram, e se commettono un omicidio, godono di un trattamento di favore che è negato ad altre categorie: il papà musulmano che ha ucciso la figlia perchè svergognava la famiglia ha preso 30 anni senza alcuno sconto, lo zingaro stupratore omicida – categoria protetta – gli arresti domiciliari. La magistratura mostra così il suo potere d’arbitrio: la legge, nelle sue mani, non è uguale per tutti.
E che dire della casta chiamata «RAI»? ora il canone si chiama «tassa di possesso» E’ un inghippo disonesto da bassa dittatura libica. Oltretutto, il canone rinominato «tassa di possesso» svincola la RAI da ogni obbligo di prestazione decente. Perchè non subiamo una tassa di possesso sulla lavatrice e il frigorifero? Perchè i «fabbricanti di elettrodomestici» non sono per il momento una casta organizzata, con agganci in Parlamento! ! Invece la lobby delle officine auto per la manutenzione obbligatoria (per il nostro bene) biennale, o quelli che manutengono le nostre caldaie obbligatoriamente (per il nostro bene)…ci sono riusciti… Le centrali del latte sono state privatizzate, e così non devono più assicurare il latte, nè sottoporsi a controlli pubblici, ma solo «fare profitto»: come tutte le municipalizzate di servizio, sono diventate autonome, ossia possono assumere i raccomandati senza concorso.
Gli «autonomi» dei centro sociali occupano le case altrui. Per gli uffici fiscali, i contribuenti sono per principio evasori da perseguire. Autonomia, ecco il nome della dittatura diffusa.
lunedì 19 ottobre 2009
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