venerdì 9 ottobre 2009

Libertà ??

Hanno protestato la non libertà di stampa…e contro chi querela la ns amata stampa antifascista :
Antonio Di Pietro, uno dei primi ad appoggiare la manifestazione. Un vero recordman della querela con oltre 300 cause (357 secondo Repubblica) contro la stampa e ben 700mila euro incassati. Con buona pace del diritto di chi lo critica. Non c’è stato, ma ha formalmente aderito, l’ex premier Massimo D’Alema. Tutti lo ricordano per la maxi-richiesta di risarcimento da 3 miliardi di vecchie lire ai danni del povero Forattini per una vignetta su Repubblica sulla lista Mitrokhin, poi ritirata, ma che fece dimettere il Forattini che di Repubblica era stato un fondatore…. ma ne ritirò anche un’altra da 2 miliardi al Corriere che aveva osato criticarlo sulla sua strategia sindacale. La richiesta di risarcimento da 500mila euro alla Stampa per un articolo che lo citava in riferimento a un dossier dell’agenzia investigativa Kroll. E nel 2002 querelò Repubblica per un’intervista a Maurizio Gasparri che lo tacciò di «spregiudicatezza» per la sua passione nautica.
Rosi Bindi quand’era ministro della Salute querelò Giovanni Sartori, editorialista del Corriere. Oliviero Diliberto, il segretario del Pdci, che querelò Libero per la pubblicazione di un verbale del comitato centrale nel 2006 al grido di: «Ci hanno già finanziato la campagna per le politiche con 100mila euro». E proseguì chiedendo un milione al portavoce della comunità ebraica di Milano per un’intervista a Repubblica in cui stigmatizzava le sue posizioni anti-israeliane.
Il De Benedetti pensiero si è poi espresso così: «È evidente che in Italia esiste la libertà di stampa, ma c’è un problema di limitazione della libertà di informazione e della possibilità da parte del cittadino di essere informato anche con punti di vista diversi. Episodi come quello di direttori che hanno dovuto addirittura dimettersi per il fatto di essere stati assaliti dimostra che la libertà con la quale il singolo giornalista può svolgere il suo lavoro in maniera serena ed indipendente è assolutamente limitato».
La libertà di stampa part time è come quella ragazza che diceva di essere un po’ incinta…

Roberto Saviano merita l’Oscar per l’idiozia. L’autore di Gomorra, a una settimana esatta dall’intervista televisiva all’Era glaciale della Bignardi, diceva che «in Italia la libertà di stampa c’è» e parlava di «serenità di stampa»,
Ha poi dato alle stampe estere dipingendo la democrazia in Italia con paragoni disfattisti come quello con il cartello di Calì in Colombia, dove il narcotrafficante Orejuela spiegava: «Sei alleato di qualcuno solo se lo ricatti». Raffinato il parallelismo coi fantomatici ricatti berlusconiani alla stampa. Niente da dire, un bel servizio reso all’Italia, (ma si sa, lui è ebreo) soprattutto nelle versioni pubblicate su El País, Le Figaro, Die Zeit e The Times. Ma proprio sul sito del quotidiano inglese, dove un «bigino» del suo articolo è stato pubblicato nella sezione dei «columnist», lo scrittore è stato pesantemente criticato dai lettori. Il commento più acido? «This article is pure idiocy». Pura idiozia.
Quel che infastidisce i lettori del Times (alcuni dei quali nostri connazionali) è che dall’articolo emerge una visione degli italiani quali «stupidi». Juma scrive: «La gente è perfettamente in grado di formarsi un’opinione libera e le elezioni diranno se apprezzano o meno Berlusconi. Invece nessuno ha votato Gordon Brown...».
Già, in Inghilterra il premier - recentemente santificato dai giornalisti per aver risposto a chi gli chiedeva conto del suo uso di antidepressivi - non è stato votato, ma è diventato inquilino di Downing Street solo in virtù delle dimissioni di Tony Blair. Cioè: risponde sulle pillole antidepressive, ma è premier per nomina non elettiva. È la democrazia delle risposte.
E tutti questi protestanti si dimenticano che su 6.745 cause penali e civili intentate alla stampa dal 1994 a oggi, le richieste di esponenti del centrosinistra ammontano a 312 milioni su un totale di 486 milioni di euro.
Il centrosinistra batte la destra per 312 a 174 !!

E visto che protestano per la CENSURA FASCISTA, qualcuno dovrebbe spiegarci chi sia stato invece a imporre una ferrea censura su tutto quanto riguarda gli avvenimenti politici dell’Unione europea, avvenimenti importantissimi per tutti noi. Bisogna riconoscere che questo silenzio insospettisce, e anzi suscita un senso d’angoscia in quanto non si riesce a trovarne una spiegazione. Prima di tutto perché vi si attengono le fonti di informazione di ogni parte politica. Chi ha ordinato di non parlarne, è dunque sopra i partiti? E perché non se ne deve parlare?
Lo Stato italiano l’ha già ratificato, senza permettere neanche la più piccola discussione, basandosi sulla norma più antidemocratica della nostra Costituzione, quella che sottrae alla volontà dei cittadini la «politica estera», anche se, trattandosi in realtà della Costituzione europea trasformata in trattato, definirlo politica estera è già di per sé una
bella truffa. C’è da aggiungere che ci si stupisce del silenzio dell’opposizione davanti a un atto del governo berlusconiano, visto l’abituale rumoroso dissenso per ogni sua decisione. Cosa ne dice Santoro, ex parlamentare europeo, di questo silenzio? Noi abbiamo diritto di sapere, vogliamo sapere, chi gli ha imposto di non parlarne. Chi lo ha imposto a lui e a tutti gli altri conduttori di dibattiti televisivi; e perché. Ora dopo promesse di regalie anche l’Irlanda ha capitolato, ma il Trattato non è in condizione di diventare operante perché debbono ancora provvedere alla ratifica la Repubblica Ceca, la Polonia e una regione autonoma della Finlandia, l’arcipelago Aland.. A Praga gli oppositori hanno tentato in tutti i modi di impedire la messa in opera del Trattato, inoltrando anche ricorso alla Corte costituzionale. Ma le Corti costituzionali dei vari Paesi cui si sono appellati negli ultimi anni molti degli oppositori all’euro e all’unificazione europea (prima di tutto i tedeschi), non hanno mai accolto le eccezioni presentate: l’Unione europea è un Moloch, ideato e costruito dai Potenti al di fuori di qualsiasi norma giuridica preesistente, e nessuno si arrischia a mettere in dubbio, prima ancora che la legittimità, la logica che la sostiene.
Di fronte a una situazione così complessa non si può non chiedersi come mai un trattato tanto importante agli occhi dei governanti da farli quasi impazzire, sembri non esserlo affatto per i responsabili dell’informazione. Purtroppo il silenzio ha delle buone motivazioni in quanto nasconde, insieme al trasferimento a stranieri della maggior parte della sovranità e dell’indipendenza della nazione, anche norme che non esistono nelle Costituzioni degli Stati europei e in primis in quella italiana. Una fra tutte basterà come esempio: «la condanna a morte in caso di guerra o di pericolo di guerra, e l’uccisione di cittadini per impedire l’insorgenza di ribellioni o tumulti».
Si tratta di clausole che fanno ben capire una cosa: l’Unione europea ha preso le misure per governare un impero in cui ci si aspetta, dalla somma di tanti popoli diversi unificati a tavolino, l’inevitabile ribellione e lo scoppio di gravissimi conflitti interni. Ha inizio, dunque, così l’ennesimo impero tirannico in Europa.

Lo dovremo mettere in carico ai soliti firmaioli de’ sinistra?…forse, intanto
a migliaia hanno aderito all’appello in difesa di Repubblica, querelata dal Cav per le dieci domande su Papi. Un plotone unito da incontenibile indignazione per il Berlusca…

Bene, gli stessi parrucconi stanno ora firmando a frotte la petizione per Roman Polanski, il regista arrestato a Zurigo per avere fatto la festa a una tredicenne. Nel ’77, all’età di 44 anni, Polanski - secondo la puntigliosità dei documenti giudiziari - sodomizzò la minorenne dopo averla imbottita di droghe per meglio disporla alle sue voglie. Il regista ammise e patteggiò. Ma invece di scontare la pena fuggì e prese la cittadinanza francese.
Ora, di fronte all’arresto tardivo, è un coro mondiale di solidarietà verso l’anziano Roman che rischia di essere estradato e languire in qualche carcere yankee. Da noi, sono in prima fila Placido, Tornatore, Sorrentino, Monicelli, l’intera intellighenzia del ciak, gli impegnati in genere, moralisti e spietati con il Cav che è andato alla festa di una diciottenne e ha passato una notte con una navescuola quarantenne; fricchettoni e buonisti col regista che ha fatto quello che gli passava per la testa con una di 13 anni. La contraddizione è insanabile. Sentite infatti come si arrampicano sugli specchi i pretesi cervelloni.
Il più abile è stato Paolo Sorrentino, regista del Divo (alias Andreotti). «Ho firmato, consapevolmente, entrambi gli appelli - ha detto - ma non voglio commentare». Furbo, ma almeno non ha fatto la figura del fesso. Resta - e per sempre - la quintessenza dell’impunito.
Per Placido, Polanski è «un grande artista» e questo basta per perdonargli lo stupro.
Il Cav non lo è. Merita perciò la gogna perché si fa chiamare Papi dalla leggiadra Noemi.
Per Tornatore - tenero autore di Nuovo cinema Paradiso - Polanski ha 77 anni!! e a «un uomo della sua età va risparmiata la sofferenza». Di Berlusconi, 73 anni, chissenefrega, si assuma le sue responsabilità per avere deflorato la prostituta di Bari.
Per la giornalista del Manifesto, tale Maria Ciotta, il merito di Roman è avere ammesso la violenza alla tredicenne. Il Cav invece non ha risposto alle dieci domande e, quanto a lei, ha la certezza che gatta ci cova. Il fatto che il Cav abbia giurato in tutte le salse (errore fatale: doveva limitarsi a una risata..) di non avere mai toccato una minorenne, alla Ciotta fa un baffo.
Si vede che a sinistra hanno altre idee… . Così, tra reo confesso di una porcheria e presunto colpevole di mandrillate, le simpatie della signora vanno allo stupratore confesso!!
Tra tutti, quello che però si è scoperto di più è stato Mario Monicelli. Reso ardito dall’età quasi centenaria, il regista ha spalancato il suo cervello consentendone l’ispezione. Perché salva Polanski e condanna il Cav? gli ha chiesto il Riformista in un’intervista. «Sono due persone completamente diverse», ha premesso il vispo rudere e ha aggiunto: «Berlusconi non ha le qualità di sensibilità di Polanski, non si rivolge a uomini e donne, ai loro animi, ai sentimenti, come il regista. Il Cavaliere ha rapporti di potere con la società». Che c’entra? Avrebbe potuto obiettare a questo punto il Riformista - che ha invece taciuto - il Cav avrà anche potere ma non stupra. Lo ha fatto invece il suo sensibilissimo Polanski che non so come si comporti con gli uomini, gli animi e compagnia ma con le donne lo sappiamo entrambi: le droga e sodomizza. Preso alla sprovvista, il matusalemme avrebbe ripetuto quello che ha effettivamente detto in un altro passo dell’intervista, ossia che lui vuole la libertà di Roman perché «è un artista di valore e io ho fatto il primo film con sua moglie». Hai detto un piffero! «E perché vuole invece il capestro per Berlusconi?», avrei chiesto io al posto del Riformista. «Perché è Berlusconi», avrebbe risposto il Maestro svelando finalmente quel che aveva dentro il capino centenario. Firmano come hanno sempre firmato: perché lesti di mano e piatti di cervello, ma siccome sono loro l’intellighenzia che pontifica in Italia, chi li ammazza più? L’encefalogramma è piatto e la malafede somma.

Come somma è la malafede dell’America che si presta i soldi...
Con tutti i miliardi spesi nei salvataggi delle banche, il Tesoro americano ha accumulato deficit di bilancio per 9 trilioni di dollari (9 mila miliardi). Soldi che gli Stati Uniti devono farsi prestare. Come? emettendo Buoni del Tesoro ad interesse ogni trimestre, e sperando che qualcuno li compri, per i prossimi dieci anni.
Fino a poco fa, Cina e Giappone compravano a man bassa: insomma prestavano il denaro al loro massimo debitore, perchè continuasse a comprare le loro merci; poi compravano le famiglie, e i cosiddeti «primary dealers», le grandi banche USA ed estere.
Ma questo avveniva quando il dollaro era ritenuto la moneta sicura, la riserva internazionale per eccellenza. Oggi come va?

Gli investitori esteri hanno abbassato radicalmente i loro investimenti» nei BOT americani: dai 159 miliardi di dollari acquistati nel primo trimestre sono scesi a 101 miliardi nel secondo. Un calo del desiderio di dollari del 40%.
E non basta: gli stranieri comprano solo i BOT americani a breve scadenza (trimestrale), evitando quelli a scadenza più lontana, annuale, quinquennale e decennale. Quelli, proprio, non li vogliono.
Non si fidano di quanto varrà il dollaro fra un anno, figurarsi fra dieci.
Ma allora chi compra i BOT americani invenduti? La Federal Reserve!!.

Nel secondo trimestre, la Banca Centrale americana ha comprato il 50% dei titoli emessi dal Tesoro USA: ben 164 miliardi su un’emissione di 339. Una cifra ancor più stupefacente, perchè supera gli acquisti sommati di BOT compiuti nello stesso periodo dagli stranieri e dalle famiglie (rispettivamente 101 e 29 miliardi di dollari).
Insomma: non c’è domanda per i titoli del debito USA, specie a lunga scadenza (sinistro scricchiolìo del sistema), e così l’America «presta» a se stessa i soldi di cui ha bisogno.
La FED crea il denaro dal nulla e con questo finanzia il Tesoro. E’ un trucco vecchio come il cucco, che configura uno spaccio di moneta falsa, che crea inflazione futura; e in questa misura, pone le condizioni per un’iper-inflazione esplosiva.
Secondo ZeroHedge, un blog ben informato, lo stanziamento per questo «quantitative easing» affidato alla FED ammonta a 300 miliardi di dollari, e «come tutti ormai sanno, alla FED sono rimasti solo 10 miliardi». Fra qualche giorno, il governo dovrà o accelerare la stampa di moneta aumentando il budget del quantitative easing, o rendere appetibili i suoi BOT aumentandone i tassi d’interesse, con ulteriore aggravio del debito pubblico americano.
…secondo voci ben informate, la Federal Reserve sta pensando di assestare i BOT ai fondi del mercato monetario, «perchè ritiene che i ‘primary dealers’ non abbiano bilanci capaci di fornire più di 100 miliardi di dollari» per comprare il debito pubblico.
Chi sono i primary dealers ?
BNP Paribas Securities Corp., Banc of America Securities LLC, Barclays Capital Inc., Cantor Fitzgerald & Co., Citigroup Global Markets Inc., Credit Suisse Securities (USA) LLC, Daiwa Securities America Inc., Deutsche Bank Securities Inc., Goldman, Sachs & Co., HSBC Securities (USA) Inc., Jefferies & Company, Inc., J. P. Morgan Securities Inc., Mizuho Securities USA, Morgan Stanley & Co. Incorporated, Nomura Securities International, Inc., RBC Capital Markets Corporation, RBS Securities Inc., UBS Securities LLC.
c’è da aver paura!! la FED teme che tutte insieme, queste banche colossali «ben capitalizzate» (dalla FED stessa), non abbiano 100 miliardi di capitale da investire in un investimento relativamente senza rischio come l’acquisto di BOT americani a breve. Banche che, in questi tempi, hanno ridotto i prestiti commerciali, e speculano in materie prime e mercati azionari coi soldi a tasso zero della FED.
Significa che queste banche sono ancora nei guai grossi, nonostante tutte le titaniche iniezioni di denaro pubblico, che andrà a carico del contribuente? Evidentemente sì.

La FED vuole andare nei fondi del mercato monetario perchè lì i soldi ci sono: tali fondi gestiscono 2,3 trilioni di dollari, sicchè la FED può sperare di sbolognare ad essi 300-400 miliardi di BOT.
Ma che cosa sono questi fondi monetari?
Sono i Fondi Pensione che gestiscono le pensioni private (401k) ed IRA, Individual Retirement Account. Insomma, Bernanke si appresta a saccheggiare i risparmi per la vecchiaia degli americani; un popolo dove i disoccupati (14,5 milioni ufficialmente) sono sei volte di più dei posti di lavoro offerti. E dove il 12% chiedono «food stamps», ossia i buoni alimentari di povertà.

Conclusione: l’enormità del debito e della moneta ex-nihilo emessa dallo Stato americano è tale da rovinare le famiglie, minacciare la solvibilità delle istituzioni finanziarie e delle imprese, da far prevedere la vaporizzazione del dollaro come moneta, e infine, da scuotere la stabilità dell’intera economia globale. Come?
Lo ha spiegato Andrew Sheng, membro della Commissione cinese di regolamentazione bancaria, intervenendo al convegno «The International Financial Crisis» indetto dalla Federal Reserve Bank di Chicago… “il cambiare il problema di insolvenza bancaria in un problema di insolvenza sovrana non migliorerà le cose, anzi replicherà «il decennio perduto giapponese» su scala globale”.
Ha aggiunto: nessuna nazione è in grado di alzare i propri tassi d’interesse perchè i fiumi di denaro creato dal nulla in USA sono pronti a piombare in massa nella nazione che lo facesse, creando bolle esplosive. Ha detto Sheng il «Carry Trade» è la più idiota delle speculazioni rese possibile dalla globalizzazione: consiste nel farsi prestare denaro a tasso zero in un Paese, e impiegarlo in un altro paese, dove i BOT locali rendono di più. Per i dieci anni precedenti il 2007, tipicamente gli speculatori prendevano denaro a prestito in yen, perchè la Banca Centrale nipponica manteneva i tassi a zero sperando di innescare la ripresa economica, e li «investivano» in qualunque altro posto. Anche in Ungheria, offrendo mutui a tasso comunque superiore a zero.
La Cina è un’economia assurdamente surriscaldata, nel mezzo della depressione che colpisce il mondo e i suoi principali clienti. Avrebbe bisogno di alzare i tassi d’interesse per raffreddare la sua economia; ma non può farlo, perchè attrarrebbe ancora più capitali dagli USA, capitali roventi, creati dal nulla. Già soffrono di gravi problemi di sovraccapacità produttiva; offrono credito per giocare in Borsa (e la Borsa cinese è cresciuta dell’85% in un anno); offrono crediti a chi compra immobili e materie prime, provocando rincari astronomici in quei settori.
L’intera struttura manifatturiera cinese è minacciata di crollo quando la bolla scoppierà... e come sempre, il disastro sarà dovuto alla finanza speculativa globalizzata, alla famosa «libera circolazione di capitali». Il mostro «comunista» ha voluto legarsi a doppio filo al mostro capitalista, il felice G-2 di cui straparlano i nostri economisti e politici, non sono che due titani che precipitano insieme nell’abisso. Ci sarebbe da rallegrarsi, se non fosse che trascineranno con sè le altre economie.
Pechino è incatenata al suo tesoro, 2 trilioni di dollari in titoli americani. Non può venderli senza nuocere al corso del dollaro, provocando il rialzo del renminbi (la sua moneta) e dunque perdendo «competitività», e assestando un colpo ulteriore alle sue esportazioni già tragicamente diminuite. Così, Pechino assiste sgomenta alla perdita di valore del dollaro, e dunque del suo tesoro di 2 trilioni.

In tempi normali, il rame è un indicatore inestimabile della situazione: quando rincara, vuol dire che siamo in un boom economico. Ma in questi mesi, l’indicatore è rotto: il rame rincara, ma l’economia è in depressione profonda. Tutto il rincaro è dovuto all’accaparramento cinese.
Continuerà a rincarare, ma fino a quando? Tutto dipende se ci sarà una ripresa a breve o medio termine. Il che pare improbabile a dir poco.

Anzi. Via via che si spendono tutti i denari dei «salvataggi», che aspirano i sussidi di disoccupazione, che scadono gli «stimoli» a sostegno di certe industrie e non altre, la crisi sociale si rivelerà in tutta la sua durezza. Prendete i premi di rottamazione per l’acquisto di auto nuove: hanno fatto aumentare le vendite in Italia e in Germania (qui del 28%), ma solo a prezzo di un collasso prossimo venturo. Appena i premi scadranno, nessuno comprerà più. L’industria tedesca si aspetta un crollo delle vendite di un milione di pezzi l’anno prossimo; Marchionne è già andato a bussare a soldi pubblici, minacciando «una catastrofe» di licenziamenti. Gli Stati hanno ceduto al ricatto della lobby auto, e ne pagheranno le conseguenze. Loro, noi; e anche la lobby, speriamo.

In USA, a novembre, spirerà la facilitazione fiscale per l’acquisto di case nuove (8 mila dollari di credito sui tributi): la vendita di case, che è già calata del 70%, crollerà ancora. In Spagna, stanno per spirare i sussidi di disoccupazione: presto i disoccupati spagnoli dovranno campare con 100 euro a settimana. In Italia, le richieste di sussidi aumentano del 50% in un anno: e dureranno sei mesi soltanto.

I consumi privati si restringeranno ancora: anche in Italia dove la produzione industriale è calata del 18%, in Germania meno 17%, in Giappone meno 23%. Il credito bancario ai consumi e alle imprese è ristretto come non mai, perchè mai banche private dovrebbero prestare ad industrie la cui produzione cala, in un mercato in cui calano i consumi?

Dunque non ci sarà ripresa. Ci sarà magari qualche pseudo-ripresa via via che vengono escogitati nuovi stimoli artificiali. E cosa farà la Cina, col suo milione di tonnellate di rame pagato a caro prezzo, che non può utilizzare perchè le esportazioni non riprendono, e le industrie non ne hanno bisogno? Potrebbe anche cominciare a venderlo. Ottenendo l’effetto di una caduta del prezzo, quindi un altro scoppio di bolla. L’economia, più è globale, più è destabilizzante. Ma i nostri pennivendoli nazionali ascoltano Draghi….

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