Gentile Professoressa ……..
bentrovata per un nuovo inizio d’anno scolastico.
Con il mese di settembre, riprendono le pubblicazioni mensili della rivista di didattica della storia “Per la Storia Mail”, dopo la pausa estiva.
Abbiamo voluto dedicare questo numero 24/2009 alla figura del grande naturalista inglese Charles Darwin nel 200° anniversario della nascita e a 150 anni dalla pubblicazione dell’Origine delle specie, un’opera che ha segnato la scienza, la filosofia, la storia, non meno delle mentalità e delle visioni del mondo. Può scaricarla cliccando al link http://www.pbmstoria.it/rivista/24_set_09.pdf
Per informazioni, eventuali esigenze o per inviarci materiali e proposte di pubblicazione, suggerimenti e riflessioni è attivo l’indirizzo info@brunomondadoristoria.it
Augurandole buona lettura e buona ripresa, la saluto cordialmente.
Cristina Rolfini
per la redazione di “Per la Storia Mail”
Storia e scienza Darwin200 Ind
iPercorsi didattici fra storia e attualità
Darwin sui giornali. Critica e celebrazioni, a cura di Vittorio Caporrella
Lezione d’autore
Cinque grandi enigmi e il corallo della vita, testo di Emanuele Serrelli
Storia in corso
I nemici di Darwin, a cura di Marco Fossati
Dossier didattici
Sei tracce tematiche con documenti e parole chiave sulla teoria dell’evoluzione, a cura di Giuseppe Barreca
Risorse on line
Darwin sul web, a cura di Lino Valentini
Pensate che questi percorsi tra storia e attualità e lezioni d’autore, siano casuali perché è un anniversario…perché Darwin …..è Darwin no? E’ dato per acquisito, lo si conosce senza neanche averlo letto…ma è Importante perché ci ha detto che noi siamo il frutto di una mutazione genetica che ci ha trasformato da scimmie in uomini, laddove si evince che sono i più forti ha sopravvivere e a continuare la specie….questo è più o meno quel che si dice fra il popolino. Ma basta ed è quello che le elite vogliono che si sappia. E’ tutto così semplice….che quasi quasi quando ce la dicono (la teoria) la sappiamo senza averla mai studiata. C’è stato un ignoto meccanismo moltiplicatore che però ha funzionato…lo sappiamo “senza saperlo”! Perché ? Ma perché ce lo ripetono da sempre, Hollywood ci fa i soldi senza dimenticare di catechizzarci con le sue idee…che oplà sono nostre senza che ce ne accorgiamo. Ci saranno maestri ignoranti che ce lo ripeteranno fin dall’asilo…e vai con i dinosauri e tutto il contorno di storie e fumetti e fumogeni….il risultato? Screditare la religione cristiana! Perché se siamo stati amebe, girini, serpenti, scimmie e infine uomini, Dio non si è scomodato a Crearci! C’è l’evoluzione! Quindi Dio non esiste!! Infatti ce lo hanno ripetuto così tante volte e in salse diverse che siamo arrivati a tollerare anche i manifesti murali che lo dichiarano.
Pensate che ripetere falsità sia indifferente per la nostra mente? E per la società? È davvero in gioco solo l’idea che ci si “evolve” e che l’acuto Darwin scevro da altri propositi abbia solamente carpito un senso alla natura…
Molti credono che Darwin abbia maturato la sua teoria evoluzionista durante il viaggio intorno al mondo che gli consentì di prendere cognizione di molte specie fino ad allora poco studiate.
In realtà, non fu da quel viaggio che il naturalista inglese desunse le sue teorie ma dalla lettura del «Saggio sulla Popolazione» con cui Malthus ha creduto di dimostrare la non proporzionalità tra la crescita della popolazione e quella delle risorse necessarie alla vita. ( Si noti che il razzismo nasce in ambito anglosassone. Malthus e Darwin, insieme a Chamberlain, inglese naturalizzato tedesco al cui capezzale Hitler si recò a rendere omaggio, ne sono stati gli alfieri «scientifici». Nel suo «Descent of Man», 1871, Darwin scriveva: «Tra tutti gli uomini ci deve essere lotta aperta (…). Tra qualche tempo a venire, non molto lontano se misurato nei secoli, è quasi certo che le razze umane più civili stermineranno e sostituiranno in tutto il mondo quelle selvagge».
Si noti che nell’odierno ecologismo, impregnato di una evidente religiosità panteista e neopagana, che vuole l’uomo come il «malvagio» saccheggiatore globale delle risorse ambientali, si ritrovano posizioni maltusiane, laddove, contrariamente al comando biblico «crescete e moltiplicatevi», si denuncia come ecologicamente criminale lo sviluppo demografico dell’umanità. Lucifero per ingannare utilizza sempre il gioco degli specchi, ossia la dialettica dei contrari orizzontali (cosa del tutto diversa dall’«et-et» verticale della visione cattolica del reale), all’opposto dell’ecologismo neopagano si trova l’altro, complementare, errore, quello dell’orgoglio faustiano, della volontà di potenza tecnologica, che spinge l’uomo a sognare, con l’eugenetica e la manipolazione genetica, di creare la vita in provetta. Espressione anche questa, diversa, prometeica, ma strettamente connessa con il pauperismo ecologista.
Ancor oggi le teorie maltusiane sono la base giustificativa, presuntivamente «scientifica», delle politiche ONU finalizzate al controllo demografico mediante la diffusione, su scala mondiale, dei sistemi contraccettivi non naturali e dell’aborto. Questo carattere «cataro», ossia contrario alla vita, segnala l’origine gnostica delle teorie di Malthus, dal momento che è tipicamente gnostico, dunque luciferino, odiare la carne, la vita, perché essa imprigionerebbe nella sofferenza della materia la scintilla spirituale, dal cattivo demiurgo «creatore» strappata allo spirito cosmico ed indifferenziato ed al quale deve essere restituita, innanzitutto impedendo il perpetuarsi delle nascite, della vita. Nella visione maltusiana, il creato è malvagio, cattivo, foriero di sofferenza. Perciò non essendoci, in un mondo così cattivo, sufficiente alimento per tutti, Malthus proponeva la castrazione dei poveri e delle «razze inferiori» affinché solo le classi e le razze superiori potessero vivere e garantire la sopravvivenza della «migliore» umanità ….infatti ecco come i “MIGLIORI” dell’umanità trattano i loro simili, per il loro bene ovviamente!
“Nei primi anni ‘90, l’OMS lanciò una campagna di vaccinazione di massa contro il tetano in vari Paesi (fra cui Messico, Nicaragua, Filippine) dedicato soltanto alle donne fra i 15 e i 45 anni. il cattolico Comitato per la Vita (Comitè Pro Vida) messicano, nell’ottobre 1994 riuscì a procurarsi alcune fiale del vaccino anti-tetano, e lo fece analizzare in laboratori biochimici. Questi appurarono che in diverse fiale era presente gonadotropina corionica umana (hCG), l’ormone naturale femminile essenziale per mantenere la gravidanza. Il fatto è che, introdotta la hCG nell’organismo insieme a un germe attenuato del tetano, la reazione immunitaria che si scatena forma anticorpi non solo contro il tetano, ma anche contro lo hCG. Gli anticorpi anti-hCG rendono ovviamente incapace l’organismo femminile di portare a termine la gravidanza. Di fatto, il vaccino iniettava un anti-concezionale.
L’organizzazione Human Life International, avvertita del fatto dai Pro Vita messicani, chiese alle sue organizzazioni affiliate (in 60 Paesi) se erano in grado di confermare il dato sospetto. Dalle Filippine (dove già 3,4 milioni di donne erano state vaccinate) e dal Nicaragua giunsero le conferme. Apparentemente, il programma era in corso anche in Nigeria e Tanzania: anche lì, la speciale antitetanica veniva somministrata solo a donne in età fertile.
Gli esperti dello Human Life International, allora, cominciarono a spulciare la letteratura scientifica sull’argomento: e scoprirono che da almeno vent’anni l’OMS, attraverso ricercatori collegati, stava cercando di creare un vaccino anti-fertilità (così fondamentale per la salute della popolazione??) utilizzando un «toxoide del tetano» come veicolo. Inoltre, si scoprì che i vaccini usati (tre diversi preparati, di tre ditte diverse) non avevano la licenza per essere commercializzati o somministrati nelle Filippine. L’autorità preposta, il filippino Bureau of Food and Drug, si giustificò dicendo che le tre ditte «non avevano chiesto la registrazione» dei loro preparati. Si trattava di due aziende canadesi, Connaught Laboratories Ltd. e Intervex, e una australiana, la CSL Laboratories. «Aziende note e stimate», si affrettò a testimoniare a loro favore l’OMS. Una di queste, la Connaught, era divenuta nota negli anni ‘80 in quanto distribuiva plasma sanguigno contaminato dal virus dell’AIDS.
Il programma era stato iniziato dall’OMS nel 1972, e nel ‘93 aveva già speso 365 milioni di dollari in questi esperimenti che - nella lingua di legno massonica - si chiamavano «ricerche sulla salute riproduttiva». I fondi venivano dalla Banca Mondiale, dall’ONU, dalla Rockefeller Foundation, da un buon numero di università specie scandinave, dai governi britannico e tedesco…
Qualcuno ricorda questo scandalo?? No? È il segnale che l’evoluzione esiste. E’ stato fatto per il nostro bene!
Alla radice della formazione culturale, pre-scientifica di Darwin, insieme a Malthus troviamo poi il liberalismo di John Locke ed il liberismo di Adam Smith, che postulavano la concorrenza economica come il vero motore del mercato.
Da qui, dall’idea della naturale scarsità alimentare e dell’individualismo egoistico, il passaggio alla teoria darwiniana della lotta per la sopravvivenza per la selezione del migliore, del più adatto alla vita, è estremamente facile.
Nel 1858 (lo stesso anno delle apparizioni di Nostra Signora a Lourdes, apparizioni che hanno rappresentato la smentita celeste del razionalismo positivista), quando Darwin non aveva ancora pubblicato la sua opera sull’origine della specie, gli giunse una lettera da un collega, Alfred Russel Wallace, a sua volta di idee maltusiane, nella quale il mittente metteva il destinatario a parte di certe idee «trasformiste» da lui maturate, affinché Darwin ne facesse partecipe il geologo Lyell con cui egli era in stretti rapporti. Lyell è il padre della attuale scala divisionaria delle ere geologiche che sono state da lui classificate sulla base dei fossili rinvenuti da Darwin che dal canto suo classificava i suoi fossili sulla base della divisione che Lyell andava facendo degli strati geologici: un bell’esempio di «infallibile» metodo scientifico!
Alla lettura di quella lettera Darwin cadde nella disperazione. Qualcuno, prima di lui, aveva «realizzato» la sua stessa teoria. Ne parlò con Lyell e con Hooker, un altro «sponsor» delle sue idee.
I due erano, intorno alla metà del XIX secolo, i più potenti cattedratici inglesi, con vasta notorietà internazionale. Da una loro decisione dipendeva il successo o la damnatio di qualsiasi giovane scienziato dell’epoca. Ora, sia Lyell che Hooker avevano un’ossessione:
dimostrare scientificamente l’ateismo. Il giovane Charles Darwin, nipote del meno noto nonno Erasmus, anch’egli naturalista di idee «trasformiste», era diventato il loro pupillo per l’impresa «scientifica» che avevano come obiettivo.
Lyell ed Hooker fecero in modo, con l’assenso dell’ingenuo Wallace, che il lavoro di quest’ultimo fosse presentato alla Società Linneana. Chissà perché tale presentazione non suscitò particolare clamore né interesse nella comunità scientifica dell’epoca. Quando invece, qualche anno dopo, apparve «The Origin of Species by means of Natural Selection or the preservation of favoured races in the struggle for life» by Charles Darwin, il clamore ci fu, eccome! Esplose immediatamente e globalmente il caso: finalmente la scienza aveva dimostrato l’origine naturalistica della vita e dell’uomo e l’oscurantismo religioso era stato definitivamente battuto. L’enorme successo editoriale dell’opera di Darwin era stato evidentemente e chiaramente preparato da una operazione di marketing che aveva seminato gli opportuni «spiriti dell’aria», gli adeguati «état d’ésprit», per facilitarne la notorietà.
«La presentazione del… contributo (di Wallace) alla Società Linneana - scrive Sermonti ( Giuseppe Sermonti «Darwin e la gnosi») -non suscitò alcun speciale interesse nel pubblico, e c‘è da pensare che ‘non dovesse’ suscitarlo, perché non era venuto il momento e la nuova teoria doveva avere la firma di Darwin»
Questo carattere gnostico diventa evidente quando, dal problema dell’origine della specie, Darwin passa all’origine dell’uomo.
Non si pensi, ingenuamente, che Darwin assuma l’origine «scimmiesca» dell’uomo come un dato acquisito da un’obiettiva osservazione scientifica, sperimentalmente provata. Non si pensi neanche che nell’affermare la discendenza dell’uomo e della scimmia da un comune antenato meno evoluto, e dunque più simile alla scimmia che all’uomo, Darwin volesse soltanto adempiere ai voti ateistici dei suoi mentori Lyell e Hooker.
Il fatto è che per Darwin l’origine dell’uomo «doveva» essere necessariamente brutale ed animalesca. L’uomo «doveva», nella prospettiva pseudo-religiosa di Darwin, scaturire dal «male», da un mondo malvagio che, lungi dal conoscere in natura anche la cooperazione e la solidarietà intraspecifica ed a volte interspecifica, seleziona spietatamente i più adatti alla vita.
La stessa visione negativa dell’uomo di cui si appropria Sigmund Freud. Il quale attinse molto da Darwin soprattutto per quanto riguarda gli «istinti primordiali» del sesso e dell’aggressività che egli colloca, nelle tenebre dell’inconscio, come eredità dell’origine bruta dell’uomo. L’uomo solo in un momento successivo avrebbe sviluppato un «ego» razionalizzante tra l’altro in continuo conflitto con l’inconscio mai del tutto debellato.
Da questo assunto Freud, ebreo, desumeva che la fede nel Dio biblico altro non sarebbe che una nevrosi universale, la quale, nell’illusione di calmierare gli «istinti primordiali», produrrebbe turbe psichiche che soltanto la «psicoanalisi» saprebbe risolvere, mediante la liberazione dell’inconscio. Ora, a giudicare dal fallimento della psicoanalisi, anche come terapia, fallimento ormai ammesso dagli stessi psicoanalisti, si può ben comprendere quanto sia valida la psicoanalisi come chiave ermeneutica del reale. In realtà, nel freudismo si rivela lo stesso determinismo che è del darwinismo e che fu di Lutero («la natura umana come peccato invincibile». Determinismo riproposto da certo biologismo, quello che neo-darwinianamente pontifica di «gene egoista» e che viene, con i nostri soldi di contribuenti, propagandato, attraverso la RAI, da Piero Angela, per sostenere l’inevitabilità dei comportamenti aberranti, in specie di quelli sessuali ad iniziare dall’adulterio che sarebbe benefico al miglioramento della specie. Biologismo che, non deluso dal fallimento delle teorie lombrosiane del XIX secolo, ripropone anche oggi, in altre forme in apparenza inedite ma in realtà essenzialmente eguali, la totale riduzione dell’uomo alla chimica del DNA. E questo proprio mentre molti scienziati hanno iniziato ad ammettere che nei geni non si trova né il segreto della vita né la radice della persona umana.
L’origine bestiale dell’uomo offriva a Darwin la metafora zoologica, l’imitazione naturalistica, del dogma del peccato originale. Nella «Genesi secondo Darwin», la scimmia, peccatrice, viene cacciata dalla foresta, che sarebbe l’equivalente dell’Eden, per affrontare la savana, l’equivalente della biblica «terra arida», sottoponendosi al duro lavoro, alle sofferenze del parto, fino ad elevarsi gradualmente, in una sorta di auto-redenzione, all’umanità.
Si noti che dove nel Genesi biblico il peccato causa la perdita dell’innocenza e della santità originali, in Darwin esso è invece il presupposto, il motore, dell’evoluzione. Dal peccato, per Darwin, ha origine la salvezza. Anzi, il peccato è la salvezza perché senza di esso la scimmia non sarebbe mai diventata uomo. Ritorna, in questo, l’antico tema gnostico del «peccato salutare», della salvezza che si lucrerebbe attraverso il peccato anziché attraverso la sua redentiva espiazione.
«Il senso del peccato originale - ha scritto un cugino di Darwin, lo statistico Francis Galton - non dimostrerebbe… che l’uomo sia decaduto da una condizione superiore, ma piuttosto che gli uomini possano raggiungere la posizione di membri liberi di una società intelligente»
Non a caso, Darwin ebbe a commentare così la sua «scoperta»: «Origine dell’uomo ora dimostrata. La metafisica deve fiorire. L’origine della nostra specie è la causa delle nostre passioni malvagie! Il Diavolo sotto forma di Babbuino. è nostro nonno!».
La metafisica è quella parte della filosofia che si occupa degli enti secondo una prospettiva che aspira ad essere la più ampia e universale possibile (quindi anche a prescindere dal loro aspetto sensibile), a differenza della fisica e delle scienze particolari che generalmente[1] si occupano dei singoli aspetti della realtà empirica, secondo punti di vista e metodologie particolari.
Nel tentativo di andare oltre gli elementi instabili, mutevoli, e accidentali dei fenomeni, la metafisica concentra la propria attenzione su ciò che ritiene essere eterno, stabile, necessario, con l'intento di riuscire a cogliere le strutture fondamentali dell'essere. All'ambito della ricerca metafisica tradizionale appartengono problemi quali la questione dell'esistenza di Dio, dell'immortalità dell'anima, dell'essere "in sé" (ciò che Kant chiama noumeno, in opposizione al fenomeno), la questione dell'origine e del senso del cosmo, nonché la questione della relazione fra l'(eventuale) Essere trascendente e l'ente materiale immanente (differenza ontologica).
La «metafisica» darwiniana pone tutta la malvagità, tutto il male, alle origini del mondo, nella bestialità che lo permeerebbe. Si tratta di una riproposizione, sotto apparente forma scientifica, dell’antica gnosi spuria per la quale il mondo, la creazione, è pura malvagità posta in atto per imprigionare le scintille che, a causa della sua frammentazione, cadono dall’indifferenziato pleroma primordiale. Per Darwin il Diavolo è all’origine del mondo.
Ora, una tale visione negativa dell’essere dovrebbe accompagnarsi con una concezione regressiva del tempo e della storia. In effetti, nelle correnti di «destra» (Evola, Guénon), della gnosi spuria così è: la storia concepita ciclicamente è il decadere del tempo e dell’umanità da un’età aurea sempre più in basso verso l’età oscura, per poi riprendere il ciclo dall’inizio in un perpetuo eterno ritorno.
Invece, sovente, e forse è la modalità più diffusa, la visione negativa della gnosi si accompagna ad una concezione antropologica ottimista e ad una concezione progressista della storia. Come se quest’ultima fosse l’altra faccia, quella ottimistica, della stessa medaglia gnostica.
E’ questo ad esempio il caso delle teosofie ottocentesche, come quella di madame Blawatsky, che si nutrivano di una spiritualità intrisa, ad un tempo, di negazione, simil-induista e simil-buddista, della bontà dell’essere e di evoluzionismo progressista (il kiplingheriano«fardello dell’uomo bianco»).
Tali teosofie per questo loro carattere anti-ontologico e progressista sono state l’anima del fabianesimo socialista e, al tempo stesso, la punta di diamante delle politiche coloniali inglesi. Del resto anche la versione regressista di «destra» può essere letta in chiave progressista se si guarda non tanto all’età dell’oro perduta ma a quella che si presume essere all’orizzonte della storia avvenire. Ecco perché il cerchio gnostico tra destra e sinistra, regressismo e progressismo, finisce inevitabilmente per chiudersi ed un movimento di «destra magica ed esoterica» come il nazismo poté avere anche avanzati aspetti di progresso sociale e tecnologico o un movimento materialista come il comunismo poté avere retroterra teosofici che derivavano dalle logge egalitarie francesi, come quella del Babeuf, o aspetti panteistici, come quello del «cosmismo» sovietico diretto retaggio dell’idealismo tedesco.
Il Fabianesimo, detto anche Fabianismo, è un movimento politico e sociale britannico alla fine del XIX secolo e facente capo alla Fabian Society. Questa associazione fu istituita a Londra nel 1883 e si proponeva come scopo istituzionale l'elevazione delle classi lavoratrici per renderle idonee ad assumere il controllo dei mezzi di produzione. Prese tale nome in quanto si avvalse sempre di una tattica gradualistica e temporeggiatrice che ricordava, sotto alcuni aspetti, la politica di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, che nella lotta contro Annibale e i suoi cartaginesi si avvalse di una strategia attendista di lento logoramento. Il fabianesimo difatti, crede nella graduale evoluzione della società, tramite riforme incipienti che portino gradualmente al socialismo, a differenza del marxismo che predica un cambiamento rivoluzionario.
Nel 1889 furono pubblicati i "Saggi Fabiani", contenenti il programma della Fabian Society. Nell' incipit vi stava il motto « il fabianesimo si nutre di capitalismo, e il suo escremento è il comunismo »
Tra i più eminenti membri della Fabian Society vi sono gli scrittori George Bernard Shaw, Leonard Woolf e sua moglie Virginia Woolf; l'anarchica Charlotte Wilson, la femminista Emmeline Pankhurst, il sessuologo Havelock Ellis, lo scrittore H. G. Wells, il militante Edward Carpenter, la scrittrice Annie Besant, il fisico Oliver Joseph Lodge, il politico Ramsay MacDonald. I fondatori sono stati Sidney Webb e sua moglie Beatrice Webb.
Il fabianesimo era caratterizzato principalmente dal pragmatismo, rifiutava le idee utopiche. Il loro socialismo non è stato un movimento rivoluzionario, ma finalizzato allo sviluppo e all'evoluzione in senso socialista delle istituzioni esistenti.
Il fabianesimo erano in favore di un'alternativa alla proprietà dei mezzi di produzione per porre fine al disordine economico e gli abusi provocati dal capitalismo. Essi hanno inoltre voluto l'estensione delle cure sanitarie e istruzione gratuita per tutti i cittadini, come pure una normativa dettagliata delle condizioni di lavoro per porre fine alla piaga dello sfruttamento dei bambini e degli incidenti.
La Fabian Society è stata una componente essenziale nella creazione del partito laburista, fondato nel 1906, e che nel 1922 è diventato la seconda forza politica del paese, battendo i liberali. Il legame tra la Fabian Society e il partito laburista è stato in piedi durante la prima metà del XX secolo. In realtà, la maggior parte dei ministri del Lavoro che si sono accavallati nei successivi governi erano o erano stati membri della Fabian Society.
Il declino della Fabian Society è iniziato a metà degli anni '30, motivato da una serie di fattori che includono le diverse posizioni per quanto riguarda l'esperienza dell'Unione Sovietica, e in secondo luogo, la perdita di influenza nel partito laburista, spiazzata da elementi provenienti dal sindacalismo e dalla classe operaia. In secondo luogo il tradimento di molti suoi militanti verso il British Union of Fascists di Oswald Mosley (anche lui ex-fabianista). Tuttavia, la Fabian Society ha continuato la sua attività fino ad oggi, anche se senza il suo antico rilievo.
Ma in realtà la Fabian Society si riconosce aver conseguito la maggior parte dei suoi obiettivi, dal momento che molte delle riforme proposte sono state attuate durante e dopo la Grande Depressione. L'emergere del Welfare state deve molto agli sforzi e al lavoro intellettuale della Fabian Society.
In Italia Benito Mussolini prese in parte a modello il fabianesimo per il suo governo, e sempre sul fabianesimo fu in seguito preso spunto per il progetto fascista della socializzazione dell'economia elaborato da Nicola Bombacci, questo perché il sistema fascista si dimostrava perdente nella sua conduzione economica.
Attualmente la Società ha vissuto una rinascita, con una adesione che è andata aumentando dal 1997. Nel parlamento britannico per il primo decennio del XXI secolo vi sono più membri del partito laburista che appartengano alla Fabian Society che deputati conservatori e Liberali e liberali democratici insieme
Anche nel caso di Darwin, la visione negativa dell’essere si sposa con un ottimismo storicistico che pone alla fine del processo evolutivo la sopravvivenza della «migliore» umanità, che, se per il naturalista inglese si identificava nella «buona società» dell’Inghilterra manchesteriana, per due suoi ferventi estimatori, Marx ed Engels, si identificava invece nel mondo nuovo della futura società socialista compiuta. L’uomo socialista per Marx ed Engels sarebbe stato incomparabilmente superiore all’uomo attuale e talmente progredito da invertire anche il corso dei fiumi e dei venti.
Per Darwin l’uomo inizialmente gravato da istinti bestiali e deficienze intellettuali sarebbe giunto, selezionando gli individui migliori, ad un livello tale di potenza da potersi affrancare totalmente dalla natura stessa. Ed anche in questo riappare l’antico delirio gnostico che vuole l’iniziato capace di «creare» il suo mondo o di «cambiarlo» a proprio piacimento.
L’importante, sia che si faccia riferimento al regressismo che al progressismo, è che venga del tutto negata ogni dipendenza dell’uomo dal Dio trascendente, dalla Sua Grazia. L’uomo che ha origine dalla bestia, dalla malvagità che fonda il mondo, l’uomo pertanto chiuso alla Grazia, è l’uomo che evolutosi si fabbrica da sé, ottimisticamente, il proprio mondo, a propria immagine e somiglianza, questo sì «buono» perché nell’evoluzione l’uomo acquisisce il meglio di sé. L’uomo darwiniano, che non ha bisogno di dipendere da alcun Dio, altro non è che l’uomo gnostico.
Da un essere malvagio, bestiale, emergerebbe gradualmente l’uomo moderno attraverso l’emancipazione dell’animalesco primordiale, che sottrae a Dio l’Origine dell’umanità.
«Quest’uomo gnostico - scrive Sermonti - , razionalizzante, deve solo fuggire se stesso e la natura, rifugiarsi in tutto ciò che è artefatto e innaturale. E’ in quanto cade. Quando egli avrà costruito il faustiano ‘Homunculus’ nella provetta, solo allora avrà conclusa la sua caduta e avrà iniziato una generazione di robot, che ha rescisso il suo cordone ombelicale con l’origine bruta, inaugurando una stirpe di esseri fatti di sola ragione meccanica»
Dalla scimmia al robot, il ciclo del darwinismo si chiude facendo trapelare il volto dell’Anti-Pseudo-Cristo raffigurato dal Signorelli nella Cattedrale di Orvieto. In quell’affresco, l’Anticristo è colto durante la sua predicazione con fattezze somatiche inquietantemente simili a quelle di Cristo, ma torbide, oscure, impressionanti e però ambiguamente seducenti. Dietro di lui, Satana, del quale secondo la Rivelazione, egli è «strumento», a suggerirgli come ingannare gli uomini. Davanti a lui una folla, eterogenea per ceto e dignità, sedotta dalle sue parole. In lontananza si scorgono nell’atto di essere martirizzati coloro che non si sono lasciati sedurre dalla sua predicazione. Un suadente ingannatore piuttosto che un fragoroso oppositore.
Una tradizione che si appoggia sull’altra per la quale Satana è la «scimmia di Dio», «simius Dei», in quanto imita il Signore per essere adorato al suo posto.
Così ogniqualvolta nella storia delle idee ci troviamo di fronte, e succede spesso per non dire sempre, alla riproposizione della Rivelazione ma in forma traslata dal Trascendente all’immanente, intendendo per immanente non solo le posizioni materialiste, ormai fuori moda, ma anche quelle spiritualiste o, come si dice oggi, «oliste», in ogni caso moniste o panteiste, vuol dire che siamo incappati nella «scimmia di Dio». Questo i cristiani lo sanno?
Coloro che ancora credono alla «scientificità» della scienza, come se essa fosse neutra e immune da inferenze meta-scientifiche, possono togliersi ogni illusione. Non solo perché la scienza post-moderna ha finalmente riconosciuto il carattere soltanto probabilistico, e dunque non più infallibile, del proprio statuto. Ma anche perché nessuno scienziato, di qualsiasi disciplina, parte da una totale assenza di opzioni originarie.
Sappiamo che l’uomo è per natura un essere religioso. Lo diceva un tempo Sant’Agostino, lo ha ripetuto più di recente un Mircea Eliade. L’ateismo non esiste. L’ateo è solo colui che esclude il Dio trascendente perché, più o meno consapevolmente, adora un «dio immanente», sia esso la Natura, la Materia, il Cosmo, l’Idea, la Ragione, il Tutto, il Nulla. O ancora, sul piano della filosofia politica, lo Stato, la Nazione, La Razza, la Classe, il Mercato.
Mircea Eliade (Bucarest, 13 marzo 1907 – Chicago, 22 aprile 1986) è stato uno scrittore e storico delle religioni rumeno,. Uomo di cultura vastissima e di straordinaria erudizione, grande viaggiatore, parlava e scriveva correntemente otto lingue: rumeno, francese, tedesco, italiano, inglese, ebraico, persiano e sanscrito.
Che, dunque, sia materialista o sia invece spiritualista, che creda all’eternità della materia o invece allo spirito cosmico che anima il mondo, l’ateo si rivela alla fine come un perfetto gnostico.
La scienza oggi ci informa del fatto che l’universo non è eterno ma ha avuto un inizio, circa 13 o 13,5 miliardi di anni fa. Non di più, perché prima del Big Bang non esisteva nulla, non certamente lo spazio ma neanche il tempo. Spazio e tempo nascono contemporaneamente all’universo primigenio. Detto in altri termini, la scelta è tra la tradizione gnostica, presente in varie forme presso tutte le culture extrabibliche, a tutte le latitudini, o la Rivelazione cristiana.
Gnosticismo"dottrina della salvezza tramite la conoscenza". Mentre il giudaismo sostiene che l'anima raggiunge la salvezza attraverso l'osservanza delle 613 mitzvòt e il cristianesimo sostiene che l'anima raggiunge la salvezza attraverso la fede, le opere e la Grazia, per lo gnosticismo la salvezza dell'anima può derivare soltanto dal possesso di una conoscenza quasi intuitiva dei misteri dell'universo e dal possesso di formule magiche indicative di quella conoscenza. Gli gnostici erano "persone che sapevano", e la loro conoscenza li costituiva in una classe di esseri superiori, il cui status presente e futuro era sostanzialmente diverso da quello di coloro che, per qualsiasi ragione, non sapevano.
Una definizione più completa di gnosticismo potrebbe essere: "nome collettivo indicante un gran numero di sette panteistico - idealistiche fortemente diverse tra loro che sorsero da poco prima dell'Era cristiana al V secolo e che, prendendo in prestito la fraseologia ed alcuni dei dogmi delle principali religioni contemporanee, specialmente del cristianesimo, sostenevano che la materia fosse un deterioramento dello spirito e l'intero universo una depravazione della Divinità, ed insegnavano che il fine ultimo di ogni essere era il superamento della bassezza della materia ed il ritorno allo spirito Genitore, tale ritorno, sostenevano, era stato facilitato dall'apparizione di alcuni Salvatori inviati da Dio."
Per quanto insoddisfacente possa sembrare questa definizione, l'oscurità, la molteplicità, e la confusione dei sistemi gnostici permette difficilmente di formularne un'altra.
Tratto comune per molte correnti gnostiche è la distinzione che essi operavano tra il vero Dio inconoscibile e il Dio ebraico Yahweh (anche noto come Yaldabaoth, Samael, e Demiurgo), fondamentalmente dipinto come malvagio, cosicché disprezzavano le sue leggi e l'universo materiale da lui creato per imprigionare le anime degli uomini.
Lo schema scientifico che descrive oggi la nascita del cosmo è, molto sinteticamente, il seguente: 13 miliardi di anni fa il Big Bang; le prime forme di vita unicellulari appaiono circa tre miliardi di anni fa; la vita complessa vegetale e animale circa mezzo miliardo di anni fa; la vita intelligente, l’uomo, non più di centomila anni fa. Come poi il pur darwinista Gould ha rilevato, pare che le forme vitali compaiono e scompaiono all’improvviso nel corso delle ere geologiche (intendendosi per «improvvisamente» spazi di poche decine di migliaia di anni su scale temporali che come si è detto devono essere calcolate in miliardi di anni e che, d’altro canto, nonostante queste lunghezze sono insufficienti, come hanno rilevato altri scienziati, affinché il mero caso possa selezionare forme vitali sempre più perfette. In tal senso ad ostare è il calcolo delle probabilità, per il quale, affinché il casualismo darwiniano possa ritenersi fondato, sarebbe necessario un universo molto vecchio, perlomeno di 300 miliardi di anni: invece, come si è visto, l’universo è al contrario molto «giovane»).
La vita, in forma unicellulare, compare all’improvviso nel Cambriano, nel quale si assiste ad una vera e propria «esplosione» di forme viventi senza che esse possano dirsi evoluzione di alcuna precedente, tra l’altro inesistente, forma vitale. Né tali prime forme unicellulari di vita possono ritenersi l’«assemblaggio», più o meno casuale, di molecole pre-organiche, perché queste ultime non solo sono coeve ai primi batteri ma, in ciascuna epoca e dunque anche oggi, restano tali, ossia meri composti chimici, per tutto il tempo di convivenza con le più complesse forme vitali e non tendono affatto a trasformarsi gradualmente nella vita unicellulare o pluricellulare. Sembra piuttosto che le molecole pre-organiche siano il prodotto del disfacimento di precedenti forme vitali più complesse, unicellulari o pluricellulari. In ogni caso, pur ammettendo la precedenza di tali molecole, sembra che per il passaggio «ontologico», dalle prime molecole pre-organiche alle prime cellule, già di per sé estremamente complesse, sia stato necessario un «salto improvviso e discontinuo». Dal momento che questa per «salti improvvisi» sembra essere la modalità che si è ripetuta ad ogni passaggio, dall’unicellulare al pluricellulare, al vegetale, all’animale, Gould ha ipotizzato l’«evoluzione per salti», mettendo da parte il gradualismo casualista darwiniano.
Quel che sembra tuttavia ormai certo è che, nel passaggio da un’era all’altra, le forme vitali scompaiono e compaiono repentinamente e senza agganci con le forme precedenti. Quasi, si potrebbe dire, che la storia del cosmo e della vita sia l’attuarsi sul piano immanente di un «Progetto», di un «Archetipo».
Jérôme Lejeune ha notato che le due storie, quella biblica e quella scientifica, non sono affatto in contrasto: il primo capitolo del Genesi «è - dice Lejeune - il primo libro evolutivo, perché evidenzia le tappe della creazione. Sarebbe a dire che la Bibbia, in uno scorcio assolutamente sfolgorante, enumera esseri viventi secondo l’ordine in cui li ritroviamo negli strati geologici»…e Darwin non diventa che il nome di un clown nel circo mediatico che da molto tempo sta cercando di assoggettare il mondo.
Jérôme Jean Louis Marie Lejeune (Montrouge, 26 giugno 1926 – Parigi, 3 aprile 1994) era un pediatra e genetista cattolico francese, la sua notorietà è dovuta al fatto di aver scoperto che un anomalia genetica è collegata ad una disabilità mentale, nello specifico scoprì a 32 anni, la causa della Sindrome di Down. Successivamente, con i suoi collaboratori, scopre che il meccanismo di molte altre malattie cromosomiche e apre così la via alla citogenetica ed alla genetica moderna. Il 25 aprile 2007 è iniziata la causa di canonizzazione ed è stato nominato Servo di Dio.
venerdì 9 ottobre 2009
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